RECENSIONE Will 1×01 – 1×02

Pilot Advice RECENSIONI SERIE TV Will
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Finalmente il giorno è arrivato! Aspettavo la messa in onda di Will, la serie tv di TNT che narra in chiave “punk rock” le vicende del giovane William Shakespeare, da un anno almeno e avevo aspettative altissime data la mia passione per il Bardo di Stratford e per le sue opere. Temevo che potessero essere mandate tutte in frantumi e invece posso affermare con gioia e gaudio che sono decisamente soddisfatta: Will si è rivelata essere esattamente ciò che pensavo, ovvero una serie tv sopra le righe che mette in scena in maniera vivace e appassionata il teatro elisabettiano e il genio shakespeariano. Certo, non aspettatevi che sia un trattato storico perché altrimenti resterete delusi.

Will è scritto da Craig Pearce, collaboratore di Baz Luhrmann e sceneggiatore di  Romeo + GiuliettaMoulin Rouge e Il grande Gatsby, ed è diretto (per lo meno i primi due episodi andati in onda il 10 luglio) da Shekhar Kapur, regista degli acclamati film Elizabeth e Elizabeth: The Golden Age. Tuttavia Will, con i suoi colori, i suoi folli costumi e le sue musiche rock, è decisamente più affine ai lavori di Luhrmann che a quelli di Kapur. Dalla scrittura di Pearce si percepisce quanto lui conosca e ami Shakespeare e infatti lo show dà il meglio di sé quando alla trama orizzontale, per ovvi motivi romanzata (ricordiamo che della vita di Shakespeare si conosce davvero pochissimo), si amalgamano il personaggio del giovane William e le citazioni più o meno nascoste dei drammi e degli eventi che lo hanno reso grande.

Il pilot si apre con il giovane William che da Stratford Upon Avon parte per Londra, lasciando la moglie Anne (ho apprezzato che abbiano mantenuto la differenza di età: Anne Hathaway aveva circa 8 anni più di Shakespeare) e tre figli piccoli. Lo show aggiunge poi un elemento importante ai fini della trama rendendo William un cattolico, cosa che non è storicamente certa. I genitori gli affidano infatti una rosario e una lettera per il cugino Robert Southwell, predicatore cattolico costretto a nascondersi a causa delle persecuzioni protestanti.

William arriva quindi a Londra e il suo primo impatto con la capitale è più o meno lo stesso di chiunque vi sia stato anche a distanza di cinque secoli, magari senza animali esotici e ballerine colorate. Sulle note di London Calling dei The Clash, Will sbarra i suoi grandi occhi azzurri di fronte al caos di colori, suoni e persone che lo circonda e, dopo essere stato derubato come ogni nuovo arrivato che si rispetti, si dirige verso il teatro per fare ciò per cui ha lasciato la sua famiglia: scrivere.

Il teatro è niente meno che The Theatre, primo teatro londinese, costruito da James Burbage e regno di Kempe, attore comico con la passione per le donne, l’alcol e i balletti trash in scena, e di Baxter, drammaturgo di scarso talento. Nella compagnia vi sono poi i figli di Burbage, Richard e Alice: Richard è un ragazzotto divertente e narcisista che sembra un Elvis ante litteram e ha ancora moltissima strada da fare prima di diventare il più grande attore della sua generazione, su misura del quale Shakespeare scriverà il personaggio di Amleto; Alice invece è la copista della compagnia. È acuta, ironica e intelligente e la ship con William parte in tempi record.

 

Grazie alla buona parola di Alice, Will riesce a convincere la compagnia a mettere in scena il suo dramma storico Edoardo III che ruota attorno ad amore, guerra, morte e tradimento. La rappresentazione ha successo, ma in un mondo in cui il pubblico vuole risate, battute volgari e balletti comici, Will deve imparare a indirizzare il suo talento e soprattutto a riuscire a controllare ed educare una compagnia indisciplinata e chiassosa, per portarla verso il suo ideale di teatro, fatto di impegno e ingegno, ma anche di studio e passione.

