Heath Ledger oggi avrebbe compiuto 40 anni: una promessa strappata dal cielo

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4 aprile 1979, nasceva a Perth in Australia Heath Andrew Ledger: volto incompiuto di una promessa ad un soffio dalla leggenda

In una realtà diversa, Heath Ledger oggi avrebbe compiuto 40 anni e regalato al mondo almeno altre 4 o 5 interpretazioni buone, magari vincendo un secondo Oscar dopo quello per aver vestito i panni del Joker di Christopher Nolan.

Purtroppo, però, la realtà è questa e noi non siamo in un episodio di The OA, anche se possiamo sperare che una tale dimensione alternativa esista da qualche parte.

Sono trascorsi ormai più di 11 anni da quel 22 gennaio 2008 che ha strappato alla vita questo straordinario talento australiano. Molto prima che il fascino dell’isola prendesse il nome dei fratelli Hemsworth, infatti, era il volto di Heath Ledger quello che incantava non solo i cuori delle ragazze – e probabilmente anche ragazzi – ma quello del Cinema stesso, in cui è riuscito in breve tempo a lasciare una voragine mai riempita nemmeno in parte. E nessuno, in realtà, ha mai tentato di farlo, soprattutto perché Nolan ci aveva visto lunghissimo quando lo aveva scelto per il suo Il cavaliere oscuro, assicurandogli quella statuetta che Heath non avrebbe mai stretto tra le mani.

Prima di arrivare in sala, però, Heath era partito dal molto più in basso: dapprima alcune comparse, poi la serie televisiva Sweat a cui seguì Home and Away – soap che è ancora oggi il trampolino di lancio di molte star australiane. A queste si aggiunse nel 1997 la serie statunitense Roar, fantasy sullo stile di Xena ed Hercules che lo ha visto protagonista accanto a Keri Russell (poco prima che sbocciasse in Felicity di J.J. Abrams) e che, udite (anzi leggete) fu l’esordio anche della meravigliosa Vera Farmiga.

(Si, se ve lo state chiedendo quello a destra è proprio Sebastian Roché)

L’approdo ad Hollywood, la tenerezza del ribelle che richiama ai ritratti generazionali di John Hughes

Solo dopo, nel 1999, il divo australiano, che di divo non aveva praticamente nulla se non il nome letterario datogli dalla mamma insegnante (Heath, come Heathcliff di Cime tempestose), fece capolino nei cinema con due pellicole diverse: la produzione tutta australiana Two Hands, il 22 gennaio, e l’americano 10 cose che odio di te nel 31 marzo successivo.

E’ curioso come i numeri tornino pericolosi quando si ripercorre la vita e la carriera di chi ci ha lasciati troppo presto, come a depistarci e farci giustificare i fatti come in un disegno a cui non ci si può sottrarre.

Solo pochi giorni fa, infatti, proprio l’adattamento moderno e un po’ fiabesco de La bisbetica domata di Shakespeare ha compiuto 20 anni dalla sua uscita nelle sale. Interpretando allora il ribelle Patrick Verona, Heath fece breccia in quella corrente che poco prima aveva portato con sé il volto angelico di Leonardo di Caprio a prestarsi nel moderno Romeo+Juliet di Baz Luhrmann e poi nel ruolo di Jack nel Titanic di James Cameron.

Il film che lo vedeva protagonista insieme a Julia Stiles, affiancati da Joseph Gordon-Levitt e Larisa Oleynik, oggi è un cult delle giovani generazioni di una volta, alla pari di Ragazze a Beverly Hills, Cruel Intentions (dello stesso anno) e Mean Girls ma con quel tocco alla John Hughes, più estemporaneo, impulsivo, con uno sguardo sui suoi personaggi più affettuoso e meno kitsch.

Le convinzioni di Hollywood – che allora non vedeva altri che Di Caprio – non sono facili da intaccare, eppure non ci è voluto molto perché quel sorriso sghembo e cocciuto si facesse notare tra milioni.

Recitò così accanto a Mel Gibson ne Il Patriota, poi Billy Bob Thornton e Halle Berry in Monster’s Ball, passando per numerose pellicole poco entusiasmanti prima di arrivare a I segreti di Brokeback Mountain, che lo consacrò come il talento di cui sentiamo la mancanza oggi.

