RomaFF13: RECENSIONE ‘La diseducazione di Cameron Post’, il successo del Sundance con Chloe Grace Moretz

CINEMA EVENTI NEWS RECENSIONI
Share

La diseducazione di Cameron Post’ , dal Sundance alla Festa del Cinema di Roma

“Spingere gli altri ad odiare se stessi, non è violenza psicologica?” 

The Miseducation of Cameron Post, seconda regia di Desiree Akhavan, è l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Emily M. Danforth.

La pellicola vincitrice del Gran Premio della giuria nella categora U.S. Dramatic del Sundance Film Festival è un film importante che si distingue dagli altri coming of age per un taglio invertito sulla ricerca identitaria.

Nella sera del prom – momento rituale atteso da ogni adolescente – l’orfana Cameron Post (Chloë Grace Moretz) viene sorpresa dal suo ragazzo in un momento di intimità con l’amica Coley (Quinn Shepard). Confusa ed umiliata, la ragazza viene condotta dalla zia e tutrice in un istituto cristiano di ‘cura’ per giovani omosessuali.

A God’s Promise la missione è quella di mettere i ragazzi davanti ai loro peccati allo scopo di debellare l’aberrazione sessuale. Siamo nel 1993 e i diritti della comunità LGTB, ancora oggi criticamente in discussione, sono lontani anni luce dal loro riconoscimento.

Quello che siamo non è sotto un iceberg

A differenza delle precedenti pellicole sul tema, in cui la ricerca identitaria dei protagonisti costituisce il nucleo del film, in Cameron Post la propria identificazione, seppure senza etichette, è in realtà già nitida. La protagonista e il ristretto gruppo di amici di cui si circonda non provano astio verso la propria condizione, e ai metodi poco affidabili dei propri supervisori rispondono con remissività ma senza convinzione. Non sono i propri sentimenti – che perlopiù emergono di notte – a tormentare Cameron, semmai ne affermano la naturalezza davanti alla pace in tempesta della comunità.

Alle assurde domande che le vengono poste, infatti, è sempre un forse, un ‘non saprei’ a riempire le risposte della ragazza, che nella sua persona non riesce ad individuare elementi estranei da colpevolizzare.

L’iceberg di Cameron, il diagramma che tutti i ragazzi sono costretti a completare, resta vuoto a lungo e si riempie di bugie, perché alla base del suo blocco non c’è nulla, la sua identità è già tutta in superficie.

La diseducazione di God’s Promise

Nel contesto attuale, in cui strategie simili di violenza psicologica vengono ancora consentite sui minori, è necessario ricostruire una storia come quella di Cameron Post dove la confusione identitaria non esiste a priori ma viene creata e condizionata dalla paura altrui.

“Spingere gli altri ad odiare se stessi, non è violenza psicologica?”

Diseducazione è ciò che sta fuori da uno schema ma è anche ciò che può curare lo schema stesso, diseducare con l’autenticità la diseducazione che ci viene imposta.

La diseducazione sotto i riflettori della Akhavan non è quella di Cameron ma quella di una generazione che proietta sulla successiva le proprie ferite, costringendola a consolidare una resa che non ha avuto forza di respingere prima. Ma per Cameron quella forza è intrinseca e, alla fine del film, prenderà il volo.

La fotografia pulita e poco impostata concede ai personaggi l’approccio sincero di cui necessitano mentre il montaggio fa la sua parte per permette al personaggio di Cameron di inglobare i momenti onirici come una parte solida della sua presenza. È forse, per Chloë Grace Moretz, la prova attoriale che aspettavamo di vedere.

Per rimanere sempre aggiornati sulle novità, seguiteci sulla pagina Facebook, sul gruppo dedicato a Cinema&TV  e sugli altri social. Se avete suggerimenti o volete entrare a far parte del nostro team, inviateci una e-mail oppure contattateci sui nostri social.