Jake Gyllenhaal

Festa del Cinema di Roma: Jake Gyllenhaal parla della sua carriera

CINEMA NEWS
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Alla Festa del Cinema di Roma, Jake Gyllenhaal durante un’intervista privata tenutasi con il direttore dell’evento Antonio Monda domenica, ha parlato della sua carriera e di come si fosse evoluta partendo da Donnie Darko fino ad arrivare a Nocturnal Animals.

La sua presenza in Italia e sopratutto al festival è data dal viaggio di promozione che sta facendo per la sua ultima pellicola, Stronger, e ciò lo ha portato a fare un close-up di come è cominciato il suo viaggio di attore.

Partendo da Donnie Darko, Gyllenhaal ha ammesso che avrebbe avuto responsi diversi dalle persone, a causa delle sue particolarità. “Solo adesso quando guardo il film, mi rendo conto a cosa mirava il regista, Richard Kelly, e sono più che convinto che per ottenere un giudizio completo sul lavoro bisognerebbe prendere un gruppo di persone capace di vederci lungo e vedere cosa ne pensano“.

Il discorso si è poi spostato sulla sua nomination agli Oscar avvenuta ai tempi di Brokeback Mountain, contro il suo collega Heath Ledger. Per il film, Ang Lee non cercava singoli attori da accoppiare ma qualcosa che fosse già collegato: la ricerca è stata ardua in quanto in molti non riuscivano a sentirsi a proprio agio con il ruolo, altri lasciavano per ragioni futili, quindi cambiavano sempre. La coppia GyllenhalLedger era nelle mente di Lee, anche se l’audizione del primo non la reso molto sicuro sul ricevere poi la parte.

Fu un qualcosa di strano il nostro incontro. Era seduto in una stanza dove fui portato, e un certo senso mi snobbò. Mi sedetti, parlammo e poi mi mandò via. Tutto qui. Un mese dopo mi hanno chiamato per dirmi che mi era stata assegnata la parte” ha spiegato l’attore.

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Su Zodiac, Gyllenhaal ha descritto David Fincher in una sola parola: precisione. Era capace di fare e rigirare una scena fino a che non fosse come lui dettava e che pur di accontentarlo, Jake cercava di fare del suo meglio, dal seguire alla regola il copione fino all’improvvisazione. “L’unica cosa a cui facevo appiglio era la mia preparazione a tutto ciò: preparazione, preparazione, preparazione. La libertà e la disciplina sono due facce della stessa medaglia“.

Ha fatto luce su come mai avesse dei lunghi monologhi in Nightcrawler e di come fosse capace nel farli senza nemmeno batter ciglio, cosa capitata già con i suoi personaggi in Donnie Darko e Prisoners.

Non provavo nemmeno a sbattere le palpebre, è una follia crederlo” ha commentato la sua interpretazione di Lou Bloom, uno sciacallo sempre a caccia in una focosa Los Angeles. Ha spiegato che sentiva un certo tipo di feeling con le parole scritte su quel copione “Accadeva e basta, non appena mi arrivavano quei discorsi io smettevo di pensare ad altro e mi concentravo, divenivo non cosciente, proprio come uno sciacallo alla caccia“.

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Ha fatto poi un paragone tra il personaggio in questione e il mondo di oggi “Penso che, non ogni giornalista sia chiaro, ma i media in generale siano sempre in agguato, bramanti del successo, desiderosi di accontentare la folla. Ciò culturalmente ci definisce e penso che Lou Bloom sia un’invenzione dei giorni nostri, partorito dai nostri desideri“.

Spaziando nel topic della sua intervista, ha sottolineato che il suo film preferito è La Strada di Federico Fellini, pellicola che porta Gyllenhaal a pensare di come la sua voglia di essere un attore sia arrivata: sua padre e l’aspirazione per la regia. “È grazie a quel film, se non fosse stato per quel colpo di fulmine, a questo punto non sarei qui“.

Parlando anche di politica, ha detto che quest’ultima influenza molto le sue decisioni in qualità di attore: “Non so cosa sta succedendo in America in questo momento, sembra esserci un decadimento della cultura in generale. Mi dispiace tanto, ma allo stesso tempo fortifica il mio credo, e sopratutto la mia volontà nel seguire ciò che sento nel mio cuore, mi da soltanto la carica di raccontare storie a non finire“.

L’ultima domanda poi è stata su chi volesse lavorare oggi Gyllenhaal, la sua risposta? Pedro Almodovar, colui che rifiutò l’occasione di dirigere lo stesso Brokeback Montain che ha portato Lee alla vincita di un Oscar nel 2006, poiché la sua versione sarebbe stata troppo sessualizzata per gli studios rispetto all’idea principale.

 

 

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