RECENSIONE Prison Break 5×01

Prison Break RECENSIONI SERIE TV
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Tutto mi sarei aspettata, tranne che scrivere una recensione su Prison Break.
Mi aspettavo tutto, fuorché un revival su questa serie che sembrava archiviata da anni, lasciata su Netflix come rewatch per i più nostalgici.
Poi Wentworth e Dominic si riuniscono in Legends Of Tomorrow, e perché no, propongono alla Fox il revival, che alla fine accetta e mette in piedi il progetto, composto da nove episodi, ed è così che dopo otto anni Prison Break torna sugli schermi, a farci compagnia.
Diciamo che le mie aspettative erano piuttosto alte, i mille trailer sembravano così adrenalinici che non vedevo l’ora andasse in onda.
Questo primo episodio non è stato male, perché credo che la parte emotiva abbia preso il sopravvento sul resto, anche sulla trama, che forse è stata leggermente veloce, ma con nove episodi cosa si può pretendere?
Credo che il ritorno dei nostri beniamini sia la cosa che più ho amato, guardando l’episodio con gli occhi a cuoricino.

Prison

Prison Break ci ha messo davanti a due modi di affrontare il dolore, nello specifico rappresentati da Lincoln e Sara.

Lincoln è ancora devastato dalla morte del fratello, e ha ripreso la vita di prima, la vita che Michael non avrebbe mai approvato, nonostante tutto.
Ha lasciato Panama (e credo anche Sofia) e ha ripreso a fare una vita scostante, fatta di debiti e fughe.

Sara ha ricominciato, per se stessa e per il figlio suo e di Michael, sposandosi con un uomo che può essere etichettato come perfetto, forse perché è in grado di convivere con la figura di Michael, ancora prepotentemente presente nella testa di Sara ed idealizzata dal bambino.
Sara è andata oltre, imparando a convivere con il dolore per aver perso quello che è stato l’amore della sua vita.
E credo sia proprio per la fatica fatta per andare avanti che non vuole accettare che lui sia vivo, specie se la notizia arriva da T-Bag.

Che poi, perché proprio alla persona meno affidabile della serie? Perché proprio T-Bag?
Non è stato un personaggio che ho amato particolarmente, spero soltanto di ricredermi con questa stagione, anche se sono dell’idea che chi nasce tondo non morirà mai quadrato, nemmeno se ha una nuova mano ultra moderna.

Credo che dietro a questo meccanismo articolato possa esserci solo ed esclusivamente Michael, perché è l’unico personaggio da noi conosciuto in grado di architettare una cosa del genere, con queste frasi così criptiche.

La cosa che sostanzialmente ci resta da capire è come diavolo ci sia finito Michael dalla tomba allo Yemen, perché il tragitto è bello lungo.
Ma soprattutto, Michael mio, perché mi fai soffrire così Lincoln che si è fatto il giro di mezzo mondo per trovarti?
Cosa si sta architettando il nostro Scofield?

Questo Prison Break è diverso dalle precedenti quattro stagioni, perché stavolta non conta solo evadere da Fox River o da Sona, per citarne due, stavolta l’evasione riguarda un paese intero.
Dal mio canto adoro come abbiano combinato l’essenza della serie, ossia l’evasione, con un tocco di modernità, ossia il terrorismo e tutte le sue derivate.
Diciamo che mi sembra una scelta interessantissima, se trattata bene.

Ma la vera gioia, va detto, porta i nomi di Sucre e C-Note.
Il primo è stato quel personaggio che fin da subito mi è piaciuto e quello per cui ho fatto il tifo.
Diciamo che, se uno  dopo otto anni dalla morte di Michael, si presenta dicendo che al diavolo i rischi, rivuole il suo migliore amico è soltanto da lodare.
E abbracciare, ovviamente.
Per quanto riguarda C-Note, a me lui è sempre piaciuto, non so nemmeno perché, e il vederlo poco nella quarta stagione non mi era piaciuto per niente, quindi ben venga la conversione e il suo tornare protagonista, perché almeno a me, è mancato.

Che dire, Prison Break promette davvero bene, staremo a vedere se sarà capace di mantenere le aspettative, che ad oggi, sono altissime.

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