Game of Thrones

RECENSIONE Game of Thrones 7×07 – finale di stagione

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Sette episodi sono volati via in fretta. Il tempo sembra essere trascorso esattamente come trascorre in Game of Thrones dove i corvi volano alla velocità di un messaggio su Whatsapp e le navi vanno veloci come i Frecciarossa. Siamo giunti al season finale e io vi dico subito che mi è piaciuto e parecchio. È vero che io sono fondamentalmente un’entusiasta di natura, ma devo dire che sono più che soddisfatta di questa settima stagione. Questo non vuol dire che io non riconosca i molti difetti che lo show ha cominciato ad avere da qualche anno a questa parte. Semplicemente scelgo di concentrarmi sulle cose che funzionano e su una storia e sui personaggi che sono ancora capaci di appassionarmi.

Soprattutto voglio spendere due parole a riguardo delle critiche che sono state mosse un po’ da tutti in lungo e in largo a questa stagione. Posto che i difetti di narrazione ci sono, credo che a questo punto sia inutile continuare ad accusare Game of Thrones di essere prevedibile e di fare uso smodato del fanservice. Game of Thrones, così come Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, è diventato un vero e proprio fenomeno mediatico e se ne parla, se ne parla tantissimo. È quindi inevitabile che sia stato sviscerato in ogni sua sfumatura e che ogni teoria sia stata trattata nei minimi dettagli: non stupiamoci quindi se molte delle cose che avvengono le avevamo previste o ce le aspettavamo. Prevedibile non significa banale. Considerato anche che la saga sta volgendo al termine, è normale che i nodi vengano al pettine e le cose comincino ad andare per il verso giusto.

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E soprattutto credo che si dovrebbe smettere di accusare Benioff e Weiss di aver rovinato una saga e di non essere capaci di fare il proprio mestiere. Ho visto gente soprannominarli Dumb&Dumber (ovvero scemo e più scemo) e sinceramente mi piacerebbe dire loro “provateci voi ad adattare un lavoro immenso come quello di Martin”. Che poi, parliamoci chiaro, gli snodi principali della storia sono opera di Martin, non loro. Insomma, sono la prima a storcere il naso per il fatto che Jon e Daenerys alla fine siano finiti insieme, ma non do la colpa a D&D e non grido al fanservice. Con questo non voglio sollevarli da ogni colpa perché è innegabile che si sarebbe potuto fare un lavoro migliore soprattutto per quanto riguarda alcuni personaggi e le loro caratteristiche, ma vorrei soltanto che la gente oltre a criticare provasse un attimo a concentrarsi su ciò che invece funziona.

Allo stesso modo credo sia inutile continuare a pretendere che Game of Thrones uccida i suoi personaggi. È vero che talvolta avrebbero potuto osare di più e che forse la morte di un Tormund oltre la Barriera o di un Bronn affogato avrebbe potuto dare una certa scossa alla stagione, ma se non è stato fatto un motivo c’è. Forse, come per Sandor Clegane, c’è ancora bisogno di loro. Non ditemi che Jaime sarebbe dovuto morire perché è chiaro che la sua storyline ha ancora tanto da dare e non importa se il suo salvataggio non è plausibile. Siamo in tv e la tv vive di cliffhanger. Il fatto stesso di continuare a pretendere che Game of Thrones ritorni ad essere la serie che uccideva i suoi protagonisti non ha senso: stiamo arrivando alla fine e qualcuno deve pur esserci per andare avanti, no? C’è ancora un’intera stagione di tempo per vederli perire.

Ovviamente questo lungo sfogo è personalissimo e so che tanta gente non la pensa come me, amici compresi, quindi sentitevi liberi di contraddirmi ché discutere di queste cose mi piace sempre.

Ma bando alle ciance e vediamo che cosa è accaduto in The Dragon and The Wolf, titolo che ovviamente sancisce il tanto chiacchierato avvicinamento definitivo tra Jon e Daenerys. Nella Fossa del Drago di Approdo del Re avviene l’incontro del secolo tra le tre grandi forze, anche se ormai è meglio dire due, che si giocano il destino di Westeros. Il folle piano suicida è andato a buon fine e Jon e Daenerys sono riusciti a portare un non-morto al cospetto di Cersei, che a dispetto della sua freddezza ne resta comunque impressionata.

Ma questo meeting è anche la scusa per una serie di incontri che aspettavo da tanto e di reunion tra personaggi che, in modo più o meno pacifico, si sono incontrati nel corso degli anni. Ho amato che Brienne e Sandor abbiano avuto modo di parlare di Arya (e avrei voluto che lo avessero fatto anche di Sansa) e il fatto che Sandor abbia potuto affrontare metaforicamente suo fratello: le parole che gli ha detto valgono molto di più di un ipotetico Clegane Bowl, anche se in fondo io ci spero sempre perché la Montagna non può e non deve perire diversamente.

L’incontro tra Jaime e Brienne invece mi ha lasciato un po’ insoddisfatta e mi sarei aspettata qualcosa in più dato il legame che c’era tra loro. Ma quando Cersei manda tutto all’aria poiché Jon ha già giurato fedeltà a Daenerys, Jaime segue la sua regina e quando Brienne gli chiede di parlarle e farla ragionare lui tira fuori un discorso di fedeltà e doveri. E allora quel “si fotta la fedeltà” che sputa fuori Brienne è quasi uno schiaffo per Jaime che infatti prenderei io stessa a ceffoni a fino a quando non rinsavisce.

