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RECENSIONE Ready Player One: Spielberg omaggia la cultura POP

CINEMA RECENSIONI
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Nello specchietto retrovisore di una DeLorean virtuale appare tutta la cultura pop degli anni Ottanta:

un viaggio a ritroso nel tempo per salvare l’umanità del presente da un futuro privo di libertà.

Queste le premesse del successo travolgente di Ready Player One, ultimo lavoro di Steven Spielberg uscito nei cinema tra il 28 e il 30 Marzo. La pellicola, che ha chiuso il primo weekend con oltre 181 milioni di dollari, è frutto della collaborazione fra Spielberg e Cline.

Ready Player One

Ispirato al romanzo di fantascienza “Player One” di Ernest Cline (2010), il film racconta la storia di un mondo devastato dalla noncuranza dell’uomo.

Siamo nel 2045, in una versione distopica della realtà in cui la tecnologia si è evoluta in maniera inversamente proporzionale alla società. L’uomo ha preferito vivere in un universo artificiale piuttosto che curarsi di preservare quello vero, finito in rovina a causa di conflitti e inquinamento atmosferico.

L’unico posto in cui vivere è OASIS, creato dalla mente geniale di James Halliday (Mark Rylance) e accessibile indossando semplici guanti e visori aptici.

Qui si può “essere chiunque, senza andare da nessuna parte“. Le parole del protagonista, Wade Watts (Tye Sheridan), ci introducono alle meraviglie di questa oasi fantastica, piena di mondi diversi e personaggi originali o ispirati.

Ready Player One

Tra questi si insidia però una minaccia reale: la Innovative Online Industries, multinazionale intenzionata a monetizzare la piattaforma.

Quello che era nato come un passatempo, con la morte di Halliday diventa una vera e propria caccia al tesoro. Una quest che cela segreti dietro elaborati enigmi.

Il creatore, prima di morire, ha messo in palio la proprietà esclusiva della piattaforma per chiunque risolva i suoi enigmi: così, proprio come nella schermata di un videogioco anni ’80, per il protagonista inizia un’avventura a livelli. Con lui, degli inusuali alleati dall’identità inizialmente ignota – tenendo a mente che tutti possono essere chiunque.

Ready Player One ci porta dritti nel cuore della cultura pop.

Il sapiente lavoro di Spielberg riesce a riunire in un’unica pellicola miti ed eroi di generazioni passate e presenti senza essere troppo celebrativo.

Il film potrebbe essere scambiato per un gigantesco lavoro di fan service e niente altroma non lo è – almeno non per noi.

Potremmo parlare per ore intere dei migliaia di riferimenti a giochi, saghe di film, serie di fumetti che ritroviamo anche solo in minuscoli frame della pellicola, ma ci limitiamo a dire che se siete amanti del genere non sarete affatto delusi.

Seppure la sceneggiatura si distanzi in alcuni punti dalla storia narrata nel romanzo di Cline, la trasposizione non tradisce i lettori, anzi, li fa immergere completamente nello spettacolare mondo di OASIS, attraverso un uso ragionato e sapiente delle tecniche di CGI.

Niente di scontato da segnalare, dunque, fatta eccezione forse per la figura dell’antagonista.

Tale Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn) è un uomo d’affari a capo delle Operazioni della IOI.

Il ruolo del cattivo è a tratti statico e stereotipato, probabilmente scelta intenzionale degli autori che hanno scritto il personaggio sulla falsa riga dei “boss” da sconfiggere alla fine dei videogames arcade.

Interessante, a questo proposito, è la privazione per Sorrento di una componente emotiva, che fino alla fine sembra destinata a non emergere. Il personaggio viene rappresentato come il proprio avatar: una fredda figura fatta di pixel che mira solo a vincere sia in OASIS che nel mondo reale.

L’avventura degli eroi impegnati nella corsa al tesoro di Halliday coinvolge lo spettatore quasi fosse un player two, il secondo giocatore che si inserisce nella partita.

Se poi decideste di andare a vedere il film in versione 3D avreste di certo l’impressione di sfrecciare davvero sotto al gigantesco T-Rex di Jurassic Park, o di venire ostacolati dall’ incontenibile King Kong, in una delle sequenze più articolate e spettacolari del lungometraggio.

All’appello non manca una colonna sonora ad hoc.

Nostalgica al punto giusto e originale quanto basta, la soundtrack è interamente curata da Alan Silvestri, autore delle musiche di Ritorno al Futuro di Zemeckis, presente in parte anche in questo film.

Nel quadro generale, Ready Player One è sì un tributo a tutti i cult degli anni Ottanta (e successivi), ma anche un memorandum per tutti noi che viviamo alla costante ricerca di quel “qualcosa in più” in un mondo che conta sempre più sulle nuove tecnologie e meno sulle risorse che ha da offrire.

Vi lasciamo al trailer di Ready Player One, ancora nelle sale. Fateci sapere se siete andati a vederlo e se siete d’accordo o meno con questa recensione!

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