RECENSIONE Mamma Mia! Ci risiamo – Il revival che non è stato capito

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Mamma Mia! Ci risiamo, ritorno all’oasi che non c’è

Di nuovo al cinema 10 anni dopo

Lo abbiamo detto e ripetuto, è questa l’epoca dei sequel e dei reboot, dei revival e degli spinoff, che forse diventerà un decennio da archiviare come tale. Il cinema hollywoodiano, che per varietà ed innovazione ha sempre corso più veloce degli altri, sta vivendo la sua crisi di mezza età – colpevoli forse anche le nuove frontiere produttive – saccheggiando il proprio passato in cerca di indizi per fare del cinema nuovo.

Diciamolo subito, senza preamboli: Mamma Mia! Ci risiamo non è un buon film. Non è da primato la regia e meno ancora la sceneggiatura, in cui nuotano isole di incoerenze narrative che, più che altro, sembrano veri e propri iceberg.

Eppure il film, a suo modo, funziona. La seconda pellicola di Mamma Mia! è un canovaccio già collaudato che non vuole essere un sequel ma solo un genuino revival delle stesse emozioni. E’ forse questo il punto critico che non è stato compreso da molti e che mette l’intero film al limite tra un brutto sequel e l’intrattenimento da villaggio turistico, un modo semplice e sincero di divertire con una storia familiare – e le sue musiche inconfondibili, dai cavalli di battaglia dell’originale ai brani degli ABBA ancora non rivisitati.

Here We Go Again! (Ci risiamo) non è un titolo casuale ma la sintesi musicale che – mai più chiaramente di così – ci dice di entrare in sala senza aspettative e di goderci il viale dei ricordi di Donna e Sophie nella stessa magica atmosfera che ci ha conquistati 10 anni fa (quasi 20 per il musical originale di Catherine Johnson).

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Tornano i volti del primo capitolo a rivestire i ruoli principali che erano laddove non sono quasi più: questa è la storia di Sophie e della sua giovane madre che si sovrappongono negli eventi che più le accomunano.

Donna (Meryl Streep) è ormai morta da circa un anno quando sua figlia Sophie (Amanda Seyfried), nata e cresciuta in quella piccola oasi greca, decide di realizzare il sogno di sua madre e di inaugurare l’albergo che lei aveva sempre sognato. Le due storie si sovrappongono costantemente senza mezzi avvertimenti, la trama del presente non si evolve mentre le già note dinamiche dell’arrivo di Donna (Lily James nella sua versione giovane) su quell’isola invadono lo schermo con le sembianze di un flusso di coscienza.

Una pellicola che è funzionalmente costellata di star dal minutaggio quasi inconsistente

In Mamma Mia! Ci risiamo l’unico compito di tutti i personaggi è quello di omaggiare la straordinarietà della vita di Donna e del suo istinto a spogliarsi del mondo esterno per vestirsi di pura vitalità. L’enorme sorriso di Lily James riesce ad incanalare tutta questa energia nonostante la goffaggine che intralcia l’esecuzione delle coreografie, meno travolgenti di quelle originali, a volte persino fastidiose per come si intromettono nella trama.

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Ciò che meno funziona, infatti, sono proprio i momenti musicali. Lo schermo si riempie di calore non a microfoni accesi ma per lo più nei brevi silenzi o dialoghi concisi che devono essere raccolti con minuziosità per non perderli tra le battute che ci fanno scoppiare in risate troppo caricate pur bilanciando, per contrasto, il lutto per la Donna di Meryl Streep. Lo sguardo di Sophie o Donna sull’azzurro incontaminato che circonda l’isola è il vero protagonista del film, con quella voglia di farci respirare i sogni allo stesso modo.

Le versioni giovani e adulte dei diversi personaggi entrano ed escono dallo schermo conquistandoci appena e mai distraendoci dal cuore della storia. Nemmeno il giovane Sam di Jeremy Irvine può nulla e, piuttosto, viene oscurato da entrambe le versioni giovane e adulta di Bill (Josh DylanStellan Skarsgård) che si riscattano nella tormentata storia con Rosie (Julie Walters).

La stessa Meryl Streep finisce con l’omaggiare se stessa comparendo come fievole ma sempre energico riflesso del ruolo avuto nella prima pellicola in una delle scene più dolci, seppur banale, del film. Condividendo la scena con la sua bambina per l’ultima volta, tre generazioni che sono l’una espansione dell’altra si riuniscono e raccontano il ripetersi della storia, ma questa volta circondata da una famiglia più grande di qualsiasi altra che si possa sognare.

Un revival, non un sequel

Se questa seconda pellicola di Mamma Mia! giunge – senza progredire con la storia – nel decimo anniversario del film, non è certamente un caso.

Come un umile omaggio, la regia e la sceneggiatura di Ol Parker riportano sullo schermo le stesse dinamiche, gli stessi personaggi – e come (non) sono cambiati – e soprattutto le stesse canzoni, ricreando un contesto intorno alla frenesia degli ABBA che è meno da musical – dove la musica nasce dal nulla – e più da film musicale. La sottile differenza è proprio una parziale consapevolezza sonora dei personaggi: attori su un vero palcoscenico, come ci mostrano i titoli di coda in cui un’ultima canzone fa da inchino al pubblico.

Tra le delusioni di chi ha forse preteso troppo nelle aspettative, Mamma Mia! Ci risiamo è una pellicola evento che, come tale, speriamo non ripeta il tentativo o, la prossima volta, potremmo non essere in grado di salvarne qualcosa.

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