#nostalgiaisback06 – Sons of Anarchy: motociclette e dannazione

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A dieci anni dal debutto, la storia di dannazione e criminalità di Sons of Anarchy non smette di conquistare

I personaggi sono la vera forza motrice della serie di Kurt Sutter

Xavier Dolan una volta ha detto una frase a cui io sono particolarmente legata: dice che lui guarda i film con il cuore, non con un dizionario in mano.

Sons of Anarchy per me è l’emblema di questo. Lo show creato da Kurt Sutter e andato in onda tra il 2008 e il 2014 su FX non è perfetto. La tecnica non è particolarmente lodevole, visivamente non vi è nulla che faccia gridare al capolavoro. Eppure la scrittura dei personaggi e delle relazioni che li legano è potentissima e crea la solida ossatura di uno show che è diventato cult.

Ho iniziato Sons of Anarchy un po’ per caso e non avrei mai immaginato che quei 92 episodi si sarebbero rivelati un lungo e straziante viaggio che mi avrebbe coinvolto così tanto emotivamente.

Sons of Anarchy è la storia dei SAMCRO, ovvero il Sons of Anarchy Motorcycle Club Redwood Original, dei loro traffici illegali di armi e droga e delle guerre che ne conseguono. Ma è soprattutto la storia personale dei membri del club e della famiglia Teller.

Le premesse delle prime stagioni sono quasi shakespeariane: Jackson Teller, figlio di uno dei fondatori del club, trova un manoscritto del padre John e piano piano si insinua in lui l’idea di fare ciò che suo padre non ha avuto il tempo di fare: portare l’MC verso attività legali. Non è però della stessa idea Clay Morrow, presidente del club, che dopo la morte del suo amico John ha sposato Gemma Teller. Fin da subito il sentore che Gemma e Clay abbiano a che fare con la morte prematura di John in un incidente stradale si fa strada tra gli spettatori. Il richiamo ad Amleto, Claudio e Gertrude è servito.

Nel corso delle sette stagioni, non è sempre facile stare dietro alle faide e agli affari del club, ma come dicevo la vera forza di Sons of Anarchy sono i suoi personaggi.

Jax è il principe tormentato: erede ideale dell’MC, ma anche Amleto bello e dannato che inevitabilmente scenderà negli abissi non tanto della follia, quanto della furia cieca. Il bene della famiglia e quello del club sono inconciliabili e saranno in molti a capirlo subendone le conseguenze sulla propria pelle, Jax in primis.

Inizialmente le sue intenzioni sono buone: portare il club verso attività legali per poi allontanarsi da questa vita insieme alla moglie Tara e ai figli Abel e Thomas. Ma quella vita lo inghiotte e in fondo è sempre stata il suo destino da cui non può scappare.

Jax e Clay sono due facce della stessa medaglia. Il martelletto ti logora e quando Jax diventa presidente dei Sons, si trasforma in colui che ha sempre odiato e disprezzato. Anzi, forse peggio. Perché Jax è scaltro e intelligente, ma è anche molto impulsivo. Jax spesso crede di fare il bene del club, ma la sua è spesso una cieca vendetta che gli impedisce di vedere il quadro generale. Commette errori che Clay non avrebbe commesso e la sua violenza è (soprattutto nelle ultime due stagioni) cieca, rabbiosa e vendicativa. Quella di Clay è invece calcolata e fredda. Clay è spietato, ma anche estremamente intelligente e manipolatore.

Jax non è mai stato totalmente onesto con nessuno, non quanto Bobby, Chibs e tutti gli altri lo sono stati con lui. Ma in fondo Jax non è stato totalmente onesto nemmeno con se stesso.

Nonostante i buoni propositi, Jax distrugge Samcro senza nemmeno rendersene conto. Troppe verità omesse, decisioni sbagliate, uomini morti e guerre inutili. Jax pecca di hybris e come ogni eroe tragico ne paga il prezzo. Jax è l’archetipo del flawed hero tragico e nonostante tutto noi lo amiamo come il club lo ama.

