RECENSIONE American Crime Story: Versace 2×09

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Cala il sipario su American Crime Story: Versace

Siamo giunti alla conclusione di questa sublime avventura, conoscendo i particolari di uno dei più grandi eventi mediatici di sempre, rivediamo insieme cosa è successo nell’ultimo episodio di American Crime Story: Versace.

Per chi è matto, nonostante tenti di tutto per nascondere la cosa e faccia il possibile per utilizzare la follia come una lama affilata, arriverà la resa dei conti  in cui il manico si posizionerà al contrario, con una punta sul proprio petto.

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È quello che è successo ad Andrew Cunanan, che alla fine di una caccia all’uomo nei suoi confronti, decide di suicidarsi inerme contro il mondo.

Nel corso della stagione abbiamo visto come la sua vita sia stata piena di alti e bassi, con un inizio alimentato da una ricchezza trafugata e ogni anno sempre più sporca.

Se per Versace la moda è nata con lui e con questa il prestigio riservatogli, per Andrew non è stato lo stesso. Il ragazzo ha cercato in qualche modo di avvicinarsi a lui, non per interesse amoroso o economico, ma semplicemente per sfamare la sua voglia di divenire famoso, acclamato, adorato, facendo poco e niente.

Esiliato su una casa galleggiante, il killer rivive la storia dall’inizio attraverso i diversi servizi che passano alla televisione: David, Jeff, Gianni, Mr. Miglin, le vittime di una carneficina dettata da una voglia irrefrenabile di vendetta contro il destino.

Dopo l’aiuto illusorio e negato di un padre, la fame prende il sopravvento e inizia a sentirsi perennemente in trappola. Andrew è all’ultimo stadio della sua frenesia: rasandosi i capelli sembra quasi voler tagliare via ogni cattiva azione insieme alle sue ciocche.

Il funerale di Gianni Versace.

Si sa, è stato un evento di grande importanza che contava la presenza di molte importanti personalità del mondo come Lady Diana ed Elton John, naturalmente in diretta mondiale.

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Anche Andrew segue la cerimonia, da un soggiorno adibito a cinema con un proiettore di uso domestico ed intona il canto finale, come se fosse dispiaciuto per la perdita, come se quel corpo ormai trasformato in cenere fosse qualcuno a lui caro.

In un certo senso lo è, ma ricordiamoci sempre che il suo unico obiettivo è sempre stato quello di realizzarsi sotto i riflettori.

Antonio, distrutto per la morte del suo amato, privato di ogni decisione ed escluso dalla famiglia e dalla società a causa di Donatella, pone fine alle sue pene con un cocktail di alcol e medicine, per raggiungere Gianni.

Senza vita, in una casa non sua, circondata da poliziotti e fumogeni, Andrew rappresenta la corretta fine di chi desidera tanto dalla vita, di chi sfrutta, di chi si arrampica sugli altri durante la scalata sociale, di chi lotta con un velo di oscurità nei propri occhi spacciandolo per amore.

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 NON MI AVRETE MAI

Chiuso in gabbia come un topolino, Andrew sceglie la via più semplice per scontare la sua pena: si suicida evitando così di subire l’umiliazione pubblica e di realizzare cosa la gente pensasse di lui.

Togliersi la vita gli avrà anche evitato l’ergastolo ma nessuno potrà mai ricordarlo come un buono fino a quando il suo nome resterà tra i killer più ricercati d’America.

ARRIVO DA TE, AMOR MIO

Antonio ed Andrew fanno calare il sipario sui loro personaggi chiudendo per sempre gli occhi: mentre uno lo fa in modo violento, l’altro prende la strada più lenta, dolorosa, sperando quasi di essere salvato.

Un gesto del genere da parte di entrambi può essere interpretato come la chiusura di una vita che non è più loro o che non vuole essere vissuta in quella maniera.

Senza Gianni, senza lussuria.

Per chi come me non è vissuto in quegli anni, la mente brillante di Ryan Murphy con American Crime Story: Versace ci ha fatto scoprire la vicenda, la sua evoluzione, studiando ogni singolo personaggio e la loro prospettiva.

Con le note di Adagio suonate da uno splendido violino, si chiude un’altra serie da vedere tutta d’un fiato, senza mezzi termini.

Grazie a chi ci ha letto e seguito in questa avventura, ci si vede alla prossima!

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