RECENSIONE Sense8 – seconda stagione

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Se dovessi descrivere Sense8 con una sola parola sarebbe senza dubbio e per forza di cose “sensazioni”. Perché Sense8 ha il potere di amplificare la fruizione di un semplice show e diventare un’esperienza totalizzante indipendente dalla trama, se la si sa guardare con i giusti occhi. Non sono solo le sensazioni condivise dagli otto sensate che abbiamo imparato a conoscere e amare quelle chiamate in campo, ma anche e soprattutto quelle che suscita in noi spettatori – o perlomeno che suscita in me.

“Alla fine saremo tutti giudicati per il coraggio dei nostri cuori” recita una delle mie frasi preferite dello show e Sense8 di coraggio ne ha da vendere. Le sorelle Lana e Lilly Wachowski (anche se quest’ultima ha avuto un ruolo marginale nello sviluppo di questa seconda stagione dello show) hanno confermato ancora una volta di avere il coraggio di affrontare temi più che mai attuali come il femminismo, l’omofobia, l’uguaglianza, le etichette e di farlo in maniera tanto elegante quanto incisiva.

A Natale ci avevano regalato un bellissimo ed emozionante speciale di due ore che fungeva da ponte tra la prima e la seconda stagione e ora che quest’ultima è stata finalmente rilasciata possiamo dire che le aspettative non sono state disattese. Personalmente, credo che la prima stagione mi sia piaciuta leggermente di più. La novità di essere immersa in una realtà così emozionante e iconica era stata per me una vera e propria epifania e ritengo che la prima stagione di Sense8 abbia alcune delle sequenze più belle che io abbia visto negli ultimi anni (due su tutte: What’s Up e il dialogo nel museo tra Nomi e Lito). Detto ciò, questi nuovi 10 episodi raccolgono il testimone più che degnamente perché Sense8 non è solo trama, ma è – come dicevo prima – sensazioni. Ed è cuore: Sense8, le sue storie, le sue città e i suoi personaggi ci parlano davvero con il cuore in mano.

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Ormai i nostri otto sensate hanno imparato a gestire l’interconnessione che li lega e sono sempre pronti a spalleggiarsi a vicenda, sostenendosi e intervenendo quando uno più ne ha bisogno. Sarebbe forse riduttivo definirli semplicemente amici o famiglia: sono l’altra faccia di una stessa medaglia; sono complementari ed è così che la sofferenza, le abilità o la gioia di uno diventano la sofferenza, l’abilità o la gioia di tutti.

Dopo aver scoperto di far parte di una specie umana evoluta chiamata Homo Sensorium, il cluster indagherà sempre più a fondo su Whispers e la BPO e sui motivi per cui vogliono eliminarli e scoprirà che i sensate nel mondo sono molto più di quanti pensassero. A questo si affiancano le storie personali di Nomi, Lito, Will, Wolfgang, Riley, Kala, Capheus e Sun, vero punto di forza dello show.

Nomi continua ad essere in fuga dall’FBI ma ritrova un po’ di pace con il riavvicinamento alla sorella e alla famiglia e ha sempre al suo fianco l’amata Amanita e l’amico Bug, hacker un po’ folle e completamente adorabile, a cui ormai bisognerebbe dare lo status di sensate ad honorem. Bug è stato una vera e propria scoperta: buffo e stralunato, con tempi comici perfetti. Un altro personaggio che dobbiamo ringraziare per molti irresistibili intermezzi comici è il mio amato Lito, che ci regala davvero alcune scene memorabili (una su tutte: la citazione a Da qui all’eternità in cui Lito e Hernando prendono il posto di Burt Lancaster e Deborah Kerr al grido di “From Queer to Eternity”). Ma Lito è molto di più che una bella faccia o una macchietta comica, è forse uno tra i personaggi più complessi. Dopo il doloroso coming out a cui è stato costretto nello speciale di Natale, non è solo la sua carriera a colare a picco ma anche “il suo sogno”. Colpevole di aver disatteso le aspettative stereotipiche del machismo del divo sudamericano, Lito diventa vittima del typecast – riferimento a un problema molto presente nella cinematografia hollywoodiana. Ha la fortuna tuttavia di avere al suo fianco Hernando, aka l’uomo perfetto, e Dani che lo spronano e lo sostengono incondizionatamente dando vita a quella che è in tutto e per tutto una famiglia anche se non nel senso tradizionale.

