Suburra

RECENSIONE Suburra – seconda stagione

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I tre coatti preferiti di casa Netflix sono tornati per la seconda stagione di Suburra.

Sono passati tre mesi dalle vicende che avevano concluso la prima stagione e Roma è in fermento a causa delle elezioni e dell’arrivo di 500 immigrati. Siamo di fronte a uno specchio dell’attuale situazione italiana.
In questo contesto, il ritorno di Livia Adami rimette in moto la narrazione e rimescola gli equilibri, portando i tre protagonisti a incontrarsi di nuovo e fare i conti con le nuove situazioni che si sono create.
Aureliano vuole vedere la sorella semplicemente per concludere l’accordo sui terreni di Ostia.
Spadino è l’erede al trono degli Anacleti e, ora che suo fratello è in coma, vuole usare Livia come merce di scambio.
Lele è ispettore di polizia e pensa di essersi ormai lasciato alle spalle il passato, quando Samurai gli fa visita e lo minaccia.

Un’ottima novità di questa stagione è il ruolo ricoperto dalle donne.

Potenti, strateghe, coraggiose.
I personaggi femminili emergono dallo sfondo, pretendono spazio, vogliono avere successo e se lo vanno a cercare, lottando per ottenerlo.
Angelica emerge come personaggio-rivelazione della stagione e si innalza a ruolo di complice di Spadino.
Si prende il rispetto che merita (“ora hai capito chi comanda?”) e mette in atto autonomamente i suoi piani per portare se stessa e suo marito a capo del clan.

Se nella precedente stagione Spadino era il personaggio che più si era evoluto, in questa appare il più statico. Sembra imprigionato in un circolo che gli impone di tornare sempre al punto di partenza, un po’ cambiato, ma sempre intrappolato (questo emerge chiaramente quando il fratello apre gli occhi).Fa un passo avanti, adesso “c’ha l’erede” e lo dice a tutti, ma ha una relazione omosessuale e questo deve restare un segreto.
Il ragazzo che frequenta è sacrificabile in ogni senso: lo vediamo pochissimo,  Spadino stesso sacrifica il tempo da trascorrere con lui e infine lo uccide per sottrarsi al controllo acquisito da suo cugino.

La prima volta che vediamo Spadino compiere un omicidio, l’atto si trasforma in una metafora di quanto della sua personalità lui stia mortificando.

Aureliano è il personaggio che invece appare all’esterno più cambiato: ha dismesso i panni del ragazzo ribelle, dai capelli tinti e le guance glabre, e ora appare più duro, con tatuaggi, capelli scuri e barba. Però vediamo quasi immediatamente che quest’aria glaciale in realtà non è che una corazza indossata per impedirsi di provare dolore.

Lele è il personaggio la cui evoluzione è più profonda, nonostante non si percepisca nell’immediato.
Si mostra pentito per il tradimento compiuto, appare inizialmente lucido nelle sue azioni, calcolatore.

Perde il controllo solo in un momento ed è là che emerge tutta la follia di chi ha toccato il fondo e sente di non riuscire a tornare in cima. Nonostante tutto, Lele trova la forza di fare ammenda, proteggere i suoi amici e confessare le sue colpe.
Ma questo non basta, non per lui.
“Perdonatemi, perché io non ce la faccio” supplica i suoi compagni di avventure che ormai sono diventati anche amici. Lele non è come loro però, non lo è mai stato, non ha quella vita nel sangue e nelle ossa come loro. Si è trovato senza accorgersene in una situazione troppo grande per lui e ha compiuto azioni che non riesce ad accettare. In un gesto che lascia il pubblico sconcertato quanto Spadino e Aureliano, dopo una dichiarazione di affetto, si toglie quindi la vita.

Alla fine della stagione le elezioni sono andate come era stato programmato, Aureliano ha ripristinato il suo ruolo di potere e Spadino è a capo della sua famiglia, ma la sensazione di vittoria può ricucire certe ferite?
Penso che questa stagione possa essere riassunta dalla frase di Aureliano: “Quanto ci è costata questa vittoria“.

E voi?
Come avete trovato questa seconda stagione di Suburra?

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