#MovieAdvice 09: Darkest Hour – L’ora più buia

CINEMA Movie Advice RECENSIONI
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Uno dei film più belli dello scorso anno e quindi di questa stagione degli Awards è stato Dunkirk, di cui vi abbiamo parlato con entusiasmo nella nostra recensione. A distanza di pochi mesi è uscito un altro film che pone al suo centro la terribile e disperata ritirata dalle spiagge francesi delle truppe britanniche durante la Seconda Guerra Mondiale, ma questa volta lo fa raccontando il dietro le quinte di quella sconfitta che si rivelò un’importantissima vittoria morale. Per raccontare quei retroscena, non c’è modo migliore che raccontare la storia di chi si batté con anima e corpo affinché la Gran Bretagna non si arrendesse alla “tigre” nazista: Winston Churchill.

Dieci anni dopo aver portato in scena la bellissima sequenza di Dunkerque in Espiazione, Joe Wright torna alle atmosfere belliche con Darkest Hour – L’ora più buia, un biopic appassionato che pur restando lontano dai campi di battaglia e dalle spiagge francesi fa trasparire tutta l’urgenza e la gravità di una situazione disperata salvata solo dall’intransigenza e dalla fermezza del celebre Primo Ministro britannico.

Churchill si batté strenuamente affinché la Gran Bretagna non accettasse un compromesso e un trattato di pace con la Germania di Hitler e L’ora più buia racconta con ritmo serrato e ambienti claustrofobici, le difficoltà che il Primo Ministro incontrò nel far valere la propria posizione.

L’apparente lentezza della trama si contrappone alla vivacità e al temperamento del personaggio di Churchill, “un attore innamorato della propria voce”. La sceneggiatura tagliente e venata dall’inconfondibile british humor fa il resto ed è al servizio totale della sua istrionica figura, attorno a cui Wright costruisce il film.

Non avrebbe però potuto farlo senza la magistrale interpretazione di Gary Oldman che restituisce un ritratto veritiero tanto dell’uomo di Stato burbero e determinato, quanto dell’uomo anziano “che piagnucola un po’ troppo” quando si emoziona. La prima volta che lo spettatore vede Churchill lo fa attraverso gli occhi della giovane e spaventata segretaria Miss Layton, al suo primo giorno di lavoro. Immerso nella penombra della camera da letto, avvolto in una vestaglia rosa, con in bocca l’immancabile sigaro e in mano l’altrettanto immancabile bicchiere di Scotch, Churchill mette in soggezione ma suscita anche immediata simpatia con le sue battute schiette e argute che strappano il sorriso più di una volta.

Oldman è quasi irriconoscibile in questa sua trasformazione fisica, se non fosse per gli inconfondibili ed espressivi occhi azzurri che emergono dal volto invecchiato dal trucco e bucano lo schermo, soprattutto in quelle scene in cui, con sguardo in macchina, Churchill si rivolge al suo popolo “nell’ora più buia”. Oldman è protagonista assoluto di L’ora più buia e la totale immedesimazione nel ruolo – con tanto di ottimo lavoro sul peculiare modo di parlare di Churchill – gli è valsa una meritatissima nomination all’Oscar come Miglior Attore. Personalmente tifo per lui: sarebbe anche un riconoscimento per una carriera strepitosa.

Joe Wright, quindi, fa centro un’altra volta e dimostra ancora di essere un ottimo regista quando si tratta di portare in scena eventi profondamente radicati nella storia e nell’immaginario britannico e L’ora più buia si conferma, come da previsioni, un film in grado di coinvolgere e appassionare il pubblico.

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