Una carriera imperfetta ma memorabile

Il curriculum di Heath non è sicuramente quello che l’attore australiano cercava di mettere insieme, ma non è un caso se anche i titoli di discutibile successo non sono andati comunque dimenticati.

Il destino di un cavaliere è sicuramente uno di questi, in cui quegli affascinanti boccoli continuavano a mietere vittime usando il romanticismo estroverso delle favole quando uno scudiero di umili origini inseguiva il sogno del cavalierato, incrociando e conquistando sul suo cammino il cuore della bellissima Lady Jocelyn (Shannyn Sossamon). Chi non si sarebbe fatto incantare, poi, dall’incontro con un buffo Geoffrey Chauser (interpretato da Paul Bettany) o dall’armatura firmata da una nota azienda di prodotti sportivi?

Ma Heath Ledger, non fraintendiamo, non era solo boccoli e fossette ma un’artista pieno che nel suo breve tempo ha consumato come una meteora – per nostra fortuna, se così possiamo definirla – molte più tappe di quante hanno fatto altri con il doppio del tempo a disposizione.

Amava infatti anche la fotografia, Heath, ed è questo uno dei tratti che più si ricordano di lui fuori dal set. Era davvero difficile non vederlo girare con una delle sue macchine tra le mani e, infatti, proprio da qui nasceva anche la voglia di sperimentare alla regia. Riuscì a girare diversi video musicali senza il tempo, però, di mettere insieme un lungometraggio. Non possiamo sapere oggi come sarebbe stato, ma forse con qualche piattaforme come Netflix e Amazon avrebbe trovato una finestra per sperimentare laddove Hollywood ancora non riesce ad aprirsi.

Se lui amava bloccare tutto in un frame della pellicola fotografica, era la sua vita privata, però, a finire spesso sotto i riflettori, seppure non eccessivamente. Durante le riprese, Heath trovò più volte l’amore o qualcosa che vi si avvicinasse.

Sul set di Ned Kelly di Gregor Jordan (2003) l’attore incontrò Naomi Watts, con cui ebbe una relazione durata due anni. I due sembravano davvero affiatati e con intenzioni serie ma alla fine si separarono nel 2004.

Tuttavia è proprio in quell’anno, con Brokeback Mountain di Ang Lee, che molto della vita di Heath Ledger prese una piega nuova: in quel 2004 l’attore si legò sentimentalmente a Michelle Williams, dalla cui relazione nacque Matilda, e consolidò l’amicizia con il co-protagonista Jake Gyllenhaal, rendendolo a tutti gli effetti parte della famiglia in qualità di padrino della sua bambina. Per chi non ne fosse a conoscenza, infatti, Heath e Jake si erano già incrociati tempo prima durante i casting per Moulin Rouge! di Baz Luhrmann, la cui parte, però, alla fine fu assegnata a Ewan McGregor.

I segreti di Brokeback Mountain riuscì a tirare fuori tutto ciò che di Heath ci si aspettava sarebbe presto venuto fuori comunque. Una pellicola di poche parole e vasti orizzonti sull’amore sconfinato tra due uomini costretti alla solitudine interiore e all’emarginazione in una società troppo acerba e di vedute strette per poter capire.

La pellicola di Lee vinse nel 2006 ben 3 premi Oscar mentre Heath guadagnò, senza statuetta, la sua prima nomination.

Gli anni complessi dell’affermazione

Dopo un’instancabile serie di insuccessi, quindi, quel 2005 fu l’anno che gli rivolse maggiore attenzione, dal discreto Lords of Dogtown al godibile I Fratelli Grimm e l’incantevole strega di Terry Gilliam, prima di arrivare a Brokeback Mountain stesso e Casanova, che lo portò a lavorare di nuovo in Italia dopo il flop The Order.

Con Casanova Heath riprese ancora i panni del romanticone ribelle e sfacciato, inseguendo forse con troppa ostinazione un’affermazione che attardava a prendere la giusta forma.

Il successo di Heath, infatti, sembrò più volte ostacolato da una mano invisibile per la quale parti poi fortunate non gli furono assegnate per un pelo e parti da lui rifiutate ebbero alla fine una buona accoglienza per crediti altrui. Eppure non si può dire che Hollywood non la volesse questa stella: dopo I fratelli Grimm, infatti, Terry Gilliam lo richiamò di nuovo per quella che sarebbe stata la sua ultima interpretazione, Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo.

