RECENSIONE Outlander 4×03 – The False Bride

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Outlander torna a riabbracciare le diverse linee temporali nel terzo episodio della quarta stagione

Dopo tutto questo parlare di America, colonie e schiavitù, finalmente Outlander torna con un episodio che ci mostra qualcosa in più del mondo di Claire e ci ricorda la magia e il folklore dietro a questo lungo viaggio

Dal 1970 Brianna (Sophie Skelton) e Roger (Richard Rankin) tornano a popolare il racconto lasciato in sospeso da Outlander alla partenza di Claire: dopo aver aiutato la nostra Sassenach a rintracciare – e poi raggiungere – il suo Highlander nei libri di storia, non sappiamo più nulla dei due giovani.

Tuttavia, il pensiero di Brianna affolla i momenti più intimi di Claire e Jamie, l’idea di costruire una casa che possano chiamare propria e al tempo stesso far parte di una Storia che darà vita proprio al mondo di Bree.

Dopo ciò che è accaduto nell’episodio precedente, infatti, i Fraser decidono di lasciare immediatamente River Run, rinunciando alla – troppo – generosa offerta di zia Jocasta.

Prima di rimettersi in viaggio, tra Claire e l’anziana padrona avviene un ultimo scambio di opinioni: nonostante gli inevitabili contrasti, le due donne condividono una tempra molto simile e per questo incapace di adattarsi alla presenza dell’altra. A separarle è soprattutto una modernità concepita diversamente dai due tempi a cui appartengono.

Intanto Claire e Jamie non sono gli unici a viaggiare per il Nord Carolina. Sono proprio Roger e Bree, anzi, ad aprire questo episodio.

Ci siamo lasciati la Scozia alle spalle per troppo tempo adesso e ora, con una fugace occhiata alla villa di Inverness ormai vuota, siamo di nuovo al 1970. In poche ore Roger raggiungerà Brianna a Boston e insieme viaggeranno verso il Nord Carolina dove un festival scozzese gli regalerà una particolare atmosfera.

Che i due ragazzi si vogliano è innegabile, lo abbiamo percepito – seppur senza troppa sorpresa – dal loro primo incontro. Purtroppo, però, quella che avrebbe dovuto essere l’occasione per approfondire il loro rapporto non ci lascia altro che confusione.

La scena natalizia a cui abbiamo assistito nella scorsa stagione, infatti, sembra quasi dimenticata quando i due si salutano timidamente all’aeroporto. Poi un bacio strappato in auto viene seguito da altri brevi momenti confusi che continuano a serrarci fuori dalla loro relazione ma, soprattutto, dalle loro personalità.

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Non ci riesce ancora conoscere i due giovani quanto Claire e Jamie. Lo dicevamo proprio dello scorso episodio: conosciamo ormai profondamente e senza riserve i coniugi Fraser, e il nuovo ritmo narrativo a cui accennavamo sembra volersi adattare anche alla diversità del rapporto tra Roger e Brianna.

È in questo terzo episodio, quindi, che le due linee temporali tornano a sovrapporsi recuperando – forse troppo velocemente – ciò che è stato trascurato nella stagione precedente.

La relazione tra Brianna e Roger manca di tappe, sembra quasi costretta dalle circostanze del grandioso segreto di Claire e va velocemente sgretolandosi non appena si avvicina ad una certa concretezza.

Come catturati in un incantesimo dall’atmosfera della festa, i due sembrano spingersi l’uno verso l’altra per via di forze più grandi che, quando vengono meno, rompono quella sorta di bolla che si è venuta a creare. In quella che avrebbe potuto essere la loro prima intimità, Roger chiede a Brianna di sposarlo spaventandola inevitabilmente. Più che la proposta è, infatti, la reazione al rifiuto a colpire tanto la ragazza quanto gli spettatori: una violenza d’animo che, come lei, non siamo stati in grado di prevedere.

Sembrerà azzardato, ma si potrebbe citare quella scena di Big Fish (Tim Burton, 2004) che recita:

“Dicono che quando uno incontra l’amore della sua vita il tempo si ferma. Ed è vero. Quello che non dicono è che quando il tempo si rimette in moto va a doppia velocità per recuperare.”

È questo ciò che succede a Roger e Brianna, con la differenza che  non possiamo ancora dire se i due ragazzi siano endgame oppure no. Se l’amore di Claire e Jamie è quello in grado di fermare il tempo, il legame tra Roger e Brianna piuttosto sembra correre e indebolirsi precocemente per tenergli testa.

Terre selvagge e misteri profondi. Outlander torna a casa

Torniamo adesso all’America coloniale.  Nella natura ancora selvaggia e piena di misteri, Jamie e Claire riprendono il cammino insieme all’immancabile Ian –  che a dispetto della sua esile figura si dimostra sempre più capace di tenere il passo dello zio – e dal passo esperto di John Quincy Myers (Kyle Rees), che conosce bene i boschi come alcune delle popolazioni indigene che vi abitano.

È proprio nel fitto di questa vegetazione che accadrà un evento nuovo ed estremamente affascinante.

Smarritasi per recuperare un mulo che si era allontanato, disarcionata dal proprio cavallo e priva di sensi, Claire viene sorpresa nella notte calante da un temporale che la costringe a cercare un riparo tra le vegetazione. Qui la donna si ritrova tra le mani un teschio con un incisione particolare e una pietra come quelle che le hanno permesso di attraversare il tempo per tre volte.

Poco dopo una figura misteriosa appare dal buio e le si avvicina: un indigeno che indossa una pietra uguale le rivela anche la stessa cicatrice sulla nuca prima di sparire nel nulla. Siamo di fronte ad un sogno o ad un fantasma? O a qualcosa di completamente nuovo?

Al risveglio Claire intuirà che la stessa figura le avrà permesso di ricongiungersi a Jamie prima di rivelarle un altro segreto: alla luce del sole sono visibili nell’arcata dentaria del teschio delle moderne otturazioni che tradiscono un altro viaggiatore del tempo.

Nel primo episodio abbiamo appena sbirciato le danze aborigene e la costruzione di un cerchio nel Nord America del 2000 A.C. ma intuiamo fin da subito che avranno un ruolo centrale nella stagione attuale.

Si infittisce quindi la storia di Claire e dei viaggiatori e di quei cerchi che da sempre regolano il mondo, la vita e la morte e, talvolta, una rinascita. Sarà questo incontro un indizio o un presagio? Senza alcuna ombra di dubbio, Outlander ritrova tutta la sua potenza quando ha a che fare con il mistero.

Nonostante ciò, però, va ammesso che è la preannunciata scena finale a colpire al cuore di questo episodio perchè, senza sorprenderci, ci restituisce per la prima volta una sensazione di completa serenità.

“Questa potrebbe essere la terra più bella che io abbia mai visto.”

[…]

“È un buon terreno, senza dubbio. Questo prato qui sotto sarebbe perfetto per qualche animale. E il terreno vicino al fiume potrebbe essere sgombrato per dei raccolti.

“Conosco quello sguardo sul tuo volto, Jamie Fraser. Sei innamorato.”

[…]

“Allora questa sarà la nostra casa. La chiameremo Fraser’s Ridge.”

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Per fare di questo sogno americano una casa, però, i Fraser dovranno accettare l’offerta del governatore Tryon e mettersi, ancora una volta, contro la Storia.

Vi aspettiamo nelle prossime recensioni di Outlander!

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