E secondo me ormai ci siamo, finalmente. Le parole di Brienne e l’aver visto coi propri occhi il pericolo rappresentato dai non-morti gli danno uno scossone. Lui ha dato la sua parola che gli eserciti del sud combatteranno contro gli Estranei e sa che non mantenendola condannerà a morte certa la sua gente, chiunque ne esca vincitore. Questo è quello che Cersei si rifiuta di ammettere nella sua follia che non concepisce compromessi e allora Jaime fa ciò che avrebbe dovuto fare molto tempo fa: se ne va. 

Il confronto tra Jaime e Cersei mi è piaciuto molto e ho seriamente temuto che Cersei lo facesse uccidere dalla Montagna, così come per Tyrion. In entrambi i casi questo non avviene, a dimostrazione che alla fine Cersei ha bisogno di ciò che resta della sua famiglia e non può avere il coraggio di farli uccidere. Ora che Jaime se n’è andato però, lei è più sola che mai.

Il confronto/scontro tra Tyrion e Cersei è stato molto bello, complice anche il fatto che Peter Dinklage è sempre una garanzia e Lena Headey è stata ancora una volta magistrale. Cersei e Tyrion hanno messo sul tavolo tutte le loro carte, le loro ragioni e i loro errori. Cersei è incontrollabile e piena di rabbia e odio, ma ha detto una cosa più che vera su cui non posso che essere d’accordo: uccidendo Tywin, Tyrion ha dato il via alla fine della propria casata. Se Tywin fosse stato ancora vivo il destino dei Lannister sarebbe stato molto diverso e su questo non posso che concordare.

Un’altra cosa che ho amato in questo episodio è stata la scelta di Jon di non mentire e di rendere pubblico il fatto che ha promesso fedeltà a Daenerys come sua regina. Come tutti gli hanno fatto notare avrebbe potuto mentire a Cersei, ma Jon sottolinea che suo padre gli ha insegnato a mantenere le promesse e a non fare giuramenti che sa di non poter mantenere. Chiamatelo pure ingenuo, avventato o stupido, ma è proprio questo ciò che mi piace di Jon: il fatto che sia quasi un archetipo, il tipico cavaliere del mito che fa dell’onore e della giustizia il proprio stendardo anche a discapito di se stesso. In un mondo come quello di Game of Thrones un eroe, nel senso più classico del termine, non può che essere tra i miei personaggi preferiti.

E poco importa che Jon sia un Targaryen, per me lui sarà sempre figlio ed erede di Ned Stark e credo che Ned sarebbe particolarmente fiero di lui. A proposito delle origini di Jon, il finale di stagione aggiunge un altro tassello, regalandoci il flashback con le nozze di Rhaegar e Lyanna. Devo ammettere che il flashback mi ha gasato un sacco sul momento, ma a ripensarci potevano fare decisamente meglio. Abbiamo passato anni a immaginarci Rhaegar e credo che ci meritassimo di più del cosplayer di Viserys. Ad ogni modo, finalmente, abbiamo anche scoperto il vero nome di Jon che non è niente meno che Aegon. Ho letto di tutto contro questa cosa online, ma – oh – io mi sono proprio gasata pure con questo. A quel poveretto di Jon verrà male quando saprà di essersi innamorato di sua zia.

Intanto a Grande Inverno esce di scena un grande personaggio: colui che ha dato il via a tutto, l’uomo più viscido dei Sette Regni. Petyr Baelish alias Ditocorto ha fatto il passo più lungo della gamba questa volta e ha sottovalutato le sorelle Stark e il potere di Bran. Devo ammettere che anche se mi mancheranno i suoi piani infidi che davano sempre un tocco di mistero a Game of Thrones, ho goduto parecchio quando Sansa lo ha condannato a morte e Arya ha attuato la sentenza. Così cala il sipario su un personaggio inghiottito dalla sua stessa ambizione irrefrenabile: in ginocchio e implorante. Non ci mancherai caro Ditocorto.

E il sipario sulla settima stagione di Game of Thrones invece cala al Forte Orientale dove gli Estranei riescono a fare breccia nella Barriera e a entrare nel continente. Con il Re della Notte a cavallo di Viserion che praticamente è diventato una sorta di fiamma ossidrica in grado di fare a pezzi la Barriera, Game of Thrones ci saluta e ci dà appuntamento tra due lunghi anni con la stagione conclusiva. Nel mentre speriamo sempre che Martin trovi l’ispirazione per pubblicare l’ultimo libro.

Riprendendo quello che ho detto in apertura, per me la settima stagione di Game of Thrones si è confermata buona. Non all’altezza delle prime, ma comunque non meritevole di tutte le critiche arrabbiate che ha ricevuto. La scrittura è meno attenta e più approssimativa, complice anche la riduzione a sette episodi, e sicuramente meno efficace, ma Game of Thrones è ancora in grado di emozionarmi e emozionare. La mia intenzione è godermi questa cosa il più possibile, consapevole dei suoi difetti, ma senza considerarla meno degna della mia attenzione per questo. In fondo quando vuoi bene a una persona accetti anche le cose che ti piaccio meno.

Grazie a voi per aver letto ogni settimana le mie recensioni e un grazie enorme anche a  Traduttori Anonimi che hanno sottotitolato la serie e alle fantastiche pagine affiliate: Ladies of Winterfell // Stark SistersNikolaj Coster-Waldau ItaliaJorah Mormont ItaliaKit Harington & Richard Madden Italian Page

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