Ci sono poi i rivali, primo fra tutti quel Robert Greene che lo definì “upstart crow” (corvo parvenu) e che qui sembra un cosplayer maschile di Poison Ivy. Greene ingaggia con Shakespeare una battaglia a colpi di versi e parole, una sorta di battaglia rap o slam poetry in cui Pearce infila proprio l’espressione upstart crow, con mia grande gioia, e che già sancisce il genio del giovane Will anche agli occhi dei suoi nuovi amici.

E poi Christopher Marlowe, il più grande drammaturgo inglese fino all’arrivo di Shakespeare, figura misteriosa e ambigua interpretata da un sinuoso Jamie Campbell Bower che calza a pennello nel ruolo. Marlowe lavora come spia per i servizi segreti della Regina e in particolare per Richard Topcliffe, colui che sta dando la caccia ai cattolici. Inizialmente stava per “vendere” Will ai servizi segreti, ma riconoscendone il grande talento fa marcia indietro e fa in modo che sia Baxter a essere catturato. Marlowe è affascinate e pericoloso e, apertamente omosessuale, ha probabilmente messo gli occhi su Will stesso oltre che sul suo talento. Non vi nascondo che la ship è quasi partita anche in questo caso!

La storyline che vede protagonista Topcliffe, la sua caccia ai cattolici e il conseguente pericolo per William è la parte più debole dello show. Funziona meno e ha un sapore di già visto, ma capisco che serva a dare un’impronta più seriosa allo show.

Quello che davvero funziona è la rappresentazione vivace, folle e sopra le righe del teatro elisabettiano. Pearce ha sempre rimarcato come l’intento di Will sia quello di dare una sferzata di punk e rock ‘n roll a Shakespeare e al teatro elisabettiano dimostrando quanto possa ancora essere fresco, attuale e irresistibile. E questo teatro è decisamente punk-rock! Con le creste, le giacche di pelle, gli abiti colorati e animalier e gli smokey eyes, Will crea un’atmosfera nuova e allegra che mi piace molto! Questo teatro è sostanzialmente un covo di folli e credo che in qualche modo riprenda lo spirito dei testi di Shakespeare che sono audaci, scorretti e acuti. Craig Pearce e TNT hanno avuto coraggio nel regalarci uno show del genere e spero che verranno premiati dal successo perché credo che lo meritino.

Inoltre, una parentesi a parte la merita Laurie Davidson, che interpreta William ed è alla sua prima vera prova attoriale, perché mi sono innamorata di lui già alla primissima inquadratura dei suoi assorti occhi azzurri. Oltre ad essere estremamente bello, permettetemi di dirlo, è anche estremamente bravo: è puro talento e credo che se ne sentirà parlare ancora a lungo. È capace di passare dalla curiosità al tormento, dall’ispirazione all’orgoglio, dal dubbio alla paura con un battito di ciglia. È l’incarnazione perfetta del genio e della passione del giovane Shakespeare e ogni volta che recita qualcuno dei celebri versi io mi ritrovo con la stessa espressione innamorata della locandiera del secondo episodio. Fine della parentesi da fangirl!

Insomma, Will non è un capolavoro, sia chiaro, ma se vi piace Shakespeare e siete disposti a mettere da parte un approccio storico e quello che sapete per godervi una visione nuova, fresca e dissacrante allora fa decisamente per voi. Le mie aspettative sono state assolutamente soddisfatte e credo che Will possa darmi e darci grandi gioie, anche perché adoro il fatto che posso divertirmi a riconoscere fatti, persone, eventi e citazioni all’interno degli episodi. Due episodi sono volati troppo in fretta e non vedo l’ora che sia la prossima settimana per gustarmi il terzo! Vi aspetto qui come sempre.

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