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#nostalgiaisback04 – Peaky Blinders: l’inarrestabile ambizione di Tommy Shelby

#nostalgiaisback Peaky Blinders RECENSIONI SERIE TV
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Nick Cave in apertura, i profondi occhi blu di Cillian Murphy e l’irresistibile accento di Birmingham con tutte le sue u strettissime e le a apertissime.

Anche solo questi tre elementi dovrebbero avervi convinto a vedere Peaky Blinders, ma nel caso non foste ancora corsi su Netflix a vedere il pilot sono qui per spiegarvi il motivo per cui dovreste farlo all’istante. Poi vi chiederete perché non l’abbiate iniziato prima, esattamente come ho fatto io.

Nei sobborghi sporchi e poveri di una Birmingham grigia e industriale del 1919, la gang chiamata Peaky Blinders ha il proprio quartier generale. Tirapugni in tasca e lamette cucite nelle visiere del tipico cappello, i Peaky Blinders hanno creato il proprio business su scommesse clandestine, contrabbando e protezione in cambio di soldi. Cuore e cervello della banda appartengono alla famiglia Shelby e in particolare ai fratelli Arthur, John e Thomas. Tommy Shelby (uno straordinario e magnetico Cillian Murphy) è ambizioso, astuto, intelligente e gestisce gli affari avendo bene in mente quali sono i suoi obiettivi, così come i suoi nemici e i loro punti deboli. Sa essere spietato, ma in fondo ha un cuore buono e valoroso che in guerra gli è valso ben due medaglie al merito, prontamente gettate nei canali della città inglese. L’ambizione lo porterà ad espandere i propri affari e da allibratore clandestino alle corse dei cavalli, arriverà piano piano a conquistare Londra e non solo. Crede di essere inarrestabile e infallibile, Tommy, ma ci penseranno l’amore (una storia d’amore sofferta, ma bellissima) e l’arrivo di uno spietato e incorruttibile poliziotto irlandese a mettergli i bastoni tra le ruote e a fargli capire che nessuno è intoccabile e che persino lui ha delle debolezze.

Arrivata alla sua terza stagione e già riconfermata fino alla quinta, Peaky Blinders è senza ombra di dubbio uno degli show più validi e convincenti in circolazione, anche se la sua diffusione tra il grande pubblico sembra ancora essere più bassa di quella che effettivamente meriterebbe. Alla base dell’ottima riuscita di Peaky Blinders, vi è la scrittura solida e accurata di Steven Knight, sceneggiatore di grande talento che ha creato tra l’altro la serie Taboo e ha scritto e diretto quel gioiellino cinematografico che è Locke. Protagonista di entrambi è Tom Hardy che a partire dalla seconda stagione troviamo anche in Peaky Blinders nei panni di Alfie Solomons. Solomons è un ebreo a capo di una gang di Camden Town che gestisce una distilleria mascherata da panetteria. Alfie Solomons è folle e imprevedibile e l’interpretazione magistrale di Tom Hardy non fa che accrescere l’assoluta simpatia per un personaggio ambiguo e intelligente che nel corso delle stagioni ci regala confronti violenti e pericolosi con Tommy. Tommy e Alfie oscillano continuamente tra l’essere nemici e l’essere alleati, ma Alfie è anche colui che è in grado di mettere Tommy di fronte alla realtà, al fatto che la rabbia che lo guida lo sta conducendo in un vortice di cecità e autodistruzione. Vedere in scena ancora una volta Cillian Murphy e Tom Hardy, amici nella vita e colleghi su svariati set, è semplicemente una gioia per l’anima di ogni cinefilo.

Accanto ai fratelli Shelby, la grande protagonista della serie è l’Inghilterra industriale che agli inizi degli anni ’20 si stava espandendo in maniera inarrestabile. Anche se lo show è girato a Manchester,  è ambientato nella “vecchia e sporca Birmingham” i cui quartieri operai, sui quali i Peaky Blinders stendono la propria ombra, quasi danno un senso di oppressione e claustrofobia. “Questa città è nostra” ripete Tommy più volte, ma Birmingham non gli basta più e la sua ambizione lo porta a espandere i propri affari – legali – negli Stati Uniti e a Londra – meno legali. Ma la ricerca della “rispettabilità non [lo] rende un santo” e si sovrappone all’incapacità di frenare la propria ambizione: Tommy spesso tira troppo la corda con i propri avversari e ne pagano le conseguenze sia egli stesso sia coloro che gli stanno accanto.

