The Hate U Give

RomaFF13: RECENSIONE The Hate U Give

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 The Hate U Give in prima alla Festa del Cinema di Roma

La nostra recensione del film di George Tillman Jr.

THE hate U Give è il secondo capitolo della trilogia dedicata alle new wave afroamericana di hollywoodiano ospitata quest’anno dalla Festa del Cinema di Roma.
La presentazione di The Hate U Give di George Tillman Jr. è stata cronologicamente preceduta dal nuovo film di Barry Jenkins Se la strada potesse parlare, di ritorno alla Festa dopo Moonlight, vincitore del premio Oscar strappato a La La Land.
The Hate U Give
Seguirà nei prossimi giorni Green Book di Peter Farrelly con Viggo MortensenMahershala Ali, viaggio all’interno dell’amicizia tra un buttafuori italo-americano e un pianista afroamericano.
Queste tre opere affrontano la sempre delicata questione dei rapporti bianchi/neri negli Stati Uniti, dagli anni ‘60 ad oggi.
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Pregiudizi in disequilibrio

Questa è la volta di The Hate U Give. La pellicola riesce a unire con grande efficacia le tematiche relative alla discriminazione razziale con quelle delle pulsioni e dei disequilibri dell’età adolescenziale.
La pellicola infatti è tratta dall’omonimo romanzo per ragazzi di Angie Thomas, trasformato dal regista in un’opera più complessa e consapevole. Un lucido ritratto dei rapporti umani all’interno della società americana: insomma, un inno contro il pregiudizio e il razzismo.
La natura del soggetto viene apertamente dichiarata dalle costanti citazioni a J. K. Rowling e alla saga di Harry Potter. Un balzo indietro nel tempo conduce la protagonista Starr – giovane afroamericana che si ritrova a essere l’unica testimone oculare di un efferato atto di razzismo – a rivivere i momenti più spensierati della sua infanzia, quando con i suoi compianti compagni di scuola Natasha e Khalil giocavano ad essere Harry, Ron ed Hermione.
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Starr vive in un mondo grigio che si divide per questo in due dimensioni: il mondo bianco e il mondo nero.

La protagonista, infatti, è una ragazza afroamericana che studia in una scuola “per bianchi”. Frequenta le feste della sua comunità eppure ha un fidanzato bianco, protagonista tra l’altro di un’esilarante scena alla Indovina chi viene a cena?
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Tra cronaca e realtà

Seppur in maniera laterale, il film riprende in parte un tema scottante che ultimamente è al centro del dibattito sociale e cinematografico italiano. Anche se in due casi – uno di cronaca vera e l’altro di ispirazione – diversissimi, e in due paesi così diversi come Italia e Stati Uniti, anche Khalil è vittima dello stesso pregiudizio che si abbatte su Stefano Cucchi, la cui storia è stata recentemente raccontata nel film Netflix Sulla mia pelle.
Una discriminazione che proviene dal pregiudizio di un membro delle forze dell’ordine davanti ad un giovane che “apparentemente” sembra un criminale. Le marce di protesta, l’indignazione della comunità afro e l’indifferenza da parte della legge rimandano alla figura di Martin Luther King. Sembra quasi che si senta la necessità di un passaggio di testimone alle nuove generazioni, sopratutto nell’era Trump.
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Dopo la rivoluzione avviatasi nel cinema di genere con pellicole come la recente denuncia di Blackkklansman di Spike Lee, George Tillman Jr. realizza un film di formazione responsabile ed empatizzante. L’unico difetto è un finale un po’ troppo retorico e poco credibile, risultato (forse) di una sceneggiatura tratta da un romanzo per young adult.

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