Torino Film Festival: 9 film che vi consigliamo

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Si è conclusa da pochissimo la 36ª edizione del Torino Film Festival che si è svolto in città tra il 23 novembre e il 2 dicembre. Da sempre improntato ai giovani autori, il concorso prevede la partecipazione di 15 film che siano al massimo un’opera terza. In un festival in cui il fil rouge sembra essere stato la famiglia, la giuria ha premiato Wildlife, prima incursione dietro la macchina da presa dell’attore Paul Dano.

Quest’anno il programma delle varie sezioni è sembrato piuttosto solido e quindi qui di seguito vi consiglio alcuni dei film che più ho apprezzato, sperando che tutti possano avere una buona distribuzione anche nel nostro paese.

 

Wildlife, Paul Dano

Comincio proprio dal film che si è aggiudicato la vittoria del concorso. Tutti conosciamo Paul Dano: l’attore americano ha dimostrato negli anni di saper cambiare pelle e volto senza mai perdere di credibilità. Con Wildlife dimostra di essere talentuoso anche dietro la macchina da presa. Il suo esordio alla regia è, infatti, un dramma misurato ed elegante che racconta l’implosione di una famiglia americana del secondo dopoguerra, vista attraverso gli occhi dell’adolescente Joe. Wildlife è cosceneggiato da Paul Dano e da Zoe Kazan, la penna dietro al brillante Ruby Sparks. Piccola nota gossip: Zoe e Paul si sono conosciuti proprio sul set di Ruby Sparks e stanno insieme da allora.

Nos Batailles, Guillaume Senez

Un altro dramma famigliare in concorso a Torino36 è il franco-belga Nos Batailles. In parte autobiografico, Nos Batailles è la storia di Olivier (un davvero ottimo Romain Duris), un uomo che all’improvviso si ritrova a dover ridefinire la propria vita dopo l’abbandono della moglie. Guillaume Senez ci regala l’affresco empatico di un uomo che deve imparare a ricostruire non solo se stesso, ma anche la propria famiglia. Con sincerità e umanità profonda, Nos Batailles racconta cosa vuol dire (re)imparare a essere padre.

The White Crow, Ralph Fiennes

Ralph Fiennes torna alla regia con un biopic dedicato alla giovinezza di quello che è forse il più grande ballerino di tutti i tempi: Rudolf Nureyev. Tra flashback, primi piani e coreografie, Fiennes costruisce un film raffinato e estremamente affascinante che ruota attorno all’ottima performance di Oleg Ivenko, arrogante e irresistibile. The White Crow non è solo il racconto della nascita del successo di Nuryev ma è anche un inno all’arte in tutte le sue forme.

L’ospite, Duccio Chiarini

Il giovane regista italiano Duccio Chiarini porta in scena la precarietà sentimentale e lavorativa di un’intera generazione e lo fa con la leggerezza della commedia, ma la profondità dei sentimenti. Dopo la fine della sua storia con Chiara, Guido si ritrova vagabondo sui divani di amici e parenti e si renderà conto che anche le vite che sembrano più ordinate e felici sono in realtà un’insieme di insicurezze, sbagli e confusione. L’ospite è un “film che non fa rumore” ma che vi saprà conquistare ed emozionare all’istante.

Ovunque Proteggimi, Bonifacio Angius

Arriva dalla Sardegna un altro film italiano che ho amato molto. Ovunque Proteggimi è la storia di due vite al limite:  quella di Alessandro che ha una personalità borderline, e quella di Francesca a cui è stato portato via il figlio. Si conoscono in un clinica dopo un ricovero forzato e per loro inizierà un viaggio on the road un po’ goffo e un po’ sbilenco per riappropriarsi della propria vita. Angius costruisce un film a metà tra il road movie e il melodramma sostenuto da una mano registica sapiente e dall’interpretazione magistrale di Alessandro Gazale. Tra i paesaggi, le albe e i tramonti della Sardegna nasce un film che parla di riscatto, di amore e di coraggio.

