Sulla Mia pelle

RECENSIONE Sulla mia pelle – Sulla mia pelle, sulla pelle di tutti

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È uscito in sala e su Netflix Sulla mia pelle, il film di Alessio Cremonini che racconta l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi

Alessandro Borghi è alla sua miglior prova attoriale in un film straziante, ma necessario

I lividi gialli e violacei, le labbra sottili e screpolate, il volto scavato.

Sono nove anni che abbiamo impresso negli occhi il volto tumefatto e senza vita di Stefano Cucchi. La storia la sappiamo tutti: Stefano viene arrestato per possesso di droga e accusato di spaccio. Una settimana dopo muore in un ospedale protetto.

Nove anni di processi non ancora conclusi. Nove anni di accuse, omertà e di lotte da parte della famiglia di Stefano perché giustizia sia fatta.

E poi arriva Sulla mia pelle. Un film che non è tanto un atto di denuncia, ma piuttosto un atto di coraggio e di solidarietà. Per restituire umanità a tutta questa vicenda e per dire a Stefano che in fondo non era solo.

Perché la tragedia più grande in tutto questo è che Stefano è stato lasciato morire da solo, credendo di essere stato abbandonato dalla sua famiglia che invece era a pochi passi da lui, ma a cui burocrazia e negligenza hanno impedito di stargli accanto.

Sulla Mia pelle

Il pericolo più grande per un film di questo tipo era quello di dipingere Stefano Cucchi come un santo e le Forze dell’Ordine come il carnefice. Invece Alessio Cremonini e la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan sono stati in grado di compiere un lavoro accurato, preciso, quasi documentaristico che non indugia in pietismi e non sferra attacchi e accuse universali, ma anzi è molto equilibrato. Sulla mia pelle non è mai la santificazione di Stefano, così come non è mai un attacco alla Divisa in quanto tale. Nessuna condanna, nessuna assoluzione. Solo i fatti.

Sulla mia pelle è una lucida ricostruzione dei fatti accertati. È la storia di scaricabarili, abusi di potere e negligenza. Di uomini che sono stati bestie, indipendentemente dalla divisa che indossavano. E ancora, di uomini e donne che non hanno capito – o non hanno voluto capire – la gravità della situazione. Ma è anche la storia di un ragazzo difficile, ostinato e orgoglioso che rifiuta le cure e che non denuncia. Forse per paura, forse per orgoglio.

All’innegabile forza della sceneggiatura, si aggiunge anche una forza visiva non indifferente. Cremonini dimostra di avere grande padronanza del mezzo cinematografico e lavora su una messa in scena cruda e scarnificata, ridotta all’osso come il fisico di Stefano, che talvolta ricorda il Steve McQueen di Hunger.

Stefano è spesso una sagoma scura contro i muri chiari della stazione dei carabinieri o del carcere. Mentre la sua figura sofferente si chiude sempre di più in se stessa e avvizzisce, Stefano quasi diventa parte di quell’ambiente freddo e inanimato.

In quella che è una delle sequenze più forti del film, Stefano cammina scortato dai carabinieri verso la stanza del fotosegnalamento dove avverrà il pestaggio. La sequenza sembra lunghissima, i corridoi sembrano lunghissimi. E noi, con Stefano, siamo trascinati verso l’inevitabile conclusione di questa storia. Cremonini non ci mostra il pestaggio perché ufficialmente ancora non è stato accertato, ma la consapevolezza di quello che sta accadendo aleggia sulla sala come un macigno pesante. E quando Stefano esce da quella stanza pieno di lividi e malfermo sulle gambe, il film diventa un’agonia inarrestabile verso il finale che tutti conosciamo.

Sulla Mia pelle

Quando al termine del film, i titoli di coda scorrono sulla registrazione della voce di Stefano, tutta la sala è ammutolita. C’è un silenzio rispettoso, ma anche incredulo e arrabbiato e ci si rende conto di quanto questo film sia straziante, ma necessario. Ci si chiede come sia stato possibile che questo accadesse, ma poi ci si ricorda che la banalità del male sta anche nei piccoli gesti, nell’omertà, nella negligenza, nell’indifferenza, nell’assenza di compassione.

Magistrali le interpretazioni di tutto il cast: dal fragile e impotente Max Tortora nel ruolo del padre di Stefano, alla battagliera Ilaria Cucchi di Jasmine Trinca. Ma una menzione davvero speciale la merita Alessandro Borghi. Alessandro dà tutto ai suoi personaggi e ha dimostrato più volte il proprio talento, ma qui ha superato se stesso. Si è annullato ed è diventato Stefano: nei gesti, nell’aspetto e soprattutto nella voce. Se Sulla mia pelle fosse un film americano sono certa che una candidatura all’Oscar come miglior attore non gliela toglierebbe nessuno.

Ho avuto l’enorme fortuna di assistere alla proiezione di Sulla mia pelle al Cinema Ambrosio di Torino a cui erano presenti Borghi e Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, per presentarlo davanti a tre sale sold out. Barbera ha presentato Borghi come “il migliore attore italiano in questo momento” e io non mi sento di contraddirlo. Perché oltre ad un innegabile talento, Borghi è contraddistinto da una passione per il cinema che difficilmente si trova in altre persone. E in particolare crede così tanto in questo film che si è battuto con Netflix per permettere che andasse in sala e sta girando l’Italia per raccontarlo. I dati dimostrano che non aveva torto.

Alessandro avrebbe dovuto solo introdurre il film, ma si è fermato dopo la proiezione per oltre mezz’ora per chiacchierare con noi e rispondere alle nostre domande. Ad aspettarlo ha trovato una standing ovation di persone con gli occhi lucidi che applaudivano lui e tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo film.

Sulla Mia pelle

Sulla mia pelle è un film importante e necessario. La storia di Stefano doveva essere raccontata. La sua morte è una tragedia per la sua famiglia, ma è una tragedia anche per lo Stato e per tutti noi. Forse questo film restituirà un po’ di giustizia in attesa che quella vera sia fatta. Perché se siamo qui a vedere, parlare e scrivere di questo film, per citare Borghi, “siamo delle belle persone e non crediamo che Stefano sia caduto dalle scale”.

Sulla mia pelle è un pugno in faccia, come quelli che ha preso Stefano. Io non riesco a togliermi dalla testa, dal cuore e dalla pelle questa storia di profonda ingiustizia e questo film.

Possa quindi questa storia restare sulla nostra pelle e non ripetersi più.

Guardate Sulla mia pelle. Al cinema o su Netflix, ma guardatelo.