RomaFF13: Martin Scorsese incontra il pubblico e riceve il Premio alla Carriera

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Martin Scorsese incontra il pubblico

Il Premio alla Carriera della Festa del Cinema di Roma

Si è tenuto il 22 ottobre l’incontro ravvicinato della Festa del Cinema di Roma con protagonista il Maestro del cinema Martin Scorsese.

Una masterclass durata circa un’ora in cui Scorsese ha parlato, attraverso 9 clip selezionate, dell’influenza che su di lui ha avuto il Cinema italiano, in particolare quello del Neorealismo di De Sica, Rosi e Pasolini.

Intervistato dal direttore della Festa Antonio Monda, il regista newyorkese di origini siciliane è stato introdotto al pubblico da una clip che celebra la sua straordinaria produzione e da una standing ovation riservata a pochi.

La scelta delle sequenze che hanno guidato l’intervista, spiega Monda, non rappresenta una compilation né una classifica ma si tratta di ‘brani’ che hanno particolarmente inciso sulla formazione e l’evoluzione di Scorsese.

Accattone di Pier Paolo Pasolini (1961)

È il primo film utilizzato dal regista per descrivere il suo rapporto col cinema.

“Sono cresciuto in un difficile quartiere di New York ed è stato il primo film [non realizzato dagli Studios] di cui conoscevo i personaggi” 

“È sempre difficile parlare di Pasolini”  aggiunge, “perché mentre voi italiani conoscete tutto di lui, io non avevo idea di chi fosse. Per me è stato uno shock” 

Da Pasoli, ammette Scorsese, ha imparato molto l’utilizzo della musica per i suoi film.

La presa di potere di Luigi XIV di Roberto Rossellini (1966)

“Era il 1948-49 e avevo circa 5 anni, in casa avevamo una piccola tv su cui venivano trasmessi i film del Realismo come Roma città aperta, Paisà o Sciuscià

Scorsese spiega che era tanto forte il legame con la sua famiglia, il fatto che vedesse con loro questi film per la prima volta, che per lui rappresentavano in qualche modo la vita reale e quotidiana, a prescindere dalla distinzione tra film commerciali ed impegnati.

Dal direttore Monda a Scorsese viene chiesto poi cosa ne pensa dell’idea di realizzare film didattici per la tv, come ad un certo punto ha fatto proprio Rossellini.

“ad un certo punto ho avuto la sensazione che l’arte fosse rivolta troppo verso se stessa […] nella composizione di in un film come questo, è già solo un dettaglio a trasmettere la storia” 

Umberto D., Vittorio De Sica (1952)

Dopo aver mostrato la clip in cui il protagonista lascia il proprio cane ad elemosinare per strada, Scorsese spiega come si percepisca in questa pellicola ik cambiamento di un’intera società che non si prende più cura dei suoi anziani per cui fino a poco tempo prima nutriva del rispetto profondo.

Anche l’impostazione dice molto perché non siamo davanti ad un film sentimentale perché il cane non è motivo di tenerezza ma mezzo sfruttato dall’uomo per impietosire i passanti. È quindi un sentimentalismo non rivolto agli spettatori, che vengono anzi messi davanti ad una realtà più dura.

Il posto, Ermanno Olmi (1961)

Si tratta di un film molto speciale, racconta Scorsese, tanto amato da uno dei maggiori distributori americani da decidere di proiettarlo gratuitamente nelle proprie sale il primo giorno.

“Si tratta di uno stile documentario, economico e scarno, che molto si avvicinava alla mia visione del cinema”

L’eclisse di Michelangelo Antonioni (1962)

Dai film di Antonioni come L’Avventura, ha spiegato il regista, quello che ha più appreso è la concezione dello spazio, l’inquadratura come narrazione.

un po’ come l’arte moderna, ed è probabile che io non la capisca.”

Divorzio all’italiana di Pietro Germi (1961)

“Ci sono sia satira che verita in questo racconto sulla Sicilia” 

Questo è il film a cui Martin Scorsese si è ispirato per realizzare Quei bravi ragazzi, soprattutto per quanto riguarda il movimento della macchina da presa e l’uso del bianco e del nero nello stile di Germi.

Ad una domanda del direttore relativa alle sporadiche vittorie delle commedie agli Oscar, Scorsese dice la sua individuando – con una visione forse un po’ generalista e frettolosa – che forse è l’idea stessa di un genere improntato all’intrattenimento a non farlo risultare impegnato abbastanza.

Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1962)

“In questo film non è una madre ma LA madre quella che piange il figlio ormai morto”, dice il regista.

Rosi, spiega, ti mostra i fatti ma ti fa anche capire che i fatti non sono sempre la realtà.

“Quando dico che questi film mi hanno cambiato la vita, devi capire che li ho visti nell’arco di qualche anno. La mia vita è cambiata molte volte.

Il Gattopardo diLuchino Visconti (1963)

È un film che ha sicuramente ispirato in molti modi pellicole come L’età dell’innocenza, fa notare Monda, ma in quel caso, precisa Scorsese, “io ero più interessato all’antropologia della vita, alle classi sociali più come Rossellini.” 

Visconti, invece, è riuscito a combinare l’opera cinematografica con la politica come in un melodramma.

Le notti di Cabiria di Federico Fellini (1957)

È l’ultimo film selezionato dal regista e si tratta di una clip dove si passa in brevissimo tempo da un sentimento di totale disfatta e desiderio di morte al sorriso, come in una vera rinascita dell’animo della protagonista.

“Con Fellini avrei dovuto neglia anni Novanta girare un documentario sul cinema, ma purtroppo ci ha lasciati prima. Quello che mi ha insegnato è che bisogna sempre trovare delle location vicine a buoni ristoranti.”

Il Premio alla Carriera

A terminare l’incontro è la clip dei titoli di Toro Scatenato, che Monda presenta come la sua pellicola preferita dell’interminale carriera di Scorsese.

Con un intenso discorso di Paolo Taviani che lo ha consacrato come “il passato, il presente e il futuro del Cinema”, al visibilmente commosso Scorsese viene consegnato il Premio alla Carriera della Festa del Cinema di Roma.

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