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Poi ci sono Will e Riley, in fuga da Whispers e vero motore della trama legata alla questione dell’homo sensorium e della BPO. La loro vita da nomadi braccati e alla deriva trova finalmente un freno quando piano piano Will riesce a carpire i punti deboli di Whispers e a sferrare il proprio attacco, ma la loro felicità è minata da una missione pericolosa che Riley è costretta a portare avanti e dal senso di colpa che Will prova per aver abbandonato suo padre. Will rischia di essere divorato dalla dipendenza dalle droghe che tengono lontano Whispers, dal senso di colpa e dalla frustrazione che una vita braccata comporta, ma ancora una volta è proprio il cluster a prendersi cura di lui quando lui non ne ha le forze.

L’amore è un ponte e non un muro, se gli permetti di crescere” dice Capheus e questo è proprio ciò che loro otto sono l’uno per l’altro: un ponte che connette e che si tende perché nessuno sia mai da solo quando gli serve aiuto. Quando le loro mani si toccano, le loro anime si intrecciano. Capheus è un personaggio dolcissimo, con un grande cuore e sempre in cerca dell’onestà e della giustizia. È ingenuo, ma coraggioso e il percorso che intraprenderà nella seconda stagione lo metterà in pericolo, ma ci dà anche un’idea di quanto potenziale abbia questo personaggio sempre pronto a difendere il suo popolo.

Poi c’è Sun che, in prigione per un crimine che non ha commesso, continua a rischiare la vita. Sun è una donna forte e indipendente, ma anche profondamente sola e stanca di rincorrere un passato famigliare che la tormenta, in una società – rispecchiata dal personaggio del fratello – che la vorrebbe togliere di mezzo. Ma Sun è “un Terminator” e sono certa che troverà un modo per riprendersi la sua vita e ciò che le è caro – in primis la sua cagnolina.

Ultimi ma non ultimi ci sono Kala e Wolfgang, che mi uccidono ogni volta che compaiono in scena. I loro personaggi e il loro rapporto mi piacciono così tanto che quasi fa male. Wolfgang non riesce proprio a stare lontano dai guai e questa volta la posta in gioco è più alta che mai e Kala è divisa tra ciò che vorrebbe essere e fare e ciò che la società le impone di essere e fare, compreso il ruolo di moglie di Rajan. Rajan è un personaggio che non mi dispiace e credo che in fondo Kala sia anche affezionata a lui, ma il rapporto che è ha con Wolfgang è per quanto mi riguarda il più bello di tutta la serie. È più forte di me ma quando sono in scena insieme, così diversi eppure così complementari, non posso fare a meno di avere gli occhi a cuoricino e un sorriso ebete stampato in faccia. E poi il piano di Wolfgang se le cose si mettono male è il Piano India, ma di che stiamo parlando!

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Tra scene girate al Rijksmuseum di Amsterdam o al Gay Pride di Saõ Paolo, sequenze corali che sono vere e proprie coreografie (kudos ai montatori!), colonna sonora perfetta e fotografia capace di scaldare il cuore o togliere il respiro, Sense8 si riconferma anche uno show di altissimo livello tecnico.

E se dovessi descrivere Sense8 con una seconda parola? Importante. Anzi importantissima. E non lo è solo per i temi che tratta o per come li mette in scena, ma anche per il messaggio che ogni episodio trasmette. “Non c’è posto nel mio cuore per l’odio” recita il titolo di un episodio ed è proprio questo che forse dovremmo imparare: accettazione, condivisione, gentilezza. Se “la fortuna ci ricorda quanto può essere bello il mondo” a me è Sense8 che lo ricorda. In mezzo alle immagini di tanta bruttezza da cui siamo costantemente bombardati, una serie come Sense8 – mettendo in scena un legame così profondo e vero tra otto persone, seppur fittizie – ci ricorda che la bellezza salverà il mondo. Quella Bellezza di cui parlava anche Dostoevskij: la Bellezza dell’arte, la Bellezza dell’amore condiviso con il dolore. Sarebbe bello che una semplice serie tv potesse insegnarci che la diversità e l’unicità sono un pregio, che la tolleranza è necessaria e che la condivisione e che “il coraggio è contagioso”.

Io sono un’entusiasta di natura ma probabilmente avrete capito che nulla mi fa provare empatia come questo show. Quando guardo Sense8 divento parte del cluster anche io: divento una dj islandese, un poliziotto di Chicago, un’hacker di San Francisco, una donna d’affari coreana, un attore messicano, un autista keniota, uno scassinatore di Berlino e una chimica indiana. I miei bellissimi moschettieri, uno per tutti e tutti per uno.

Mentre incrociamo le dita per un rinnovo, non dimenticate di passare dalle affiliate Wolfgang & Kala – Thank God for Gravity |S e n s a t e. ϟ |Jamie Clayton Italia | Sense8 • I am not just me, I am also a we.

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