La terza grande protagonista di Sons of Anarchy è indubbiamente Gemma. La matriarca della famiglia Teller è un personaggio complesso e controverso. Manipolatrice e scaltra anche lei, Gemma ha fatto qualunque cosa pur di proteggere la propria famiglia. Ma l’amore grande per suo figlio e i suoi nipoti l’ha portata anche a commettere errori imperdonabili che hanno avuto conseguenze devastanti. Pericolosa, folle e senza freni Gemma la si odia o la si ama e per quanto mi riguarda è forse il personaggio scritto meglio di tutto lo show: Gemma è stata la colla che ha tenuto unito il club, la figura di riferimento per eccellenza per tutti.

Chibs e Bobby, che ho menzionato poco fa, sono altri due grandi personaggi. I più vicini a Jax, la voce della sua coscienza. Bobby e Chibs sono due tra i più assennati e giusti membri dei Sons, sempre pronti a sostenere il loro presidente ma anche pronti a riportarlo sulla retta via innumerevoli volte, soprattutto Bobby. L’amicizia tra Chibs e Jax avrà sempre per me un posto speciale e il suo “Jackie Boy” mi risuonerà nelle orecchie a lungo.

Tig è invece il mio preferito in assoluto. Quello che sembrava solo il braccio destro di Clay, il suo sicario, è in realtà il più sensibile di tutti. Strano, ingenuo, sopra le righe e con strane attitudini, Tig rivela però una grande fedeltà verso il club nonostante le molte scelte sbagliate compiute. Ed è proprio con Tig che Kurt Sutter ridefinisce l’idea di mascolinità: la sua storia d’amore con la transessuale Venus Van Dam (interpretata da un magnifico Walton Goggins) è uno dei pochi elementi positivi che illuminano il buio in cui gli eventi trascinano Sons Of Anarchy.

Uno dei personaggi più positivi dello show è invece certamente Nero Padilla. Nero gestisce un servizio di escort e ha un difficile passato in una gang. Entra in medias res nella quinta stagione e riesce a farsi amare fin da subito. Leale e corretto, Nero vuole solo uscire da quel mondo che lo ha tenuto stretto tra le sue spire per anni. Nero rappresenta la flebile speranza di una vita diversa che rimane quando tutto il resto è caduto in pezzi ed è anche uno dei pochi personaggi completamente positivi.

Poi ci sono Opie e Otto (interpretato da Kurt Sutter stesso, tra l’altro) che sacrificano tutto per il club. E Juice, il più fragile dei membri del club, che vuole solo fare la cosa giusta ma che non sempre ci riesce. Unser, poliziotto diviso tra il dovere e il legame coi Samcro che in fondo si trasforma in amicizia. Tara, grande amore di Jax, che io però non sono mai riuscita ad apprezzare davvero. E Wendy, ex moglie di Jax che riesce a riscattarsi completamente da ciò che era.

Potrei continuare con un elenco lunghissimo di qualità che ho amato, di pregi e difetti di questi personaggi che non sono mai manichei. Stiamo parlando di criminali senza scrupoli eppure fragili, che amano e che soffrono. La loro violenza ci turba, il loro mondo ci spaventa. Però, Sons of Anarchy mette in scena in maniera così vivida e reale il dolore, la fratellanza, la lealtà a un’idea e agli amici che in fondo ci fa dimenticare che loro sono i bad guys.

Sons of Anarchy è carne viva, è cuore che pulsa.

Se è diventato un cult il merito è come dicevo di una caratterizzazione dei personaggi che lascia senza fiato. A questo si aggiunge un cast pazzesco con alcune interpretazioni davvero eccezionali. Da Ron Perlman a Katey Sagal, fino ad arrivare a Charlie Hunnam che nel corso delle stagioni migliora davvero molto fino a riuscire a trasmettere il dolore e lo strazio con un solo sguardo, la consapevolezza e la rassegnazione con un solo sorriso.

Sons of Anarchy è uno show profondamente viscerale. Un’escalation incontrollabile di violenza che ha un’unica fine possibile e inevitabile. Non c’è salvezza per Jax, non c’è redenzione per il club. E noi spettatori ne restiamo completamente catturati perché in fondo siamo diventati Samcro anche noi.

A quattro anni dalla fine dello show, Kurt Sutter è tornato a quelle atmosfere e a quei luoghi con lo spin off Mayans MC. Sarà all’altezza della saga dei Teller?

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