The Punisher

RECENSIONE Marvel’s The Punisher

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Ci sono due tipi di fan della serie tv Marvel/Netflix Daredevil: quelli che hanno visto la seconda stagione e si sono innamorati di Frank Castle aka The Punisher e quelli che mentono. Lo spietato Frank Castle di Jon Bernthal aveva rubato la scena al Diavolo di Hell’s Kitchen a tal punto che i fan avevano chiesto a gran voce che potesse avere uno show stand alone tutto suo. Netflix ci ha accontentati e il 17 novembre scorso ha sfornato un altro piccolo gioiellino che riporta il livello del suo universo supereroistico a quello della prima stagione di Daredevil, nonostante le piccole scivolate di Iron Fist, The Defenders e soprattutto Luke Cage. Sia chiaro, anche queste tre sono comunque molto buone e più mature di tanti altri show sui supereroi attualmente in onda, ma The Punisher, così come Daredevil prima di lui, viaggia proprio su un’altra linea d’onda.

The definition of badass . 😍🔥🔥

Avevamo lasciato Frank Castle su un tetto a guardare le spalle di Daredevil e a salvargli la vita. Ora Castle e The Punisher sono per tutti ufficialmente morti e al loro posto troviamo Pete Castiglione, un muratore barbuto che legge molto e parla poco. Curtis, veterano e amico di Frank, è l’unico che sa che è ancora vivo e tenta di spronarlo a rifarsi una vita e terminare la sua guerra personale ora che tutti quelli che hanno a che fare con l’omicidio della sua famiglia sono morti. Ma la pace relativa per Frank/Pete non dura a lungo e viene infranta quando tale Micro gli invia un video della sua unità in Afghanistan che riapre la ferita, mai realmente guarita, della morte della sua famiglia. Micro è in realtà David Lieberman, un ex analista della NSA che si finge morto per proteggere la propria famiglia. David sta tentando di portare alla luce l’Operazione Cerberus, operazione segreta e illegale della CIA, e per farlo ha bisogno dell’aiuto di Frank che inizialmente è tutto meno che intenzionato a farsi mettere in mezzo.

Sulla strada di David e Frank si incrociano personaggi vecchi e nuovi, tra cui Dinah Madani e Billy Russo. Dinah è un’agente della Homeland Security che, rientrata dalla sua missione in Afghanistan, sta investigando in solitaria sull’assassinio del suo partner Amhad Zubair, mentre Billy Russo è un ex commilitone di Frank nonché suo migliore amico, ora a capo della Anvil, una compagnia militare privata. Tra le vecchie conoscenze invece ritroviamo con mia grande gioia Karen Page, giornalista per il Bulletin. Karen solitamente non mi fa impazzire, ma quando è vicina a Frank brilla di luce propria e il loro rapporto è profondamente umano. Non vi nascondo che ogni volta che li vedo insieme mi parte la ship istantanea e sono fermamente convinta che debbano stare insieme e amarsi, ma parlando seriamente e obbiettivamente il loro rapporto è davvero uno di quelli meglio caratterizzati in tutto l’universo Marvel televisivo. Karen ha sempre creduto in Frank nonostante ciò che ha fatto e riesce sempre a vedere l’umanità e la fragilità che si celano dietro la rabbia e la violenza. Karen è ciò che di più simile a una famiglia Frank ha in questo momento e ne è consapevole.

L’umanità di Frank è stata la grande protagonista silenziosa di questa prima bella stagione di The Punisher. Se in Daredevil Frank sembrava una macchina inarrestabile, in The Punisher ci rendiamo conto di quanto sia anche fragile. Il senso di colpa per la morte della sua famiglia lo spezza ogni giorno. “Ti guardo e mi si spezza il cuore. Vedo soltanto una solitudine infinita e rimbombante” gli dice Karen. Frank ha una guerra dentro di sé, una guerra che non gli dà tregua e che lo trascina in un vortice di violenza da cui non vuole uscire perché crede di non meritarlo. Quello che cerca è la morte perché non crede di meritare di vivere una nuova vita.

Il ruolo di Karen, di David e della famiglia di David, di cui Frank si prende cura come se fosse la sua, è proprio quello di farci capire quanto lui abbia anche bisogno di dare e ricevere amore. È bello vederlo ridere con David, che diventa per lui un amico e fa male vedere negli occhi suoi e di Karen la consapevolezza di un amore che potrebbe nascere, ma che attualmente non può vivere perché lui non è pronto: deve prima lasciare andare il doloroso ricordo della moglie Maria.

Nonostante l’altissimo livello di The Punisher, non è tutto rose e fiori, però: alla serie serve qualche episodio per decollare realmente e il filone legato al giovane veterano Wilson, al terrorismo e al problema delle armi e dell’abbandono dei veterani negli Stati Uniti risulta a volte un po’ forzato. E se proprio vogliamo guardare il pelo nell’uovo è assolutamente inverosimile che una persona possa sopravvivere a tutta la violenza e a tutti i proiettili che Frank si prende in tredici episodi, ma su questo si può soprassedere senza troppi problemi.

Il pregio più grande è come sempre un cast ottimo che passando dagli occhi stralunati ma attenti di Ebon Moss-Bachrach/Micro e quelli neri e profondi pieni di ambizione e ambiguità di Ben Barnes/Billy Russo, arriva a quelli tristi e spietati di Jon Bernthal/Frank. Jon Bernthal aveva già dimostrato in Daredevil quanto il personaggio di The Punisher gli calzasse a pennello e ora, avendo avuto modo di indagarne ancora di più l’anima ha dato prova di un’interpretazione profondamente intensa e drammatica. Se la serie è un successo è anche e soprattutto merito suo.

The Punisher è una serie feroce ed emozionante che mette in luce definitivamente i fantasmi e le ossessioni del passato di Frank, portando a galla un presente che è più complesso e pericoloso di quanto immaginato. The Punisher è già stata rinnovata per una seconda stagione e ora che la guerra personale di Frank e il suo inferno sono apparentemente finiti non vedo l’ora di scoprire cosa accadrà.

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L’appuntamento per i fan Marvel è con la seconda stagione di Jessica Jones che uscirà l’8 marzo. Vi ricordiamo di passare dalla nostra pagina Facebook Bleacheers e non dimenticate che se avete proposte o volete entrare a far parte del nostro team potete contattarci!