Pitch Perfect 3

RECENSIONE Pitch Perfect 3: eccessi esplosivi, chi avrà la meglio?

CINEMA RECENSIONI
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Finalmente le Bellas di Barden sono tornate:

nei cinema italiani dal 14 giugno il terzo (conclusivo?) capitolo di Pitch Perfect

Pitch Perfect 3, diretto da Trish Sie era già uscito negli USA lo scorso 22 dicembre mentre noi italiani abbiamo dovuto attendere più tempo del previsto.

Sono trascorsi due anni dalla pellicola precedente, diretta da Elizabeth Banks, quando il percorso del gruppo a cappella capitanato da Beca, Chloe e Aubrey si era intrecciato con la più giovane Emily e quella che sarebbe poi stata la generazione successiva.

Nel secondo sequel di Voices le ragazze affrontano la vita dopo il college, in cerca della propria strada ma senza molto successo. Beca (Anna Kendrik) ha intrapreso una carriera nella discografia poco soddisfacente e le sue coinquiline Ciccia Amy (Rebel Wilson) e Chloe (Brittsny Show) non sembrano cavarsela meglio.

Ma ci pensa una reunion del gruppo a ricordare loro che nulla è irreparabile finché esiste una famiglia pronta a cantare insieme e a sfidare qualcuno che molto probabilmente continuerà a batterti.

E a proposito di famiglia, è Aubrey (Anna Camp) a proporre un tour europeo delle Bellas: si tratta della competizione che accompagnerà le forze armate americane in cui lei potrebbe finalmente rivedere suo padre. Le ragazze si trovano, però, a sfidare con la sola forza delle loro voci gruppi completi di strumenti. Non mancano, inoltre, di essere inseguite dai commentatori Gail (Elizabeth Banks) e John (John Michael Higgins) decisi a girare un documentario sulle Bellas che, possibilmente, le metta anche in imbarazzo.

Alla fine della competizione uno dei gruppi – o forse no? -verrà scelto per aprire il concerto di DJ Khaled che chiuderà il tour.

Ma se la trama, fin qui, non sembra sorprenderci, ecco che si carica di improbabili acrobazie che molto buffamente ricordano i Kingsman diretti da Matthew Vaughn.

Ciccia Amy/Trish scopre di lì a poco di essere pedinata da suo padre, criminale sparito anni prima quando era solo una bambina. L’uomo è deciso a riavere sua figlia, al punto da rapire l’intero gruppo a cappella. L’esibizione sulle note di Toxic di Britney Spears accompagna la fuga esplosiva delle ragazze da cui nei primi minuti veniamo confusamente strappati con un salto temporale all’indietro.

Un film, questo Pitch Perfect 3, che vuole quasi proporre alla lettera l’idea di ‘Girl Power‘, avvalendosi di una combattiva Amy  e dell’assenza di personaggi maschili rilevanti. Al posto dei Ritmonelli, infatti, troviamo il soldato Chicago Walt (Matt Lanter) e il discografico Theo (Gay Burnet) come possibili interessi amorosi insieme a qualche altro personaggio marginale.

La pellicola è senza pretese e si carica di esagerazioni narrative e visive allo scopo di generare una sorta di nostalgia a posteriori per chi, almeno un po’, si è affezionato alle Bellas. Quando a restare in gioco è solo il divertimento, perché non chiudere tutto in esagerazione? E poi, basta rendere Ciccia Amy quasi protagonista per rendere iconico anche un ‘incidente’ cinematografico come questo.

Un prodotto disinteressato, insomma, che autoironizza sulle dinamiche della buona narrazione: non può essere del tutto casuale l’inversione rispetto al cult The Breakfast Club che, nel primo capitolo, guidava la componente sentimentale.

Tuttavia, non ci sarebbe dispiaciuta anche qualche nota di Cups (“When I’m Gone”) di cui abbiamo apprezzato il fuggente riferimento.

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