TFF37 – Cronache dal Torino Film Festival #1

CINEMA EVENTI IN EVIDENZA Torino Film Festival
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Nel capoluogo piemontese ha preso il via la trentasettesima edizione del festival cittadino.

Ecco alcune opinioni sui primi film visti.

Non ha smesso di piovere per tre giorni a Torino e le accoglienti sale in cui si sta svolgendo la trentasettesima edizione del Torino Film Festival sono state il rifugio ideale. Ma in questo panorama piovoso il mio festival è partito un po’ in sordina, senza grandi emozioni.

Qui di seguito una prima carrellata di commenti a cinque film visti fin’ora sui quali ne spicca uno in particolare, il già applaudito a Berlino God exists, her name is Petrunia della macedone Teona Strugar Mitevski.

True History of the Kelly Gang di Justin Kurzel

Quando ero piccola amavo particolarmente un film del 2003 con Heath Ledger e Orlando Bloom: Ned Kelly. Raccontava la gesta di Ned Kelly, controverso bushranger australiano – quasi un Robin Hood downunder, e della sua banda di ladri di bestiame. Non appena letto il titolo di questo film ospitato nella sezione Festa Mobile, quindi, le mie aspettative sono balzate alle stelle. Ma ahimé mi ha delusa. E forse me lo sarai dovuta aspettare dopo aver letto che si trattava di un film di Justin Kurzel al quale ancora non ho perdonato il suo Macbeth a tratti invasivo, a tratti impersonale.

True History of the Kelly Gang mantiene quel tratto invasivo e lo porta all’estremo. Alla bella fotografia e alla scarna scenografia che richiama i paesaggi sconfinati e inospitali dell’Australia, si contrappone la ricerca estenuante di un “fuori dagli schemi” a tutti i costi. L’affascinante prima mezz’ora di film non riesce a contenere l’eccesso di un film che inevitabilmente deraglia. E della storia – vera o presunta tale – della Kelly Gang a fine visione resta ben poco. Ci ricorderemo però di Russell Crowe, del suo criminale Harry Power e della folle lezione di vita impartita al giovane Ned.

Voto: 6,5/10

True Histroy of the Kelly Gang

Le Rêve de Noura di Hinde Boujemaa

Il Torino Film Festival è caratterizzato dall’attenzione al cinema giovane e indipendente. Il suo concorso principale prevede quindi la partecipazione di quindici film di registi emergenti alla loro opera prima, seconda, o terza. Tra i film in concorso quest’anno c’è anche Le Rêve de Noura della belga-tunisina Hinde Boujemaa. Il film racconta il dramma di Noura, innamorata di Lassad, ma sposata con Jamel dal quale sta tentando di ottenere il divorzio. Quando Jamel viene scarcerato anzitempo, ritorna ad essere il padrone di casa e della vita di sua moglie e dei suoi figli. Noura si trova quindi costretta a fingere affinché lei e il suo amante non vengano perseguiti dalla dura legge tunisina che in caso di adulterio prevede cinque anni di carcere.

Boujemaa si addentra nella vita e nelle abitudini ormai distrutte di Noura e ne estrae il dipinto di una donna forte e determinata, la quale però è ostacolata da una regola sociale fortemente repressiva e da un marito al quale è difficile tenere testa. Se le premesse sono buone, il film sembra però non esprimere totalmente il proprio potenziale. Le Rêve de Noura manca di trasmettere quel tipo di emozione che ti resta appiccicata alla pelle e a fine visione già ce ne siamo dimenticati.

Voto: 6/10

Le reve de Noura

God exists, her name is Petrunya di Teona Strugar Mitevska

Alla conferenza stampa di questa edizione del Torino Film Festival, la direttrice Emanuela Martini ha presentato la regista macedone Teona Strugar Mitevska come una delle figure più promettenti e vitali del panorama cinematografico contemporaneo. Una vera e propria autrice a cui si è scelto di dedicare una piccola retrospettiva personale nella sezione Festa Mobile, presentando tutti i suoi film fino ad ora inediti in Italia. God exists, her name is Petrunya ha destato interesse e ricevuto plauso all’ultima Berlinale e il nome di Teona Strugar Mitevska compare sempre più spesso tra i nomi dei registi emergenti sui quali prestare attenzione. Meritatamente.

