Tu non sei solo – la seconda stagione di Skam Italia e l’importanza della condivisione

RECENSIONI SERIE TV Skam
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Co-produzione di Tim Vision e Cross Production diretta da Ludovico Bessegato, Skam Italia è da molti considerato il migliore remake della serie omonima norvegese.

Inserita come bonus nella lista delle 17 migliori serie tv da vedere su Netflix in un articolo di BuzzFeed (“the acting in it is sublime, its realism is unlike anything else, and I want to move to Italy immediately” scrive l’autore), definita come “prima soap opera della Generazione Z” da Rolling Stone ed eletta prima in classifica dal pubblico in un sondaggio realizzato dal Corriere della Sera, Skam Italia funziona perché è una boccata d’aria fresca nell’ambito delle serie tv italiane che si propongono di rappresentare gli adolescenti e perché ha un format intrigante, che le permette di entrare concretamente nella quotidianità delle persone e crearsi un pubblico altamente fidelizzato.

I personaggi sono realistici, i loro dialoghi non appaiono mai forzati ma sono sempre estremamente naturali e l’occhio del regista Ludovico Bessegato non è mai giudicante o moralizzante, si limita a registrare la realtà così com’è, senza filtri.

Novità e temi della seconda stagione.

Rispetto alla precedente, la seconda stagione è più matura sotto diversi aspetti: gli attori sono visibilmente più a loro agio (probabilmente grazie alla maggiore coesione creatasi nel gruppo) e la recitazione ne risente positivamente. Le tematiche affrontate, poi, sono più complesse e anche la caratterizzazione psicologica dei personaggi appare più finemente tratteggiata.

Il primo episodio di questa stagione è introdotto da alcune testimonianze di giovani appartenenti alla comunità lgbt+ narrate da operatori e utenti della Gay Help Line (800.713.713). Le loro voci accompagnano i movimenti della macchina da presa che sorvola Roma fino ad arrivare alla casa di Federica in cui è in corso una festa durante la quale Eva  passa metaforicamente il testimone a Martino (Federico Cesari), il nuovo protagonista, dandogli un bacio.

Come già annunciato nell’ultimo episodio della prima stagione, Martino è un ragazzo che nasconde la propria omosessualità a tutte le persone che lo circondano. Le bugie che racconta per nascondere il proprio orientamento sessuale diventano però ingestibili quando incontra Niccolò (Rocco Fasano), se ne innamora e inizia con lui una relazione travagliata i cui alti e soprattutto bassi causano al protagonista sofferenze che non può condividere con le persone a lui più care.

Il dolore provato da Martino gli impedisce di dormire, lo rende così nervoso da arrabbiarsi apparentemente senza motivo e lo fa urlare contro le persone da cui in fondo vorrebbe solamente farsi abbracciare. È così realistico da far quasi male a chi purtroppo conosce bene questa situazione.

Questo è probabilmente il più grande merito di Skam Italia e il motivo principale del suo successo: finalmente i giovani omosessuali, bisessuali e pansessuali italiani hanno un personaggio di una serie tv nostrana con cui identificarsi, che ha un ruolo di rilievo, una storia ben costruita e priva di censure da parte della televisione.
Questa necessità di essere visibili e la gioia di vedersi finalmente rappresentati in modo realistico è testimoniata anche dai movimenti nati spontaneamente dai giovani che si sono riuniti e hanno attaccato in giro per alcune città (ad esempio Torino) foto di Niccolò e Martino accompagnate dalla citazione della serie: “queste persone preferiscono morire piuttosto che fingere di essere ciò che non sono”.

Importante in questo contesto è il personaggio di Filippo, che a mio parere ben rappresenta il ruolo fondamentale e a volte sottovalutato di sostegno e difesa dei diritti delle persone della comunità lgbt+ svolto (anche attraverso incontri informativi nelle scuole) dai volontari di associazioni quali Arcigay. Quando Martino dice di non essere quel tipo di ragazzo gay che mette in mostra il suo orientamento sessuale, Filippo (interpretato da Pietro Turano, attore e attivista impegnato all’interno di Arcigay, del Lazio Pride e del Gay Center) gli risponde con una frase che mi riserverò di ripetere a ogni persona che d’ora in poi mi dirà che i gay pride sono inutili parate carnevalesche:

“[…] Domani vado a prendere l’autobus e potrei essere massacrato di botte dal primo fascista di merda: non c’è niente di frivolo nel rischiare anche la vita quando esci di casa.
E ti dirò di più, queste persone che ti fanno tanto schifo preferiscono morire piuttosto che fingere di essere ciò che non sono.
Tu ce l’hai questo coraggio, Martino? Secondo me no, non ancora.
E allora dovresti stare attento a giudicare le persone che vanno al gay pride, le persone che lottano per i tuoi diritti, anche se non te ne rendi conto.”

