RECENSIONE Ant-Man and the Wasp

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A tre anni dall’uscita del primo capitolo, Ant-Man torna al cinema e lo fa con una nuova alleata

Era il 2015 quando la Marvel conquistava i cinema di tutto il mondo con un supereroe inaspettato, vincendo l’ennesima scommessa.

Ant-Man portava in scena le (dis)avventure di Scott Lang, irresistibile ladruncolo che si ritrovava quasi per caso a dover salvare il mondo, ma con le dimensioni di una formica. Supereroe minore nato dal genio di Stan Lee nel 1962, Ant-Man si presentava come una scommessa da parte degli Studios della Marvel sia per il fatto di essere poco conosciuto al grande pubblico, sia per il tenore della pellicola improntata totalmente alla comicità.

Prima di Ant-Man, l’esperimento era risultato vincente con Guardiani della Galassia che però si fa forza con una comicità scorretta e più adulta. Ant-Man invece univa la spettacolarità scenica di ogni film Marvel, a una comicità inarrestabile ben lontana dalla cupezza di Capitan America o Thor.

La scommessa è stata vinta e Marvel si è lasciata andare all’abbraccio di una sempre più prorompente comicità a misura di famiglia. Che piaccia o meno, è innegabile che si tratta di un tipo di intrattenimento vincente e di qualità.

Ant-Man and the Wasp si colloca subito dopo Avengers: Infinity War e questa non è di sicuro una posizione facile, dato l’enorme successo di critica e pubblico ottenuto dal terzo capitolo corale della saga. Tuttavia, Ant-Man and the Wasp, così come il suo predecessore, ha la capacità di vivere in un micro-universo a sé stante che si regge perfettamente sulle proprie gambe, pur essendo inevitabilmente inserito in quello che è il Marvel Cinematic Universe.

PADRI E FIGLI(E)

L’ultima volta che abbiamo visto Scott Lang è stato in Capitan America: Civil War, dove ha combattuto a fianco di Steve Rogers. Da Infinity War sappiamo che per poter stare vicino a sua figlia Cassie ha patteggiato e infatti lo ritroviamo a tre giorni dalla fine degli arresti domiciliari. Scott è felice di poter consolidare il rapporto con sua figlia restando lontano dai guai, ma uno strano sogno lo porta a rimettersi in contatto Hank Pym e Hope Van Dyne, che hanno tagliato i ponti con lui dopo che quest’ultimo ha rubato la tuta per poter combattere con Cap.

I rapporti tra loro devono però essere ricuciti perché Scott è l’unica speranza per tentare di salvare Janet, la madre di Hope, dispersa nel regno quantico subatomico da trent’anni. Tra misteriosi fantasmi e ambiziosi uomini d’affari, i tre faranno di tutto per stabilire un contatto con lei e portarla in salvo, ovviamente con l’aiuto di Luis e di tutta la banda che chi ha visto il primo film già conosce e ama.

La trama del film si snoda integrando le spettacolari sequenze di azione con una serie di relazioni padre/figlia che sono anche il nucleo emotivo dell’opera. Innanzitutto vi è la relazione tra Scott e Cassie, per la quale l’uomo farebbe di tutto. E poi ancora Hank e Hope che, lasciati definitivamente i contrasti alle spalle, hanno un unico obiettivo: riportare a casa la donna e madre e che amano. E infine, il rapporto tra la misteriosa Ava e il professor Foster che si è preso cura di lei come un padre.

Tante le new entry importanti per questo nuovo capitolo: da Michelle Pfeiffer a Laurence Fishburne, fino ad arrivare a Walton Goggins

Ant-Man and the Wasp forse manca del fattore di novità che portava con sè Ant-Man, ma è un degno successore che mantiene l’ottimo connubio tra azione in carne ed ossa e azione in miniatura coreografata ancora una volta dalla regia di Peyton Reed. E soprattutto, mantiene lo spirito e lo humor che ci hanno fatto amare il primo capitolo.

Alcune battute e alcuni intermezzi comici calzano davvero a pennello e fanno esplodere la sala in una risata unanime. Il merito è soprattutto di Michael Peña e delle sue spalle David Dastmalchian e Tip “T.I.” Harris che rappresentano un trio davvero affiatato e mai fuoriposto, nonostante il basso minutaggio.

E poi ovviamente Paul Rudd che riprende un ruolo che sembra quasi cucitogli addosso. Il suo Ant-Man cerca di stare lontano dai guai, ma sono i guai che gli corrono dietro. E lui, complice un tuta difettosa, si reinventa novella Alice nel Paese della Meraviglie, sempre della misura sbagliata e regala sequenze irresistibili.

 

È stato bello, infine, vedere all’opera Hope nei panni di The Wasp: lei e Ant-Man sono un duo che funziona molto bene.

Insomma, Ant-Man mantiene le promesse e Marvel fa centro ancora una volta.

Se poi, come me, vi siete chiesti in che modo si sarebbe collocato rispetto ai tragici eventi di Infinity War, non vi resta che attendere le scene post credit per scoprirlo!

Volete ripassare i momenti più divertenti di Ant-Man and the Wasp? Abbiamo l’articolo che fa per voi: qui!

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