RECENSIONE American Crime Story: Versace 2×03-2×04

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Due episodi, un’unica recensione!

Vediamo insieme cosa è successo in American Crime Story: The Assasination of Gianni Versace in queste due settimane.

Se inizialmente credevo che Andrew Cunanan fosse soltanto uno psicopatico in cerca di vendetta insensata nei confronti di Versace, mi sbagliavo di grosso. Le ultime due puntate, infatti, hanno messo in pausa la vita e la morte del guru della moda e portato alla luce la formazione e il passato di Cunanan come assassino.

Quasi come per cliché, per continuare a sopravvivere Andrew porta avanti il suo business da escort trovando, così, sia  soldi facili che deboli prede dai palati raffinati ma con gusti discutibili.

american crime story: the assasination of gianni versace

Lee Miglin: architetto e imprenditore , sposato con una donna prima nessuno ed ora diva del make-up.

La sua storia racconta un matrimonio felice, figli con forti aspirazioni teatrali (forse anche loro gay) e un segreto oscuro ma evidente agli occhi di tutti. Mr. Miglin è una della vittime di Cunanan, forse tra le sue preferite: una morte lenta e dolorosa, pacata come da selezione naturale dove chi non è se stesso viene fatto fuori per la sua codardia. Andrew sfrutta in ogni modo il proprio fascino per giungere alla sua tasca e appianare una sete di sangue sempre più forte ad ogni chilometro che lo avvicina a Miami.

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Lee Miglin viene trovato con il cranio sfondato, circondato da riviste porno e con una valanga di perché. Non ci sono delle risposte e il burattinaio-Cunanan, sa perfettamente che carta giocare: viaggiare e infiltrarsi tra i dubbi, le incertezze e le insicurezze delle sue vittime per poter vincere un premio che vuole solo lui.

Stessa cosa vale per David Madson. Un giovane e talentuoso architetto di 33 anni che, dapprima incantato dalle belle frottole di Andrew, viene poi stretto dalla morsa di Andrew. Invece di perdere sangue, è costretto a sentire odio e terrore scorrere al di fuori del suo corpo.

Si sa, avere paura è una delle più grandi debolezze dell’uomo, la consapevolezza di non saper gestire una situazione e il continuo domandarsi sul da fare è stressante sia per la mente che per il corpo. Dopo aver fatto fuori il terzo incomodo, Jeff Trail (Guest star, Finn Wittrock), Cunanan con la scusa di salvarlo da una situazione spiacevole – di cui è lui l’unico colpevole – riesce a trascinare il giovane David fuori dal Minnesota. Insieme possono varcare le famose frontiere del Messico, dove la giurisdizione americana perde ogni potere, e così farla franca per quell’omicidio scoperto troppo tardi. Prendere qualcuno a martellate non è da tutti i giorni.

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In questo istante l’episodio, nonostante racconti fatti accaduti prima dell’omicidio di Miglin, viene posizionato successivamente e usato come flashback per mostrarci come Andrew sia arrivato da Lee dopo. Osserviamo come la sua mente di assassino si adatti sempre di più alla sensazione di potenza ogni volta che fa fuori qualcuno e di come riesce con tutta la naturalezza del mondo ad ingranare la marcia successiva.

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Liberarsi

Uno dei giochi preferiti di Cunanan è utilizzare lo scotch. Avvolgere il volto della sua vittima nel nastro, farla soffrire in cerca di respiro, vedere come implorano la voglia di evadere da quel mancamento d’aria. L’istante in cui Andrew perfora il nastro, tra sospiri affannati e lacrime di sudore freddo, si può sentire in lontananza la vibrazione dalle sue mani: è il potere che scorre tra le sue vene, la sensazione di essere invincibile e sopratutto inafferrabile.

Essere gay, che cosa difficile

Andrew fa ancora fatica ad accettarsi, utilizza termini dispregiativi e non si omologa mai al resto del gruppo, sempre distante ma consapevole che solo annuendo al proprio può forse trovare un po’ di pace.

È questo il punto: il suo rifiutarsi costantemente o il fingere di farlo, e la conseguente sensazione di disagio deve essere appagata in qualche modo. Lui lo fa uccidendo.


Scusami se non so cacciare: una considerazione finale

Con i vari personaggi incontrati abbiamo affrontato diverse tematiche che sono quotidianità per ogni persona omosessuale: dire ai propri genitori del proprio orientamento è una di queste. Non sempre va come dovrebbe, ma chi ci crea sente fin da subito come ci sentiamo e che – sopratutto – l’unica cosa che conta è averli vicino nel proprio periodo di rinascita (o comunemente coming out). Questo è quello che è successo a David. Suo padre non lo ha accettato del tutto, perché se in noi inizia un processo di accettazione (nato dalle impostazioni della società) anche chi diviene partecipe della nostra vita inizia a riflettere su ciò che gli stiamo dicendo.

È sempre meglio dirlo che rinnegarlo.

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