#nostalgiaisback05 – Versailles: intrighi a corte

#nostalgiaisback RECENSIONI SERIE TV Versailles
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Morto un monaco, si fa un re. Come dite? Non era così il proverbio? Poco importa perché il nostro George Blagden smessi i panni del mio adorato Athelstan in Vikings ha raggiunto il Valhalla, che ha qui le sembianze dello sfarzo e del lusso della corte di Francia. George Blagden è diventato la Francia, o meglio re Luigi XIV, il Re Sole, colui che per antonomasia è il simbolo in carne e ossa della grandezza del regno francese, protagonista della serie tv Versailles.

Nell’estate 2016 ho fatto un bellissimo viaggio nel nord della Francia e la prima tappa è stata proprio Versailles, la reggia più grande e più sfarzosa di tutta Europa, fatta costruire da Luigi XIV per spostare da Parigi la Corte e poter quindi avere sotto il proprio pieno controllo i nobili che attorno a lui gravitavano, proprio come i pianeti intorno al Sole.

Per prepararmi al viaggio non potevo che guardare Versailles, quindi, che era uscita solo qualche mese prima. Ora Netflix ha aggiunto entrambe le stagioni al suo catalogo e io ho recuperato la seconda stagione. Se la prima stagione mi era piaciuta molto, ma ci aveva messo qualche episodio a effettivamente conquistarmi, la seconda invece parte subito benissimo. Nonostante il fatto che io abbia lasciato passare oltre un anno tra una stagione e l’altra, gli intrighi e i pericoli di Versailles mi hanno riconquistato nel giro di pochi minuti e ne sono talmente entusiasta che sono qui per convertirvi tutti al culto del Re Sole.

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Coproduzione tra Francia, Gran Bretagna e Canada, la serie targata Canal+ si concentra sugli intrighi della corte e del regno del Re Sole, andando di pari passo con la costruzione e l’ampliamento di quello che era un semplice casino di caccia e che è diventato il palazzo più sontuoso del mondo. Tra le innumerevoli stanze della reggia si snodano le storie di chi le popola, in primis Luigi XIV e le sue numerose amanti: da Henriette, moglie del fratello Philippe e di cui il sovrano è innamorato da sempre, a Madame de Montespan, la cui ascesa e caduta sono centrali nella seconda stagione.

Personificazione delle contraddizioni della corte è Luigi stesso: tanto bello, quanto glaciale come i suoi occhi azzurri, Luigi è egoista e calcolatore, ma anche carismatico e irresistibile. Però, così come dietro lo sfarzo dei salon di Versailles si nasconde il marcio della Corte, dietro la facciata del grande e potente re si nasconde un giovane fragile e tormentato, preda degli incubi e della paura di essere dimenticato o eliminato. Luigi è diventato re quando era bambino ed è cresciuto nel clima della Fronda: le persone di cui può realmente fidarsi le può contare sulle dita di una mano e il cosiddetto Affaire des Poisons (che costituisce l’ossatura della seconda stagione) non fa che acuire il senso di minaccia e di pericolo che lo circonda, portandolo sull’orlo del baratro in cui rischia di perdere se stesso e ciò che rappresenta.

A dare forza alla rappresentazione di Luigi è senza dubbio l’ottima interpretazione di George Blagden capace di nascondere dietro la sua faccia da bravo ragazzo, l’ira repressa di un sovrano sfiancato dal suo mondo.

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Un posto speciale nel cuore degli spettatori, poi, lo ha preso la coppia che ormai tutti chiamano MonChevy, ovvero quella composta da Philippe, duca D’Orleans e fratello del re, e Chevalier de Lorraine, nobile tanto bello quanto capriccioso. Ad interpretarli sono rispettivamente Alex Vlahos e Evan Williams e la chimica tra i due attori non fa che accrescere l’affetto che immediatamente si prova per i due amanti fuori dagli schemi. La loro storia d’amore travagliata è fatta di incomprensioni e sofferenze che si infliggono l’uno con l’altro, ma è anche capace di grande tenerezza e di alcuni sprazzi comici che arrivano come una boccata d’aria fresca nella cupa atmosfera di Versailles che non è solo oro, feste e sregolatezza, ma anche pericoli e tradimenti.

La scrittura dei personaggi e dei rapporti che intercorrono tra loro è approfondita e complessa e anche i comprimari risultano tanto interessanti quanto i protagonisti. La totale fedeltà al sovrano del valet de chambre Bontemps scalda il cuore, così come quella del capo della polizia Fabien Marchal, una sorta di Frank Delfino del XVII secolo che salva sempre la situazione ma per lui è un mainagioia perenne. E poi Liselotte, principessa Palatina, che con il suo piglio deciso non può che suscitare simpatia e affetto istantanei. Menzione d’onore al rapporto d’amore e odio tra Luigi e Philippe: così simili eppure così diversi, ambiziosi e testardi.

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Ciliegina sulla torta è l’altissima cura formale e visiva che fa dello show una vera e propria gioia per gli occhi. Che si tratti delle eleganti inquadrature, governate da giochi simmetrici e contrasti, o delle splendide location (tra cui Versailles stessa) la serie è pronta ad affascinare a tal punto lo spettatore che vi verrà voglia di prenotare un biglietto per Parigi non appena terminata la visione.

In attesa delle terza stagione che dovrebbe uscire quest’anno, trovate entrambe le stagioni di Versailles su Netflix. Non avete più scuse: il Re Sole vi sta aspettando!

Questa è la sigla di Versailles, nonché una delle mie preferite in assoluto. Outro degli M83 è il brano perfetto, sembra scritto proprio pensando al nostro Luigi: 

I was the king of my own land
Facing tempests of dust
I’ll fight until the end
Creatures of my dreams: Raise up and dance with me!
Now and forever
I’m your king!

 

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