The Guilty, Gustav Möller

La Scandinavia ci ha abituati a un cinema di grande qualità spesso improntato al noir e al thriller. The Guilty, in concorso al Torino Film Festival e vincitore di ben tre premi, si inserisce perfettamente in questo filone. Il giovane regista danese costruisce un thriller tesissimo, ambientato tutto in una stanza. Asger Holm, infatti, è un poliziotto confinato al centralino delle emergenze che una notte riceve la chiamata di una donna vittima di un rapimento. Con lucidità e sangue freddo, Asger tenterà in tutti i modi di aiutare la donna scoprendo però che la vicenda nasconde un orrore inimmaginabile. The Guilty è un’opera prima sorprendente in cui l’ottima interpretazione del protagonista Jacob Cedergren è totalmente al servizio di una sceneggiatura dal ritmo serrato e incalzante.

Vargur/Vultures, Börkur Sigbórsonn

Ancora in concorso, ancora più a nord e ancora più noir. Il dramma islandese Vargur (il cui titolo internazionale è Vultures) racconta la storia di una giovane ragazza vittima degli affari di traffico di droga di due fratelli. Vargur è un dramma lucido e asettico che non risparmia lo spettatore e lo cala nelle atmosfere e nei colori freddi di una terra che al cinema vediamo troppo poco. Difficile, duro, teso, Vargur riflette sul lato oscuro della vita scivolando in una voragine di violenza inarrestabile. Forse se siete molto sensibili potreste patirlo un po’, ma Vargur è davvero un ottimo thriller. Notevole anche l’interpretazione di Baltasar Breki Samper, un Alessandro Borghi versione Suburra ma tra il gelo dell’Islanda, che con il suo Atli dà vita a un personaggio dalle sfumature interessanti contrapposto al fratello senza scrupoli Erik.

Juliet, Naked, Jesse Peretz

Dopo tutti questi drammoni, mi sembra doveroso menzionare qualcosa di più leggero e ottimista. Nella Sezione Festa Mobile, il Torino Film Festival quest’anno ci ha regalato un commedia romantica di quelle capaci di metterti di buon umore all’istante. Tratto dal romanzo Tutta un’altra musica di Nick Hornby, Juliet, Naked racconta la storia di Annie, arrivata alla soglia dei quarant’anni e insoddisfatta della sua vita. Ma tutto cambia quando comincia uno curioso scambio epistolare con Tucker Crowe, misterioso rocker che ha fatto perdere le sue tracce da ormai 25 anni. Juliet, Naked è una romcom tipicamente british sulla possibilità di stravolgere la propria vita anche a quarant’anni. Il film accompagna lo spettatore attraverso la riscoperta di sé da parte dei protagonisti, fondendo uno stile fresco e ottimista con una colonna sonora che non smetterete di ascoltare. Ethan Hawke nei panni di Tucker Crowe è il vero valore aggiunto di questo film e la sua versione di Waterloo Sunset è irresistibile.

Heavy Trip, Juuso Laatio e Jukka Vidgren

Il premio come film più folle che ho visto a questo Torino Film Festival è di diritto di Heavy Trip. Quattro ragazzi di uno sperduto paesino della Finlandia suonano metal da sempre e sognano di poter partecipare a un importante festival in Norvegia. Quando finalmente decidono di provarci, partono alla volta di un viaggio on the road completamente folle. Tra foto segnaletiche, renne e cosplay vichinghi, Heavy Trip riscrive il road movie e il buddy movie in chiave metal. E si ride dall’inzio alla fine. Heavy Trip non perde un colpo!

 

Il Torino Film Festival torna il 22 novembre 2019 per altri nove giorni di full immersion nel cinema giovane e d’autore. Nel frattempo abbiamo tempo di recuperare ciò che non siamo riusciti a vedere!

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