Dal 2007 le cose iniziarono di nuovo a cambiare: Heath prese parte a Io non sono qui, la pellicola di Todd Haynes che celebra Bob Dylan con un particolarissimo ritratto in cui ogni fase della sua vita viene portata in scena con il volto di un personaggio e interprete diverso. Heath Ledger è Robbie Clark, giovane attore di successo che inclina e infine distrugge il rapporto con la moglie Claire (Charlotte Gainsbourg) rivivendo la separazione di Dylan dalla moglie Sara.

Nella stessa pellicola recitano anche la compagna Michelle Williams e Christian Bale, con cui poi condividerà la scena de Il cavaliere oscuro, e il film ottiene un buon successo di critica.

Arriviamo così a Christopher Nolan che lo scelse per interpretare il Joker nella sua trilogia su Batman. Qui Heath recitò accanto a Maggie Gyllenhaal – sorella di Jake – che pure sostituiva Katie Holmes (storica collega di Michelle Williams in Dawson’s Creek) in questo secondo capitolo.

La prova attoriale di Heath è senza pecche: eccessiva e pungente, spietata quanto basta per colpire l’anima della pellicola, iscrivendosi senza dubbio nelle migliori interpretazioni che hanno portato in vita un villain dei fumetti. Un lavoro talmente intenso da riuscire a scardinare la figura da quella ferma alla nostalgica interpretazione di Jack Nicholson, che su questi ruoli ha costruito buona parte della sua solida carriera. Nulla a che vedere con la fasulla reinterpretazione di Jared Leto voluta da David Ayer nel suo Suicide Squad.

Si dice che Heath fu talmente assorbito dalla parte da iniziare a soffrire dei disturbi che lo hanno portato a quel mix di sostanze per lui mortale. Si parla di depressione, si parla di un incidente, come la pensiamo noi? Non ci sono indizi sufficienti a rivelare ciò che ci portiamo dentro, lontano dagli occhi degli altri, e spesso le leggende prendono il sopravvento perchè fanno sembrare tutto più facile da spiegare.

La statuetta degli Academy Awards 2009 per il Miglior attore non protagonista gli fu assegnata ovviamente postuma, e fu ritirata dai suoi genitori insieme alla sorella Kate tra gli sguardi commossi e le lacrime dell’intera platea di spettatori, colleghi e amici.

Parnassus, uscito in sala nel 2009, non viene portato al termine dall’attore che muore nella sua camera d’albergo mentre ancora si svolgevano le riprese.

Ancora ricordo le teche del multisala tappezzate da poster con in alto i nomi di Heath e Christopher Plummer affiancati da quelli di Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell, mentre alla tv gli spot correvano recitando “l’ultimo film dell’attore di Joker, di Batman…”. Come dicevo: costruire una leggenda è molto più facile che riconoscerla.

E’ una coincidenza buffa quanto aspra, infatti, quella che attribuisce a questa pellicola parte del suo fascino: Parnassus vede l’impiego di uno specchio magico che, attraversandolo, trascina chi vi entra in un immaginario fantastico e ogni volta diverso in cui è possibile smarrirsi anche per sempre.

Proprio l’espediente dello specchio permise a Gilliam di salvare l’ultimo impegno di Ledger che con quel film aveva raggiunto uno dei suoi momenti migliori. Avvalendosi dei volti di Depp, Law e Farrell (che ottenne il ruolo di Alexander nel film di Oliver Stone per il quale Heath era tra i candidati), Parnassus acquisisce in quell’immaginario tre diverse trasformazioni dal momento che alla fine delle riprese mancavano per lo più le scene del portale e il finale del film.

Tutti i titoli (comunque troppo pochi) della carriera di Heath andrebbero in realtà citati, se non per l’impatto narrativo, per l’intensità espressiva delle sue interpretazioni. Quello sguardo scuro e intenso, quella mimica facciale e la modulazione della voce, che meglio caratterizzavano i ruoli più tormentati e graffianti, hanno contribuito a costruire una figura che non è solo quella di un attore scomparso prematuramente.

A riguardarli, quegli occhi diventano ogni anno più profondi e quella voce più roca e vibrante, come quelli di una stella luminosa che distante nel tempo brilla di una luce più facile da guardare. Possiamo solo immaginare cosa quella stella avrebbe potuto illuminare da vicino negli anni in cui invece l’abbiamo vista farsi lontana.

Grazie, Heath, per aver brillato.

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