Mother! Madre!

#Analizziamo Madre! di Darren Aronofsky

#Analizziamo BIENNALE CINEMA CINEMA RECENSIONI
Share

L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER


Quando Darren Aronofsky si mette all’opera sappiamo che quello che vedremo sarà qualcosa di assolutamente anticonvenzionale e diverso.
Sono mesi che si parla di Madre! sarà per il cast di un certo peso: Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer ed Ed Harris, sarà perché i suoi film dai tratti horror hanno sempre un forte legame con la morte ma questo 28 settembre è molto atteso da parecchi cinefili.

Noi abbiamo avuto modo di vedere il film in anteprima al festival di Venezia e prima di esporre la nostra idea a riguardo è servito del tempo e ora come ora, possiamo dire con certezza che non è un film per tutti.
La trama ruota attorno a una giovane neo sposa (Jennifer Lawrence ) che vive insieme al marito in una villa nella quale lei ci sta mettendo anima e corpo per far tornare all’antico splendore. Il marito (Javier Bardem) è uno scrittore che sta ricercando la sua ispirazione che arriva proprio quando Ed Harris bussa alla porta.
Quell’incontro sarà l’inizio di un viaggio che andrà sempre più a intricarsi e a diventare oppressivo per la sposina che si ritrova la casa invasa da persone che non rispettano il suo spazio, portandola a un’esasperazione estrema.

Le inquadrature strette, i primi piani soffocanti e ripetitivi fanno comprendere il profondo turbamento della giovane che si ritrova in un susseguirsi assurdo, e per certi versi nonsense, che si concluderà nella sola maniera possibile.
Il regista ha ammesso di aver scritto il film in pochissimi giorni ed infatti il lavoro ne risente, succedono troppe cose in pochissimo tempo lasciando così lo spettatore senza fiato e incapace di comprendere cosa sta realmente accadendo, il risultato quindi è un film asfissiante ed emotivamente confusionario.

La pellicola è stata addirittura fischiata dopo la prima proiezione, reazione esagerata, ma per una promo del genere il vero tema è troppo celato e bisogna grattare via il primo livello di narrazione per arrivare a darne un senso degno di questo nome.
Il film non è che la rivisitazione della nascita biblica del mondo dove la Madre (Madre Terra, Madre Natura) è l’elemento che porta vita e lo scrittore non è che Dio che crea tutto basandosi sulla fiducia e sull’amore che prova l’uomo: un piccolo indizio per capire ogni cosa è che i loro personaggi non hanno nomi e nei titoli di coda vengono riportati come la Madre e Lui.

L’idillio del mondo perfetto e regolare ( quindi della vita da neosposi di JLaw e Bardem) però, viene interrotta con l’arrivo di Michelle Pfeiffer e Ed Harris che portano l’inizio della fine e che abusano dell’ospitalità dei padroni di casa creando confusione e sconforto, Aronofsky metaforicamente ha voluto rappresentare la delusione provata da Dio che ha dato la vita ad Adamo ed Eva e di come essi abbiano approfittato della sua generosità.
Ovviamente oltre Adamo ed Eva nel film vengono riportarti, sempre metaforicamente, Caino e Abele ed è proprio quando vengono introdotti questi due personaggi che vi è l’inizio della fine.
Il susseguirsi di scene apparentemente senza senso e sempre più cupe rappresentano l’evoluzione dell’umanità, l’abuso del divismo, le lotte continue; il regista quindi ha voluto proprio ricreare la creazione di ogni cosa biblicamente parlando ma lo fa in maniera sbagliata dato che il significato, seppur profondo, si va a perdere soprattutto con il susseguirsi delle scene dopo la metà del film, dove probabilmente si è voluto rappresentare quello che è costretto a subire la Madre Terra (o Natura) tra violenza, liti… è una pellicola che vuole sfregiare la condizione delle cose, senza ombra di dubbio.
Il risultato però per lo spettatore medio è quello di aver visto un’accozzaglia di cose non legate tra di loro, per questo non ci sentiamo soddisfatti del film, dato che non è alla portata di tutti.
Un racconto visionario di come è nata ogni cosa  e di come la vita continui nonostante le angherie e i drammi che fanno parte dell’esistenza, tutto questo però si va a perdere in buchi di trama e scelte registiche e stilistiche alquanto azzardate, siamo ben lontani dai tempi di Requiem for a Dream e Black Swan.

Il rapporto con la Bibbia quindi superato il primo livello di trama è palese e presente, seppur controverso, e probabilmente con una seconda visione una volta appreso questo punto di vista molte cose risulterebbero più chiare.
A detta del registra la comprensione del film è soggetta al mondo in cui le persone sono state educate, la struttura del film è ricca di Easter Eggs che vanno saputi cogliere, è un’allegoria dura e schietta che solo con il tempo può essere accettata e capita in tutte le sue sfaccettature.

Per altri articoli del generea continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook e non dimenticate: se avete idee da proporci o se vi piacerebbe entrare nel nostro team, non esitate a contattarci!