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RECENSIONE House of Cards 5×01/02

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Il castello di carte non potrebbe essere più solido. E’ questa la sensazione che si ha al termine dei primi due episodi della quinta stagione di House of Cards.

Che il personaggio di Claire Underwood fosse diventato importante lo si era capito già da un po’ ma a rafforzare ancora di più l’ovvietà sono in particolare due scene: la prima del primo episodio dove troviamo la first lady intenta ad invitare gli americani ad essere attenti collaborativi… “Diteci quello che vedete”, difficile non seguire il suo consiglio grazie al suo sguardo magnetico.
Sguardo che sicuramente non è sfuggito alla piccola orfana Miller che al funerale del padre decapitato nella precedente stagione, si lascia sfuggire una semplice frase ma d’effetto al presidente Underwood: “Spero che tu muoia e che diventi lei presidente”. Non a caso i rumours di una possibile sesta stagione senza Mr Kevin Spacey si stanno facendo sempre più insistenti.
Dal canto suo, nei primi minuti, ritroviamo il presidente Francis “Frank” Underwood in splendida forma, forte, splendente.
Contro tutte le commissioni d’inchiesta, contro tutti, riesce ad essere IL Presidente creando una rete di connessioni per poter parlare (contro legge) in commissione che Sherlock Holmes spostati proprio.
Sigla.
La trama avviatasi negli ultimi episodi della quarta stagione va man mano delineandosi cercando l’ascesa al potere creando una sorta di soluzione al terrore chiamato ICO, chiaro parallelismo con la situazione odierna dell’ISIS. La priorità infatti è trovare subito il nascondiglio dell’assassino John. Il piano sembrerebbe anche funzionare se non fosse che la dichiarazione di guerra dichiarata da Underwood potrebbe ritorcerglisi contro, come vediamo sul finire dell’episodio, a causa della stessa commissione richiesta proprio da lui e che andrebbe ad indagare a tutto tondo nella sua vita e in quella dello staff. “Proprio così, Doug. Cazzo.”. Riescono infine a trovare John e giustiziarlo ma non prima di aver avuto un confronto breve ma intenso con il presidente.
Il prigioniero non collabora e Frank dà l’ordine a un suo collaboratore di ucciderlo.
Iniziano così a delinearsi nuovamente i ruoli già conosciuti dei personaggi: Frank a caccia di voti per l’imminente votazione, Doug & co. a cercare di risolvere i casini di contorno. Doug che dopo la parentesi da innamorato, infortunato, alcolista è tornato veramente nella sua funzione di spalla del presidente.
Sul lato opposto (ri)troviamo in primis il governatore Conway sempre più indebolito verso la corsa alla presidenza americana anche a causa di dichiarazioni della moglie sulla madre dell’assassino. Secondo, ma non meno importante, il boss del Washington Herald: Tom Hammerschmidt. Continua la sua ricerca della verità avvalendosi di un nuovo membro “che è capace di far parlare chiunque”, beh, vedremo.
Nel frattempo l’episodio si conclude con un attacco hacker organizzato da Underwood e i suoi complici, primo tra tutti Aidan (il simpaticissimo tizio dei dati di Pollyhop) che vediamo cancellare alcuni file non ancora noti a noi pubblico. Un attacco hacker ben orchestrato volto a dare la colpa all’ICO e nel frattempo dare man forte al presidente per incentivare massicci controlli e finalmente avere l’ok per andare in guerra. Indovinate chi trova tutta una pagliacciata? Conway, forte della sua esperienza di ex soldato!

Resta ancora da capire il rapporto tra Claire e lo scrittore/creatore di discorsi Tom Yates.
Amanti? Forse.
E il discorso si fa più fitto in una scena del secondo episodio che si svolge nella camera da letto della first lady. Lui vuole sapere cos’è lui per lei e viceversa, come si evolveranno le cose. Claire pare non preoccuparsi ma nel mentre di un quasi amplesso lo interrompe, quasi come se non volesse. Perché? Possibile che stia tornando il suo amore per Frank? Lo sapremo presto, sicuramente. Così come è sicuro che il rapporto tra loro, almeno a livello di complicità, è tornato quello di un tempo.
Gli Underwood contro il mondo, gli Underwood per gli Underwood.

Il ritorno della rottura della quarta parete che tanto ha caratterizzato questa serie tv è tornato finalmente dopo usi limitati nelle scorse stagioni. In particolare, ad inizio secondo episodio una scena di quasi due minuti tra i governatori dei 50 stati dove Frank Underwood spiega i voti di cui ha bisogno e determinate dinamiche consone al sistema politico non convenzionale.

Un ritorno in grande stile. I capelli di Kevin Spacey/Frank Underwood potranno anche diventare sempre più grigi ma la serie tv è più colorata che mai, pur conservando quella sensazione di cupezza e profondità ai quali siamo affezionati.

Happy Halloween and God bless the United States of America.

Un saluto a House of cards ITA | Kevin Spacey Italia | Serie Tv News risorse che vi terranno costantemente aggiornati sulla serie!