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RECENSIONE Peaky Blinders stagione 4- la caduta di Tommy Shelby

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Peaky Blinders è tornata e parla italiano… o meglio siciliano! Sì perché nella quarta ottima stagione dello show di BBC Two creato da Steven Knight, i fratelli Shelby si trovano ad affrontare il nemico più pericoloso di sempre: la Mafia.

Al termine della terza stagione, il “tradimento” di Tommy nei confronti della sua famiglia aveva portato in carcere praticamente tutti i membri dei Peaky Blinders. La quarta stagione si apre con il cappio che si stringe attorno al collo di Arthur, Michael, Polly e Jon, ma quel cappio non è solo ciò che incrina irreparabilmente i rapporti tra gli Shelby. È anche e soprattutto il cappio metaforico che inevitabilmente si stringe attorno alla famiglia più potente di Birmingham. Il pericolo più grande è al di fuori del carcere.

Durante tre stagioni il potere e l’ambizione di Tommy Shelby sono aumentati esponenzialmente e da allibratore delle Midlands è arrivato a fondare la propria compagnia, la Shelby Limited. La sua strada si era però incrociata con quella di un piccolo mafioso italiano che Tommy aveva prontamente eliminato. Ora il figlio cerca vendetta, ma quel figlio è Luca Changretta, appartiene alla cosiddetta Mano Nera ed è il nemico più pericolo con cui Thomas Shelby abbia mai avuto a che fare.

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La parola chiave di questa stagione è Vendetta, la vendetta con la V maiuscola tipica dell’ambiente mafioso e criminale. Quella che ha regole ben precise – “no bambini, no civili, no polizia” – e che non ammette debolezze. Luca Changretta è deciso a vendicare la morte del padre e del fratello e per farlo ha intenzione di sterminare la famiglia Shelby, lasciando Thomas per ultimo così che si senta braccato come un animale in trappola. “An eye for an eye and a tooth for a tooth” recitano le parole di una delle canzoni che compongono la bella colonna sonora: occhio per occhio e dente per dente. Questa è la Vendetta.

E “nel gelido inverno” la Vendetta di Luca Changretta cala inarrestabile sugli Shelby, che per far fronte al pericolo si ritrovano a dover dichiarare una tregua alla loro guerra famigliare. Si ritorna quindi a Small Heath mentre gli eventi cresceranno in una spirale di tensione e pericolo in cui per la prima volta troviamo un Thomas smarrito e spaventato. La famiglia è sempre stata la sua debolezza e il fatto che ora sia realmente in pericolo lo disorienta. Sa che Changretta non può essere sottovalutato, ma per qualche motivo non riesce mai a precedere le sue azioni. Abbiamo però imparato a conoscere e amare l’incredibile astuzia di Tommy e infatti piano piano l’uomo si riprenderà i suoi spazi e il suo ruolo, anche se questo avrà un prezzo enorme.

La quarta stagione di Peaky Blinders era stata annunciata come la più bella di sempre e di certo ha soddisfatto e superato le aspettative. La mia stagione preferita resta la prima, forse perché ne ero rimasta assolutamente folgorata, ma la quarta stagione ha riconfermato il fatto che Peaky Blinders sia una delle migliori serie tv in circolazione sotto ogni punto di vista. Il merito è come sempre della scrittura accurata e mai banale di Steven Knight, ma anche dell’ottima messa in scena. Nella recensione delle scorse stagioni vi ho parlato a lungo delle doti tecniche e visive di Peaky Blinders e questa stagione non fa che confermarle.

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Il pezzo forte dello show è poi il cast: sul talento di Cillian Murphy potrei scriverci un trattato. I suoi occhi blu magnetici e tormentati sono lo specchio dell’anima sola e autodistruttiva di Tommy, incapace di vivere in pace con se stesso più che con gli altri. Anche quest’anno lo show raggiunge i suoi apici nei confronti serrati tra Tommy e i suoi avversari. Ormai la combo Cillian Murphy/Tom Hardy è garanzia di scene che mettono i brividi per quanta bravura gravita intorno a loro e anche in questa quarta stagione non si sono smentiti nel dare vita al complesso rapporto di rispetto e rivalità tra Thomas Shelby e Alfie Solomon, un personaggio tanto pazzo e imprevedibile quanto irresistibile.

La grande new entry di questa stagione è stata però Adrien Brody, un attore che a me piace moltissimo e che ha portato in Peaky Blinders una dose di freddezza e spietatezza ancora maggiore di quella di Tommy Shelby. Adrien Brody è un attore di talento estremo e lo ha confermato anche nel ruolo tutt’altro che facile di Luca Changretta. Nonostante a tratti risulti leggermente caricaturale, soprattutto per noi italiani, il suo italiano – o meglio siciliano – è tutto sommato dignitoso. Prima di tutto bisogna tenere conto che per uno straniero non è facile recitare in una lingua come l’italiano e oltretutto nel caso di Changretta si parla di un personaggio italo-americano di seconda o terza generazione quindi è verosimile che il suo dialetto sia un po’ pasticciato. La pronuncia non proprio perfetta comunque non inficia la recitazione e la riuscita del ruolo. Come nel caso di Tom Hardy, anche per Adrien Brody i confronti con gli altri personaggi sono i momenti che più ne fanno percepire il talento. Ogni volta che Tommy e Luca si incontrano noi spettatori tratteniamo il fiato quasi senza rendercene conto, aspettando che la scena esploda da un momento all’altro in un turbine di violenza, anche se magari poi non avviene.

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La quarta stagione ha segnato per la prima volta una parziale caduta di Tommy Shelby, ma sappiamo che come una fenice è in grado di risorgere dalle proprie ceneri e ergersi un gradino più in alto di quanto non fosse prima. La sua ambizione è senza fine, pari solo alla sua solitudine e al suo tormento. È un’anima sempre in guerra quella di Tommy Shelby, spesso con il nemico più pericoloso: se stesso. 

Tra le strade di Birmingham continuano a prendere vita i caratteri sfaccettati e complessi della famiglia Shelby, dei loro nemici e dei loro alleati e le loro vicende personali continuano a intrecciarsi con la Storia con la s maiuscola, quella dell’Inghilterra industriale, degli scioperi e del comunismo.

Nel 2019 Peaky Blinders tornerà con la sua quinta e ultima stagione e sono certa che la storia di Thomas Shelby si concluderà in grande stile. Nel frattempo continuiamo a goderci questo piccolo gioiellino prezioso nato da una delle menti più interessanti del panorama britannico (guardate Locke se non vi fidate) in cui ogni scena non è mai superflua, ma anzi costruisce un mosaico di relazioni complesse e profonde. Non mi stancherò mai di dire che Peaky Blinders meriterebbe molto più riconoscimento di quanto in realtà abbia.

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