Kursk

RomaFF13: RECENSIONE Kursk di Tomas Vinterberg, con Matthias Schoenaerts e Colin Firth

CINEMA NEWS RECENSIONI
Share

Alla Festa del Cinema di Roma arriva Kursk di Tomas Vinterberg, la pellicola che racconta le vicende del sottomarino russo inabissatosi nel 2000

Il film tratto dal romanzo A Time to Die di Robert Moore è basato sul reale incidente del sottomarino K-141 Kursk.

Il 10 agosto del 2000 il mezzo militare, orgoglio della Marina Russa, intraprende un’esercitazione.
A soli due giorni dalla partenza, una serie di esplosioni inabissano il sottomarino e, nei nove giorni successivi, a causa delle omissioni da parte del governo russo, neanche i 23 sopravvissuti riescono a salvarsi.

Il progetto di questo film era in stand-by da un po’, poi il protagonista, Matthias Schoenaerts, ha fatto leggere la sceneggiatura al regista che ha deciso di aggiungere la sua impronta al racconto.
Il film, infatti, è in perfetto equilibrio tra realtà e finzione. È proprio quest’ultima che riesce a trasmettere un forte senso di perdita e di ansia per le sorti e il destino dei 118 marinai a bordo.

L’abilità del regista in questa pellicola è stata quella di riuscire a sviluppare la narrazione su tre livelli distinti: quello delle famiglie, quello dei militari e, per ultimo, quello delle autorità governative.
Al contrario di quello che si potrebbe pensare, l’elemento di umanità presente nel film, è stata una scelta fatta dal regista per dare la sua voce ai fatti. 

Sin dai primi minuti è palese quanto l’elemento di unione, l’amore e le relazioni siano alle basi di questa storia. In quea tragedia, oltre i marinai, le vittime sono state anche i civili tenuti all’oscuro da quello che stava realmente accadendo ai loro compatrioti, ai loro cari.
Il senso di impotenza che si trasmette è struggente e distruttivo e rende perfettamente l’idea di come sia stato difficile per quelle famiglie cercare di farsi forza insieme. L’unione che traspare nel film  mantiene la “visione dei civili” più vicina allo spettatore comune, ed è per questo importante da segnalare.

E’ bene specificare che il rapporto della comunità presente nel film è stata un’aggiunta del regista che non ha contattato nnessuno dei parenti delle vittime. Forse è proprio questo che rende questo film così interessante, l’elemento umano che rende questa una storia da raccontare e non un documentario qualsiasi sul Kursk.

L’inadempienza e il silenzio governativo non fanno che alzare ancora di più quella barriera sempre presente tra autorità e civili. Vinterberg riesce a rappresentare perfettamente quella sensazione di assenza da parte di chi dovrebbe sostenere le famiglie delle vittime. Quell’assenza che fu chiara all’epoca dell’incidente, quando un giovane Putin appena salito alla presidenza non proferì parola sull’accaduto. Inoltre, quando il governo potrebbe davvero capovolgere la situazione al meglio, preferisce tacere e ignorare gli aiuti, una scelta che non sarà perdonata.

Il personaggio interpretato da Colin Firth per gli spettatori meno attenti potrebbe sembrare marginale ma è una visione errata: la profondità della sua persona è paragonabile a quella di Mikhail. Il commodoro britannico David Russell, fa tutto il necessario per aiutare la Russia in questa situazione ma, dopo molta insistenza, quando gli aiuti vengono autorizza è troppo tardi. Dalla sua reazione si comprende benissimo l’umanità di quel gesto, di quell’aiuto offerto perché vi erano esseri umani all’interno del sottomarino, persone che dovevano e potevano essere salvate.

Sulla questione dei sopravvissuti, oltre al grande senso di unità non c’è molto da dire, tutti i dialoghi, tutte le situazioni ricreate, mostrano quel senso di compattezza già citato. Soprattutto verso la fine, il rispetto tra gli uomini che traspare è toccante, è qualcosa di puro e reale.
È proprio la purezza il tema più vicino alle scelte registiche. Il film inizia e finisce con Misha, il figlio di Mikhail, ed è un po’ lui il vero protagonista della pellicola, in quanto assiste a tutto quello che accade come un testimone silenzioso che non può dire la sua ed è semplicemente succube degli eventi. La similitudine tra il bambino e lo spettatore è certamente voluta, è vedere tutto oggettivamente e con chiarezza l’elemento chiave.

Kursk è una pellicola vera per i fatti ma, soprattutto, perché lascia qualcosa in chi lo vede, una terribile realtà: un muro insormontabile di burocrazia che non si può scalfire in alcun modo.

Per rimanere sempre aggiornati sulle novità, seguiteci sulla pagina Facebook, sul gruppo dedicato a Cinema&TV  e sugli altri social. Se avete suggerimenti o volete entrare a far parte del nostro team, inviateci una e-mail oppure contattateci sui nostri social.