RECENSIONE Chicago Med 3×10

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Chicago Med ed il mainagioia sono sempre più amici.

No ma davvero, passi Fire, passi P.D, ma in sta serie un giretto a Lourdes se lo meriterebbero in tante persone, diciamo che sospetto che Shonda Rhimes abbia lanciato il malocchio su questi poveri dottori.

Ma intanto, bentornato popolo! La NBC dopo queste eterne olimpiadi ci ha ridato il nostro bellissimo ospedale, ma la situazione mica è cambiata.

Insomma, non so come pormi nei confronti di questo episodio, tanto strano quanto dubbioso.

Nel senso, i casi sono interessanti e tutto, ma vorrei sapere per prima se mi è piaciuto l’episodio perché:

  1. Ero in astinenza da serie tv e sopraffatta dalla sessione invernale
  2. Mi fanno tutti pena e mi sto trasformando in un buon samaritano
  3. Mi è piaciuto realmente

Non lo so, sono mentalmente confusa e non credo sia colpa della stanchezza.

Posso dire però che ho adorato la difesa accalorata di Natalie nei confronti della sua piccola paziente.

Ecco, credo che Natalie sia il personaggio di Chicago Med che rappresenta, la maggior parte delle volte, la reazione che dovrebbe avere l’americano/l’umano medio di fronte a determinate situazioni.

Perché una quattordicenne che sposa un pastore per questioni religiose non sta né in cielo né in terra.

Probabilmente e giustamente gli autori di Chicago Med hanno voluto evidenziare come in momenti del genere la libertà di scelta sia una delle cose più preziose.

In un’epoca e con un cast come questo che combatte tutti i giorni per l’uguaglianza tra donne e uomini un episodio del genere era piuttosto prevedibile e forse anche giusto, specialmente perché davvero il cast è impegnatissimo nella lotta, essendo in prima fila alla Women’s March ogni anno.

Politica ed ideologie a parte, mi è piaciuto davvero tanto anche il coraggio della ragazza a prendere una scelta così drastica ma così potente.

Un urlo verso la libertà.

Ed è bello che in tutto ciò la nostra dottoressa sia appoggiata e supportata dal compagno, che si mostra completamente solidale alla causa.

Chi invece, per diversi motivi, prende troppe libertà sono Connor Rhodes e Sarah Reese.

Mentre uno saltella a destra e a manca cercando di prendersi tutte le malattie veneree di sto mondo da donne discutibili, l’altra gioca coi coltelli provando l’ebrezza del rischiare nuovamente la vita.

Io non lo so.

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Su Connor non mi esprimo, intanto lo sappiamo tutti che alla fine della fiera finirà nel letto della dottoressa Bekker, quindi dai saltiamo i convenevoli e arriviamo al dunque, senza malattie a disturbare il percorso.

E poi l’accento inglese rende tutto molto bello.

Per quanto riguarda Sarah, non so cosa dire.

Diciamo che mi sembra l’adolescente ribelle che deve per forza sottrarsi al controllo paterno, ossia quello di Daniel Charles.

Non la capisco, e pensare che sono ultimamente diventata una delle sue fan più accanite, però ad oggi fatico davvero ad inquadrare il suo comportamento, tantomeno a spiegarlo agli altri.

Spero vivamente sia solo una fase passeggera, data dall’euforia e dall’angoscia del momento perché sennò tutta questa intraprendenza, che sfocia in incoscienza, non si spiega davvero in nessun modo.

Ma in tutto ciò, la sorella di Ethan è già fuori gioco?

Le parole conclusive vorrei dedicarle a Maggie, personaggio fondamentale ma sempre troppo poco considerato, da me per prima.

Credo che si meriti più considerazione, semplicemente perché è quella che manda avanti quella baracca chiamata pronto soccorso.

Gli autori credo che la stiano snobbando forse troppo, perché se ogni rara volta che le si dà una storyline finisce in questa maniera tragica, lasciandola più depressa e demoralizzata ogni volta.

Diciamo che una gioia pure per la nostra Maggie non sarebbe male, ecco.

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