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RECENSIONE Agents of S.H.I.E.L.D. 5×22 season finale

Agents of S.H.I.E.L.D. RECENSIONI SERIE TV
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Ben ritrovati con la recensione dell’ultima puntata di questa, stupenda, quinta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D.

Wow. Questa è stata la mia parola non appena ho finito di vedere la puntata. Un episodio davvero ricco di ansia, paura, azione, frenesia, amore e potrei continuare ancora per molto.

La narrazione inizia con un altro litigio tra gli agenti che li vede schierarsi su due fronti: quelli che vorrebbero utilizzare il Siero del Centipede per salvare Coulson e quelli che vorrebbero usarlo per uccidere Talbot. La discussione finisce con May che distrugge la boccetta contenente l’Odium, costringendo così tutti a ripiegare sulla scelta di salvare il proprio leader.

Nel frattempo il processo degenerativo di Talbot verso la parte più cattiva di sè continua, incapace di fermarsi. Il generale è fermamente convinto che lui sia l’unico in grado di sconfiggere Thanos (e sappiamo quanto sia in errore). Decide quindi di rapire Robin per conoscere l’ubicazione di tutti i giacimenti di Gravitonium contenuti nella crosta terrestre. Come già è accaduto nella scorsa puntata con George, Robin diventa l’emblema dell’innocenza infantile che più di tutti riesce a comprendere la disperazione e la malvagità che ormai si celano nella mente di Talbot.

Le scene più importanti rimangono comunque nella seconda parte dell’episodio.

La decisione di Coulson di non assumere il siero del Centipede all’inizio sembra essere la scelta più sconsiderata fatta dall’uomo. Dietro quella scelta però, vi è un profondo senso di sacrificio; lo stesso senso di sacrificio che ha reso Coulson l’eroe assoluto dello S.H.I.E.L.D.

Nel frattempo Daisy si fionda contro Talbot con il quale inizia un combattimento senza esclusione di colpi. Il generale riesce però subito a passare in vantaggio e inizia ad assorbire Daisy. Il tempo comincia così a rallentare mentre in un climax di emozioni vediamo accadere di tutto.

Grazie al siero del Centipede, nascosto da Coulson nella tuta di Daisy, l’inumana riesce a sconfiggere definitivamente il nemico spedendolo contro il sole.

I problemi però non finiscono qui.

Nel cercare di salvare Robin e sua madre, Fitz cade sotto le macerie e si ritrova senza la parte inferiore del suo corpo. Se prima noi spettatori avevamo provato ansia e timore nei confronti di Coulson e Daisy, ora i nostri sentimenti si spostano verso lo scienziato. Difatti il vedere una lastra con incise le parole “In memoria di…” e Simmons che stava radunando tutte le sue cose, ci ha tenuti incollati allo schermo con un senso di tristezza sempre più crescente. Un senso che fortunatamente viene alleviato dal pensiero che Fitz è ancora salvabile, poiché una versione di sé si trova ancora nel presente.

Vi ricordate infatti che nelle prime puntate Fitz si era lasciato “criogenizzare” da Enoch? Da quello che hanno detto gli agenti si è potuto capire che il Fitz che è morto, è quello che è arrivato nel futuro e ha salvato gli altri e poi è tornato indietro nel presente. Nel frattempo però, il Fitz che si è lasciato criogenizzare esiste ancora e ora le forze di tutti saranno concentrate a recuperarlo, ovunque esso si trovi nello spazio.

Le forze di tutti eccetto May e Coulson che hanno deciso di passare gli ultimi giorni di vita di lui in vacanza in una bella spiaggia tropicale (che sia Tahiti?). Il capo non può però abbandonare il suo team senza prima fare un discorso conclusivo di commiato, così ricco di emozioni da lasciarci tutti con un po’ di malinconia e nostalgia.

Alla fine è scomparso anche Deke, che ha ormai deciso di godersi cosa il nostro mondo ha da donargli. In realtà non sappiamo nemmeno se alla fine sia sparito a causa del cambio della linea temporale che è avvenuto (o magari a causa di Thanos).

La quinta stagione è finita ma non lo sono le avventure degli agenti dello S.H.I.E.L.D. che ritorneranno nell’estate del 2019. Fino ad ora è stata davvero una delle migliori stagioni che questa serie ci abbia presentato, raggiungendo fino alla fine un livello di epicità mai raggiunti prima.

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