Il film prende spunto da una vicenda realmente accaduta: un’antica tradizione religiosa macedone prevede che il Pope getti nelle gelide acque di un fiume una croce benedetta e che gli uomini si affannino in una gara per recuperarla. Il vincitore avrà davanti a sé un anno di fortuna. Petrunya è una trentenne acuta e ironica, ma disoccupata e incastrata in una vita insoddisfacente in cui sembra per lei impossibile entrare realmente in contatto con il mondo che la circonda.

È proprio lei che, assistendo alla cerimonia, si getta nel fiume senza pensarci troppo e conquista la croce. La comunità religiosa e quasi tutta l’opinione pubblica però insorgono. Il gesto compiuto da Petrunya è ritenuto uno smacco alla sacralità della tradizione che prevede che solo gli uomini possano gareggiare. Comincia quindi una “caccia” alla croce e alla ragazza che alla fine trascorrerà una lunga notte al commissariato di polizia. Dalla parte di Petrunya solo un giovane poliziotto e una giornalista che tenta di mettere in luce la radicata realtà patriarcale e le discriminazioni insite nella vicenda.

Teona Strugar Mitevska porta in scena una commedia amara che punta il dito con energia contro gli ostacoli e le discriminazioni che le donne ancora devono affrontare quotidianamente. Un film profondamente femminista nel miglior senso che il termine possa assumere. Petrunya è irresistibile e l’immedesimazione con lei è istantanea. Provocatoria e coraggiosa, Petrunya guadagnerà la sua fortuna opponendosi a una legge non scritta discriminante. Un film energico e vitale imperdibile.

Voto: 9/10

God exists, her name is Petrunya

Il grande passo di Antonio Padovan

Unico film italiano in concorso, Il grande passo è stata una piacevolissima scoperta. Dario e Mario sono due fratellastri che si sono incontrati solo una volta in vita loro, ma che una serie di bizzarri eventi stanno per riunire. Mario ha una ferramenta a Roma, Dario vive nel Polesine e vuole andare sulla Luna. Il fallimento del lancio del suo razzo alimentato a nebbia, convince Mario a raggiungerlo nel suo podere nella campagna veneta. Da qui cominceranno una serie di avventure e disavventure che daranno modo ai due uomini di instaurare quel rapporto fraterno che non avevano mai avuto.

Il regista Padovan ha dichiarato di aver voluto coniugare le atmosfere tutte italiane di Mazzacurati ai quelle fantastiche di Spielberg che tanto amava da bambino. Ne nasce una commedia con leggere venature fantascientifiche quasi inedite al cinema italiano (ma ricordiamo il bel Tito e gli Alieni, passato sempre al Torino Film Festival un paio di anni fa), che però è in grado di emozionare. Il tocco gentile di Padovan entra nelle vite opposte dei due fratelli e in particolare in quella di Dario, sulla quale aleggia lo spettro di una instabilità mentale. A interpretare i due fratelli Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, finalmente insieme sullo schermo. Due gocce d’acqua.

Voto: 8/10

Il grande passo

Nour di Maurizio Zaccaro

Nour è una ragazzina siriana che arriva sola sulle coste di Lampedusa dopo l’ennesimo naufragio. Insieme a decine di altri profughi Nour viene accolta nel centro medico gestito da Pietro Bartolo che prende a cuore il suo caso e fa di tutto per ritrovarne la madre.

Tratto dal libro Lacrime di sale, scritto proprio da Bartolo stesso, Nour è un film con una storia potente e inevitabilmente attuale. E accanto a quella di Nour sono molte le dolorose storie evocate. Storie di perdita, di morte e di speranze. A interpretare Pietro Bartolo è il sempre convincente Sergio Castellitto, mentre la bravissima Linda Mresy è la spaventata, ma determinata Nour. Il film deve molto al tema trattato che lo rende una visione importante e anche commovente. La testimonianza di un’umana umanità incarnata da Bartolo. Tuttavia  non ha grandi meriti tecnici. Regia, fotografia e messa in scena appartengono più all’estetica della fiction che a quella del grande schermo. Si poteva fare meglio.

Voto: 6,5/10

Nour

Il Torino Film Festival continua fino al prossimo weekend. Anche noi vi aspettiamo prossimamente sempre qui per altre nuove cronache dal TFF37!

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