RECENSIONE Peaky Blinders 5 – Tommy Shelby in lotta con se stesso

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Dopo un anno e mezzo siamo finalmente ritornati nella Birmingham fumosa e operaia di Peaky Blinders.

Avevamo lasciato Tommy Shelby all’apice della sua realizzazione personale. A fatica e con ingegno i Peaky Blinders erano riusciti a sconfiggere la Mafia di Luca Changretta. Dal punto di vista economico, gli affari legali della compagnia andavano a gonfie vele anche oltreoceano dove Michael era stato mandato a gestirli. Ma soprattutto il punto più alto lo aveva raggiunto proprio Thomas Shelby: la sua inarrestabile ambizione lo aveva portato niente meno che nei palazzi di Westminster, eletto come MP, Membro del Parlamento.

Tuttavia, in questa quinta stagione l’uomo si trova ad affrontare la più grande battuta d’arresto nella sua vita. Sappiamo bene che tra tutti i nemici che Tommy può affrontare, il più pericoloso resta sempre uno in particolare: se stesso. Tommy è un uomo che vive una costante guerra contro se stesso, impigliato in un passato che lo tormenta con i fantasmi del senso di colpa.

In questa stagione più che mai, Thomas Shelby è costretto a confrontarsi con se stesso. Deve affrontare non solo il senso di colpa per la morte di Grace che non ha mai realmente superato, ma anche la consapevolezza che le maglie delle sue azioni criminose sono ormai talmente strette che le conseguenze non possono che essere devastanti per chi gli sta intorno, anche quando tenta di fare qualcosa di buono. In quella che risulta la stagione più cupa fino ad ora ci addentriamo nell’oscurità della mente di Tommy, una mente a cui non è nemmeno concesso di rifugiarsi nell’incoscienza del sonno. E’ sempre più evidente la sua fragilità mentale.

Mentre il suo impero esterno si regge a fatica, il suo mondo interiore è sull’orlo del baratro.

La quinta stagione di Peaky Blinders si apre infatti il 29 ottobre 1929. In quello che è passato alla storia come il Martedì Nero in cui la borsa di Wall Street crollò rovinosamente minando l’economia mondiale, anche la Shelby Ltd. subisce ingenti perdite. La compagnia rivolge quindi nuovamente lo sguardo alle attività illecite e in particolare alle scommesse che vengono affidate a Finn, il più giovane degli Shelby che dovrebbe in qualche modo sopperire alla mancanza di John, vittima della mafia, ma che è ben lontano dalle orme di suo fratello.

Il matrimonio di Arthur è in crisi e questo si riflette anche sulle sue azioni. Polly è costretta a dividersi tra l’affetto per suo figlio e il sospetto che lui possa aver tradito la famiglia. Micheal stesso ha una nuova vita con la moglie Gina e nuove pericolose ambizioni.

Alle storie personali della famiglia Shelby si unisce quella di Tommy ora sposato con Lizzie. Tommy si è sempre confrontato con una serie di nemici che si muovevano nell’ombra dell’illegalità, ma ora si trova a scontrarsi con un antagonista che nasce direttamente nelle istituzioni, nel palazzo del potere.

Si tratta di Oswald Mosley, leader del futuro partito fascista britannico. Mosley è sicuramente la new entry più interessante di questa quinta stagione di Peaky Blinders, complice anche il fatto che si tratta di un personaggio realmente esistito. È interpretato da un estremamente convincente Sam Claflin, capace di trasformare il suo volto da bravo ragazzo in un’inquietante maschera di freddezza.

Thomas si rende conto di avere di fronte a sé un nemico potente e soprattutto sente la responsabilità di impedire che il suo pensiero fascista si espanda in Gran Bretagna. Per la prima volta, Tommy Shelby agisce non per suo stretto interesse, ma per una spinta morale fino ad ora sconosciuta.

Tra doppi giochi e complesse strategie, Tommy farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a Mosley. Ma si renderà ben presto conto che forse per la prima volta ha trovato qualcuno che non può sconfiggere.

La quinta stagione di Peaky Blinders conferma l’estrema qualità della serie sia dal punto estetico che contenutistico. Tuttavia, al termine della visione resta un senso di incompletezza che nelle scorse stagioni non si era mai avuto.

Sembra quasi che questa stagione sia stata in un certo senso troppo veloce, ma senza far progredire la storia più di tanto. Steven Knight questa volta ha aperto le porte a storyline piuttosto ampie che avrebbero avuto la necessità di più tempo per essere sviluppate approfonditamente. La sensazione al termine dei sei episodi è che per sviluppare davvero bene i temi di questa stagione ne sarebbero serviti almeno il doppio.

È chiaro che, diversamente dalle stagioni precedenti, le vicende di questa quinta serie sono destinati a protrarsi anche nelle prossime. Si è trattato di una stagione di passaggio, l’anello di congiunzione tra il passato di Tommy e il suo presente e futuro da Membro del Parlamento.

La qualità resta sempre molto alta e Peaky Blinders si conferma una delle migliori serie tv in circolazione, ma questa volta una piccola – perdonabile – pecca c’è stata.

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