Opera Senza Autore

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Torna al cinema Florian Henckel von Donnersarck

È nelle sale Opera senza autore

Non è trascorso neanche un mese da quando abbiamo lasciato Una storia senza nome (film di Roberto Andó) e già troviamo in sala Opera senza autore.
Eppure quest’opera un autore ce l’ha e con la A maiuscola. Si tratta di Florian Henckel von Donnersmarck, padre del celebre e indimenticabile Le vite degli altri, Oscar come miglior film straniero nel 2007.

Il regista tedesco dal nome impronunciabile torna sul grande schermo con un film in costume diversissimo dai suoi precedenti, a distanza di 8 anni dal pluri-criticato The Tourist.
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La Germania dei decenni pre e post regime nazista viene raccontata e filtrata attraverso la lente dell’arte contemporanea. La vicenda ha inizio infatti all’interno del museo di arte contemporanea di Dresda, dove una stizzita guida museale annuncia ai visitatori con spiccato senso di ribrezzo che un’opera di Vassily Kandinsky è costata al museo la somma esorbitante di 2000 marchi.

Un piccolo personaggio che con pochi secondi di presenza scenica riesce ad incarnare perfettamente il pregiudizio dei canoni artistici imposti dal Führer e dal suo impero tirannico. Chissà la faccia che farebbe oggi quel giovane arrogante addetto turistico davanti alle stime delle opere di Kandinsky o di Mondrian!
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Il nuovo mondo suggestivo e onirico creato da questa rivoluzionaria fucina di artisti si incontra nel film con la lucida follia nazista. La scalata al successo dell’aspirante pittore Kurt si intreccia all’assurda strategia di purificazione nazista denominata “cura esistenza”, ovvero un piano di soppressione di tutti coloro che non sono sani e che non rientrano negli assurdi parametri estetici della pura razza ariana. Tra loro anche la bellissima zia di Kurt, Elisabeth… un nome non casuale che tornerà a tormentare il giovane protagonista anche sul piano sentimentale.
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Un ritratto d’epoca chiaro e razionale che si distoglie da qualsiasi di tipo di rappresentazione cinematografica affrontata fino a oggi. La solida sceneggiatura (dello stesso Henckel von Donnersmarck) accompagna gli spettatori in un melodramma storico dai toni thriller, che allo stesso tempo celebra la forza l’amore, un sentimento talmente alto che proprio come l’arte vive al di sopra di qualsiasi legge umana.
La regia è limpida, gli attori sono bravi, i costumi sono impeccabili. La scenografia e la fotografia, invece, a tratti scadono in un certo manierismo tipico delle fiction RAI o di certi spot pubblicitari.
Presentato alla 75ª Mostra del cinema di Venezia, il film ha ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida. Tuttavia, rappresenterà la Germania agli Oscar 2019 come candidato al miglior film in lingua straniera.

Per tutti gli amici che si lasciano intimorire dalla durata, non abbiate paura. Il film è un tantino lungo ma non lascia margine di distrazione e non annoia mai!

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