L’importanza della condivisione.

Filippo è la prima persona con cui Martino si sente abbastanza al sicuro da aprirsi finalmente sul suo orientamento sessuale e sulla sua relazione con Niccolò. Ma fortunatamente non è l’unica persona su cui scopre di potersi appoggiare.
Altro importante merito della serie è quello di mostrare agli adolescenti l’importanza di rivolgersi a figure professionali. Anche nella versione originale era presente questo aspetto, ma in Skam Italia un po’ di più. Vantiamoci questa volta che possiamo! Mentre le ragazze nella prima stagione sono andate al consultorio, Martino si reca dallo psicologo scolastico, che gli ricorda l’importanza di affidarsi alle persone che gli vogliono bene e di fidarsi di loro.

Se la serie originale ha reso in maniera un po’ superficiale il gruppo di amici di Isak, il remake italiano ha invece fatto un ottimo lavoro e i Contrabbandieri di Luchini sono entrati nel cuore dei fan come i loro corrispettivi di Skam Norvegia non sono riusciti a fare.

Giovanni, Elia e Luca sono le rocce su cui Martino si appoggia. Lo fanno divertire ma sono anche pronti a consigliarlo e sostenerlo. Sono loro a suggerirgli cosa scrivere a Niccolò. E sono loro ad accompagnarlo dallo psicologo per chiedere informazioni sul disturbo borderline di personalità. Proprio grazie al loro sostegno, all’aiuto di Filippo e all’amore che lo lega a Niccolò, Martino intraprende un percorso di crescita molto ben costruito nella sceneggiatura. Finalmente riesce a togliere la maschera ed essere liberamente e orgogliosamente se stesso, nonostante questo voglia dire anche essere preso in giro e rischiare di essere picchiato.

Il coming out con Giovanni e successivamente quello con Luca ed Elia mi hanno fatta sorridere e hanno dato speranza a chi ancora non ha compiuto questo passo con gli amici. Ma la scena in cui la mamma rivela a Martino di aver saputo della sua omosessualità dal padre è a mio parere la più toccante di tutta la stagione, sostenuta egregiamente da due ottimi attori.

Prima tutta la disperazione causata dall’incapacità di comunicare, dalla paura di essersi persi, dal senso di colpa. Di Martino per le bugie raccontate e della madre per non esserci stata abbastanza, per non avere capito. Poi le lacrime e la tensione accumulata in tutto quel tempo che scivola via sulle guance. È così facile rivedersi nel genitore o nel figlio, per chi quel momento l’ha vissuto.

In conclusione, un altro importante aspetto che rende Skam Italia una serie assolutamente degna di nota è il modo in cui i responsabili della fotografia, della scenografia e dei costumi hanno collaborato, uniformando benissimo tra loro i tre settori, alla resa estetica del prodotto.

Quando qualcosa di così fresco e innovativo arriva in Italia viene voglia di parlarne e raccontarlo con le migliori parole che si riescono a trovare. Probabilmente queste righe scritte dopo averci riflettuto tanto, non sono comunque in grado di raccontare la grandezza di Skam Italia.

Skam Italia è un fenomeno che ha invaso non solo i cuori di tanti giovani, ma anche la rete, finendo quasi quotidianamente in trend su Twitter.

E allora non mi resta altro da dirvi se non consigliarvi la visione, qualunque sia la vostra età, perché questa serie ha qualcosa da comunicare a tutti. E ricordarvi, se siete giovani gay, lesbiche, bisessuali, pansessuali, intersessuali o trans, che non siete soli. Che ci sono un Filippo, un Gio, un Elia e un Luchino anche per voi da qualche parte e se non li avete ancora trovati potete rivolgervi alle associazioni lgbt+ più vicine a dove vivete.

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