La famiglia è al contempo la forza e la debolezza di Tommy Shelby e lo sanno bene i suoi nemici. Tra tutti i suoi familiari, ha un ruolo molto importante il fratello maggiore Arthur, con il quale Tommy intrattiene a mio parere uno dei rapporti più interessanti dello show. Il maggiore dei fratelli Shelby è interpretato da uno straordinario Paul Anderson (e dalla sua voce roca e dal suo accento meraviglioso che amo alla follia!), in grado di rendere in modo autentico l’ambiguità del carattere di Arthur: fragile e sensibile, ma anche spietato e incontrollabile, continuamente in bilico tra il profondo rispetto per suo fratello e una leggera sensazione di essere spesso messo da parte a favore della zia Pol. Pol è un altro grande personaggio e una grande figura femminile. Interpretata da un’ottima Helen McCrory, Pol è colei che, reagendo sempre a testa alta alle avversità e alle proprie fragilità, ha mandato avanti “l’azienda di famiglia” quando gli uomini Shelby erano in guerra e soprattutto è colei che conosce Tommy meglio di chiunque altro e rappresenta per lui una costante su cui poter contare anche se si trovano spesso in disaccordo. Sono un ancoraggio alla realtà l’una per l’altro, si riportano coi piedi per terra a vicenda. Tommy nel corso delle stagioni rischia di diventare l’ombra di se stesso, di quell’uomo in grado di avere il controllo su tutto ciò che gli sta intorno. È più ricco e più potente, ma questo ha avuto un prezzo e nonostante abbia la propria famiglia accanto è in realtà solo perché questa è la sua natura. Ha condotto nella voragine della propria ambizione anche coloro che ama e per ripagarli di avergli ceduto i propri cuori e le proprie anime ha solo i sodi che è riuscito a guadagnare. Non è solo, ma si sente tale. È solo con i suoi spiriti e i suoi fantasmi, accompagnati solo dall’immancabile sigaretta. La sua redenzione è ancora  lontana.

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In Peaky Blinders la storia personale di una famiglia si intreccia alla Storia e troviamo quindi lo shell shock e le conseguenze della guerra sui soldati, lo sviluppo industriale, il comunismo, la cultura gipsy tipica delle Midlands britanniche, la guerra tra gang e l’immigrazione, la questione irlandese e l’Ira e così via. Peaky Blinders è un accurato volo d’uccello sulla storia britannica degli anni ’20 accompagnato da una colonna sonora contemporanea e irresistibile, da una fotografia tendente al seppia che sembra riprendere la polvere che copre le strade di Birmingham e da una messa in scena elegante che rende ogni inquadratura quasi un dipinto. I traduttori di ItalianSubs al termine di un episodio lo hanno definito “Bello come un quadro, forte come un pugno” e sono totalmente d’accordo con questa definizione, perché Peaky Blinders mette insieme davvero la bellezza di un prodotto artistico con la potenza di una storia che affascina e dei suoi protagonisti irresistibili. Buona parte della colpa è anche di Cillian Murphy, perché obiettivamente nessuno può resistere ai suoi occhi azzurri e al suo talento sconfinato. L’ho già detto per caso?

Insomma, preparatevi a mettere in dubbio la vostra bussola morale perché non potrete fare a meno di essere catturati dai fratelli Shelby e di voler fare parte dei “Peaky fucking Blinders”.

Inoltre, una delle new entry della quarta stagione sarà Adrien Brody. Non ditemi che ancora non siete convinti a fare un bel binge watching di tutte e  tre le stagioni! Altrimenti mi tocca mandarvi Arthur a casa che vi ordina di farlo “by order of the Peaky Blinders”.

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