RECENSIONE American Crime Story: Versace 2×07-2×08

American Crime Story RECENSIONI SERIE TV
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Due settimane, due episodi, un’unica recensione!

Vediamo insieme cosa è successo nelle scorse puntate di American Crime Story: Versace.

Per ogni assassino che si rispetti, c’è sempre una grande ma travagliata storia da raccontare. Continuando a scavare nel passato di Andrew, scopriamo quando il seme della follia è germogliato nella sua mente.

Continuando con flashback e soprattutto con una linea temporale che si sposta da un punto all’altro degli anni ’90, in primis vediamo una furente lite che ha come protagonisti Gianni Versace e sua sorella Donatella, che fa a fatica a trovare posto nella compagnia e, per poi chiudersi di botto con Gianni che raggiunge l’apice del dolore della sua malattia, cominciando a non sentire nemmeno più ciò che gli dicono la sorella e il suo amato Antonio.

Saltellando di qua e di là, il focus si piazza alla fine sull’inizio della carriera di Andrew e in modo particolare sulla sua voglia di abbandonare quella classica vita da dipendente e cercare i soldi facili con il successo per nulla assicurato.

Chi vuole contante semplice ha solo un’alternativa: prostituirsi.

Ed è quello che fa il giovane Cunanan, che anche se rifiutato da un’agenzia apposita di gigolo, decide di mettersi in proprio facendo abboccare subito il proprio amo, prima Lincoln Aston per poi passare al conosciuto Norman Blachford, che gli ha chiuso le porte in faccia nello scorso episodio.

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Chi troppo vuole, nulla stringe.

Andrew pur di far colpo su David, centrando alla grande il segno, finisce col perdere l’accordo che aveva con Lincoln.

Come un chiodo schiaccia chiodo indiretto, Andrew è spettatore (strano ma vero) della morte di quest’ultimo, entrando nelle grazie di Norman.

Lo stesso Norman che gli ha permesso di costruire una casa e una vita meravigliosa fatta di bagni in piscina e feste da sballo.

Se Gianni se la sta vedendo brutta a causa della sua sordità, erroneamente collegata all’AIDS ma specificato poi come un cancro all’apparato uditivo, la sua infanzia nonostante i traumi scolastici è stata ricca di amore.

Soprattutto la madre è stata decisiva nel aiutarlo a raccogliere il fiore che lo ha poi fatto sbocciare nel grande stilista che ancora oggi conosciamo.
Crescere però non è molto facile in alcune famiglia, questo ve lo posso assicurare personalmente, e ritornando alla prima parte di questo mio testo, per Andrew è stato così.

Coccolato e adorato dal padre, lo ha sempre visto come il suo eroe, ma allo stesso tempo riusciva a notare in lui i sintomi di chi è malato di soldi, sesso e frenesia.
Chi spegne una luce, non ha mai buone intenzioni.

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Vedendolo fallire miseramente nel giro di un paio di giorni, dopo averlo rincorso sino a Manila pur di sostenere ancora in alto la bandiera dei bei valori, l’assassino si rende conto che il padre non era che un ladro, truffatore, maniaco e soprattutto un illuso della vita, rinascendo così nel vuoto più totale.

Comincia così la sua corsa contro sé stesso, si sorpassa ad ogni curva con l’ausilio di bugie e sguardi languidi, partendo dal suo nuovo lavoro da commesso che poi lascerà.

UNA VITA CHE NON È NOSTRA

Un padre fa di tutto pur di mantenere la propria famiglia, ma qui la cosa è diversa.

Qui non c’è passione, non c’è amore nel vedere i propri figli crescere, ma la figura di master della casa è usata solo come lasciapassare sulle cattive intenzione che Pete (Modesto Cunanan), commette ogni giorno.

Nonostante gli ci siano voluti anni per capire le sue vere intenzioni, il modaiolo capisce chi è veramente il padre anche se qualche insegnamento glielo ha lasciato: esser manipolatori è di famiglia.

SCUSAMI MAMMA

Una madre dovrebbe essere sempre capace di proteggere sé stessa e i propri figli, e la madre di Gianni lo fa.

Alimenta i suoi desideri artistici accogliendolo nel suo laboratorio da sarta mentre quella di Andrew fallisce di tanto in tanto, divenendo solo un peso per il figlio e una scocciatura per il marito.

Essere madri non è facile, non è un qualcosa che si impara non appena cresce la pancia, ma è un lavoro a tempo indeterminato, che batte sul tempo l’orologio della vita e le sue lancette sono il saper educare e amare.

Una mamma ti è vicino quando stai per spiccare il volo allora ti aprirà soltanto le ali, una madre invece è colei che te le spezza o che ti fa peso pur di non restare sola, per paura di non aver fatto abbastanza, di non essere abbastanza.

IL MIO CORPO, IL MIO VIOLINO

Come uno strumento, Andrew attacca diverse melodie con ogni uomo che incontra e che vuole soggiogare, un paio di bugie di là, un pizzico di sesso di là e puff, fatta la magia, ecco la canzone.

Prima o poi però le corde si spezzano e la melodia diventa distorta, fastidiosa, assillante se la si continua a suonare.

Ciò è la fine per Cunanan che cerca di vendere una canzone che non passa ormai più da tempo in radio.

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