TFF37 – Cronache dal Torino Film Festival #2

CINEMA EVENTI IN EVIDENZA ORIGINALI Torino Film Festival
Share

Si è conclusa la trentasettesima edizione del Torino Film Festival che ha visto alternarsi nelle sale cinematografiche cittadine oltre 190 film.

Il premio come Miglior Film è andato all’islandese A white, white day di Hlynur Pálmason.

Come promesso, la seconda parte del reportage dal Torino Film Festival con cui commentiamo alcuni dei film che abbiamo visto. La prima la trovate qui!

Mientras dure la guerra di Alejandro Amenábar

A 15 anni dall’intenso Mare Dentro, Alejandro Amenábar torna a girare in Spagna e in spagnolo. Il suo Mientras dure la guerra, presentato nella sezione Festa Mobile, è un dramma storico elegante e raffinato che racconta una breve parentesi della guerra civile spagnola. In particolare, guarda alle prime fasi di essa attraverso vicende realmente accadute. Nel 1936, Miguel de Unamuno è rettore all’università di Salamanca e dichiara apertamente il proprio appoggio al colpo di Stato repubblicano. Inizialmente cieco alla natura violenta della dittatura che sta per instaurarsi, Unamuno sarà poi costretto a mettere in discussione le proprie posizioni politiche all’inasprirsi del conflitto.

Mientras dure le guerra prende il titolo da una frase che era stata apposta al momento della firma del documento che consegnava a Francisco Franco pieni poteri. Il cosidetto “Generalisimo” avrebbe dovuto essere capo di stato solo finché fosse durata la guerra. Ma quella frase fu rimossa e la dittatura franchista limitò le libertà spagnole fino al 1975, anno della morte di Franco.

Amenábar dirige un film tecnicamente ineccepibile e talvolta anche emozionante (si veda per esempio il discorso di Unamuno presso la sua università) il cui fulcro è la solitudine e il dolore di un uomo incapace di rassegnarsi alla deriva autoritaria del suo Paese. Tuttavia, racconta non la guerra, ma uno dei tanti retroscena di essa e lo fa in maniera didascalica. Mientras dure la guerra è quindi un film di parole a cui manca la verve per conquistare il pubblico. Nessun guizzo e alcuni sbadigli.

Voto: 7/10

Mientras dure la guerra

Pink Wall di Tom Cullen

Tra i film in concorso al festival anche l’opera prima di Tom Cullen, conosciuto al grande pubblico per il suo ruolo da protagonista in Knightfall e per aver interpretato Lord Gillingham in Downton Abbey: Pink Wall. Il muro rosa del titolo è un muro di luci al neon contro cui si infrangono definitivamente i sogni di vita insieme di una coppia. Il film attraversa i sei anni in cui si dipana la storia d’amore tra Jenna e Leon, tra i quali scatta il colpo di fulmine in discoteca. Decisa e indipendente lei, iperattivo e indeciso lui.

Cullen ci guida avanti e indietro nel corso dei sei anni tra liti e speranze, cene tra amici e progetti per il futuro. Pink Wall è un film che si affaccia al dramma indie romantico sia per i toni, sia per la costruzione temporale atipica (anche se ultimamente sempre più in voga) in cui la macchina da presa non abbandona mai i protagonisti. Anzi, crea quasi una sensazione di claustrofobia che – lo si percepisce fin da subito – riflette un rapporto di coppia che soffoca le singole personalità di Jenna e Leon. Al suo esordio dietro la macchina da presa Tom Cullen ci offre un dramma malinconico con qualche venatura di commedia tipicamente britannica che però non lascia il segno. Un buon film, ma dimenticabile.

Voto: 7/10

Pink Wall

Dreamland di Miles Joris -Peyrafitte

Storia d’amore e fuga. Romanzo di formazione e gangster movie. C’è un po’ di tutto in Dreamland e il suo merito è che ogni sfumatura della storia convive perfettamente con le altre.

Nell’America profonda segnata dalla crisi degli anni ‘30, Allison Wells è una rapinatrice in fuga che incontra sulla sua strada il giovane Eugene. Eugene è cresciuto a pane e romanzi gangster d’appendice e tutto ciò che sogna è fuggire dalla monotonia della propria vita. Magari raggiungendo il padre biologico nell’idealizzato Messico. Quando incontra la fuggitiva Allison non può che invaghirsene e aiutarla. Eugene comincerà la propria fuga con Allison da ragazzino e la concluderà da uomo. Nel mezzo un coming of age che strizza l’occhio a Bonnie & Clyde.

Dreamland attinge a piene mani dalla tradizione dei film di gangster story e dai thriller e l’immaginario classico dei film di genere è portato in vita molto bene. La narrazione classica e la sceneggiatura lineare lo rendono forse prevedibile, ma non per questo meno godibile. La regia di Miles Joris -Peyrafitte gli dona numerosi pregi dal punto di vista stilistico, primo fra tutti il cambio di formato a simboleggiare la fuga dalla realtà e il desiderio di una vita nuova. Il film si fa forza quindi di alcune intuizioni visive originali e ben riuscite. Canonico nella narrazione, ma originale nella forma Dreamland è certamente nella top 3 del mio Torino Film Festival.

Voto: 8/10

Dreamland

Queen & Slim di Melina Matsoukas

L’ultimo film che ho visto a questo trentasettesimo Torino Film Festival è stato anche uno di quelli che più ho apprezzato. Si tratta di Queen & Slim di Melina Matsoukas, un altro road movie di fuga. Questa volta però non siamo negli Stati Uniti degli anni ‘30, ma in quelli contemporanei e segnati dal problema della violenza della polizia verso la popolazione nera. Una coppia afroamericana che ha condiviso una cena dopo essersi conosciuta su Tinder, viene fermata da un poliziotto sulla strada del ritorno. La situazione ben presto degenera e il ragazzo uccide il poliziotto per legittima difesa. Comincia quindi la fuga verso la Florida con la speranza di giungere poi a Cuba. Nel corso di sei giorni la fuga si trasformerà in occasione di crescita, conoscenza e riflessione.

Melina Matsoukas nasce nell’ambiente dei videoclip e il film ne è largamente influenzato. Pop e colorato, coniuga una colonna sonora memorabile a una fotografia curata e ricercata. Sotto la sua patina glam però si nasconde una profonda riflessione che fa di Queen & Slim un film provocatorio, potente e attuale.

Non conosciamo i nomi dei due protagonisti fino agli ultimi istanti del film, quasi a segnare l’universalità della loro storia tra la comunità afroamericana che vive nella consapevolezza che una qualsiasi interazione con la polizia potrebbe trasformarsi in tragedia.

A chiudere il cerchio le emozionanti interpretazioni di Daniel Kaluuya e Jodie Turer-Smith, volti perfetti di un’America nera che lotta per mantenere viva la memoria di chi ha perso la vita.

Voto: 9/10

Queen & Slim

Si conclude così un’edizione del festival a mio parere un po’ fiacca e sottotono rispetto alla qualità a cui ci aveva abituati negli scorsi anni il Torino Film Festival. Nell’attesa di scoprire i dati di questa edizione, già non vediamo l’ora di gustarci la prossima!

Per rimanere sempre aggiornati sulle novità, seguiteci sulla pagina Facebook, sul gruppo dedicato a Cinema&TV, sul Canale Telegram e sugli altri social. Se avete suggerimenti o volete entrare a far parte del nostro team, inviateci una e-mail oppure contattateci sui nostri social.