Suburra

RECENSIONE Suburra – terza stagione

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Suburra è tornata su Netflix con una stagione finale incalzante e spietata.

I primi minuti del primo episodio rievocano la terribile conclusione della stagione precedente, mostrando Aureliano e Spadino ancora provati dalla scomparsa di Lele.
Tutto il primo episodio, in realtà, è strettamente legato alla stagione precedente. Si pone come un nodo intermedio, un ultimo step da affrontare per considerare definitivamente chiuso il ciclo della seconda stagione ed entrare finalmente nel vivo della terza.
Potremmo considerare quell’episodio come un paragrafo a sé, distaccato dal capitolo finale di Suburra. La morte di Samurai (perfettamente accompagnata dalle parole di Cuore Nero di Piotta) è infatti il momento cruciale in cui coincidono la vendetta per la morte di Lele e l’incipit della trama degli episodi successivi.

Una trama ridotta all’essenziale.

Per l’ultima stagione, è stato eliminato tutto ciò che era superfluo rispetto alle vicende dei due aspiranti re di Roma.
Sono quindi usciti di scena, più o meno bruscamente, molti personaggi e diverse questioni sono state ridotte a semplici pretesti per portare avanti quella che è diventata a tutti gli effetti l’unica trama della stagione.

Possiamo chiaramente distinguere i quattro nuclei attorno a cui si sviluppa il capitolo conclusivo di Suburra:

  • La scalata al potere di Spadino e Aureliano
  • L’ostruzionismo di Cinaglia e Manfredi
  • La vita privata di Cinaglia
  • La neonata collaborazione tra Nadia e Angelica

Niente più affari dello Stato, niente più questioni ecclesiastiche (se non come mero supporto alle vicende di Aureliano e Spadino), la vera lotta di potere si gioca in mezzo alle strade, non tra le istituzioni ufficiali.

In questo contesto, con molti meno personaggi da mostrarci, la sceneggiatura si concentra sulle tre alleanze cardine di questi episodi conclusivi.
Vediamo quindi Cinaglia e Manfredi che pianificano l’eliminazione dei nuovi autoproclamati re della capitale, Nadia e Angelica che si salvano la vita a vicenda e si sostengono in ogni momento e Aureliano e Spadino che si coprono le spalle, come sempre.
Ma, anche il rapporto che abbiamo imparato a conoscere nelle scorse stagioni non è poi così uguale al solito. Sembra che i due abbiano sviluppato una nuova consapevolezza, una coscienza che è conseguenza forse della morte di Lele, forse dell’assassinio di Samurai. Questa volta sono realmente pronti a rischiare la propria vita per salvare quella dell’altro.
Non si tratta solo dei sentimenti che Spadino nutre per Aureliano, ma anche della cura che quest’ultimo ha nei suoi confronti. Vediamo gesti di tenerezza fraterna, come il modo in cui lo accarezza e lo consola sui gradini. Vediamo il gesto estremo che compie alla fine per salvarlo.

In questa stagione, Aureliano in particolare ha raggiunto la piena maturità affettiva.
Spadino, grazie a quell’ultimo atto di amore, riesce a rendersi finalmente indipendente da quei costrutti sociali che lo tenevano incatenato da tutta la vita.

Femminista, ma mai fino in fondo.

L’unica, grande delusione di questa stagione è stato il suo femminismo incompleto. Parlo di incompletezza perché, nonostante Nadia e Angelica siano competenti e determinate, restano sempre un passo indietro. I personaggi femminili, in generale, sono sempre un passo indietro rispetto a quelli maschili. Nessuna donna detiene realmente il potere, in questa serie.

Sebbene Nadia e Angelica siano molto amate e abbiano acquisito presto ruoli di rilievo, non sono indipendenti dagli uomini.
Quando vengono attaccate, va Spadino a cercare i colpevoli.
Quando Nadia perde il figlio, suo marito e Aureliano si occupano di vendicarla.
Persino nella battaglia finale, nonostante sia stata Angelica a scoprire l’inganno, le due donne arrivano in ritardo.
Pur avendo preso parte attivamente alla corsa al trono dei loro due compagni ed essendosi rivelate delle ottime alleate, alla fine vengono sempre messe da parte.
Nei minuti conclusivi della serie, sono gli unici personaggi che subiscono passivamente gli eventi.

Il marcio che avanza (e vince!)

La fine di Suburra racchiude probabilmente il senso ultimo della serie, ovvero che i personaggi che si susseguono sono solo pedine intercambiabili su una grande, eterna scacchiera: Roma.

L’ultimo personaggio a sedere sul trono della capitale è proprio quello che ha compiuto l’atto più becero di tutta la stagione: uccidere sua moglie e togliere così la madre ai propri figli.
Suburra non scende a compromessi neanche alla fine, non risparmia allo spettatore le brutture del mondo reale, in cui non è affatto scontato che il buono vinca, né tantomeno che esista qualcuno di realmente buono.
Tutti sono corruttibili, tutti possono arrivare al punto di macchiarsi le mani del sangue altrui.

La fine di Suburra, tuttavia, non è affatto una fine e, pur nell’amarezza complessiva, lascia spazio alla speranza.
Ci sono ancora alcune pedine in gioco.
Lo spettatore può immaginare che, chissà, magari saranno proprio Angelica e Nadia le prossime a sedersi su quel trono maledetto.

E voi, chi immaginate possa essere il prossimo re di Roma?

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