Green Book

RomaFF13 RECENSIONE Green Book

CINEMA EVENTI RECENSIONI RUBRICHE
Share

L’ interracial buddy comedy del XX secolo dopo Quasi amici

Con il debutto da solista di Peter Farrelly si conclude il trittico di film a difesa dei diritti degli afroamericani presenti quest’anno alla Festa del Cinema di Roma. Ma questa volta con Green Book si entra più in profondità all’interno di una storia vera ambienta negli Stati Uniti di John Kennedy.
Nella New York del 1962, l’italoamericano buttafuori Tony “Lip” Vallelonga – interpretato da un appesantito e sfacciato Viggo Mortensen, irresistibile nelle parti in cui recita in italiano – si ritrova a dover sostenere un colloquio per un posto da autista. Ma quando si trova davanti al suo datore di lavoro, il dottor Shirley, le sue aspettative vengono deluse e immediatamente rimpiazzate dall’immagine di un uomo di colore. Un elegantissimo Mahershala Ali è un pianista afroamericano che vive la sua esperienza con la discriminazione razziale nell’ombra dell’alcolismo.
Green Book
Da qui ha inizio uno splendido buddy movie che si fonde con gli stilemi del road movie.
La struttura del film si basa sul rapporto umano tra due personalità diverse. Hanno trascorsi opposti e provengono da due contesti sociali diversissimi, ma entrambi fanno parte di due minoranze etniche. Lo stesso avviene nei vari Butch Cassidy, Un uomo da marciapiede o in La strana coppia. Non a caso cito tre film degli anni ‘60, perché fanno parte di quel retaggio cinematografico che coincide con il periodo storico in cui la vicenda si svolge.
Green Book
Ma andando ancora più in profondità ci si accorge che il film attinge a piene mani dal padre di tutti i buddy movie, un cult tutto italiano uscito non a caso proprio nel 1962: Il sorpasso.
Che il film di Dino Risi sia stato venerato anche negli Stati Uniti sin dai tempi del suo debutto non è mai stato un mistero. Con il titolo The Easy Life, infatti, diventa immediatamente fonte di ispirazione per il film di Dennis Hopper Easy Rider, colonna portante della New Hollywood.
Se ci si sofferma a pensarci, le similitudini non sono poche, soprattutto nella costruzione dei caratteri. Il personaggio smaliziato e caciarone alla guida dell’auto si contrappone a quello più timido e introverso seduto al posto del passeggero.
Green Book
Peter Farrelly, uscendo dal ventennale sodalizio con suo fratello minore Robert, si emancipa da quel tipo di commedia scorretta e sbottonata che ha caratterizzato la sua coproduzione negli anni ‘90 e 2000. Farrelly abbraccia un registro più intimo e introspettivo che non manca di accontentare anche i suoi vecchi fan con momenti trascinanti ed esilaranti.
La vicenda narrata è realmente accaduta, tanto che a firmare la sceneggiatura c’è anche il figlio di Tony Lip, Nick Vallelonga.
Le interpretazioni sono entrambi sublimi, ma senza dubbio a rubare la scena è Viggo Mortensen, che quest’anno è pronto ad accaparrarsi la terza candidatura a l’Oscar e chissà, magari anche il premio!
Green Book

Per rimanere sempre aggiornati sulle novità, seguiteci sulla pagina Facebook, sul gruppo dedicato a Cinema&TV  e sugli altri social. Se avete suggerimenti o volete entrare a far parte del nostro team, inviateci una e-mail oppure contattateci sui nostri social.