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Big Little Lies, il finale. Jean-Marc Valleé: nessuna stagione 2, ecco perchè

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Big Little Lies non avrà una seconda stagione, a rivelarlo è il regista e produttore esecutivo Jean-Marc Valleé in un’intervista con Volture.

Sono passati solo due giorni dalla messa in onda su HBO del season (serie?) finale che – proprio secondo Valleé – rappresenta la chiusura perfetta della miniserie, trasposizione del romanzo omonimo di Liane Moriarty.

Il regista ritiene infatti che la storia abbia raccontato tutto quello che doveva: l’adattamento ha seguito le vicende del romanzo senza lasciare vere aperture, sebbene i personaggi, per come costruiti ed interpretati – Reese Witherspoon, Laura Dern e Zoë Kravitz forse più tra tutte hanno reso il meglio -, ci farebbero desiderare di approfondire le loro vite.

Questa, in realtà, potrebbe essere davvero un’ottima notizia: è  un’era, questa, in cui la qualità dei prodotti viene spesso intaccata dalla contesa di pubblico e critica da parte dei diversi network e produttori, che così finiscono per estremizzare il successo ottenuto dilatando e smagliando le trame fino a rendere irriconoscibile l’anima della storia. HBO – che è la prima rivale di se stessa – soprattutto da quando deve difendersi dalla forza inarrestabile di Netflix – potrebbe quindi, questa volta, fare davvero un passo indietro e mettere un punto fermo ad un racconto costruito egregiamente fino all’ultimo episodio.

Da parte sua Nicole Kidman, al contrario, manterrebbe ancora aperta la possibilità di una seconda stagione nell’ipotesi di una collaborazione tra la stessa autrice del romanzo e lo sceneggiatore della serie David E. Kelley: le conseguenze di ciò che è accaduto, di questo senso di pace e liberazione che ci è stato trasmesso dall’ultima sequenza del finale, potrebbero essere un motivo per approfondire il legame creatosi tra queste donne, e soprattutto madri, estremamente complesse.

Ma sono tante le ragioni per cui ci sentiamo di stare dalla parte di Valleé, ne elenchiamo solo alcune:

  1. la rivelazione sia della vittima che dell’assassino: è stata rimandata fino all’ultimo momento ma è una rivelazione completa.     La scelta che ha permesso alla serie di mantenere viva la suspense è stata quella di servirsi di un meccanismo già utilizzato ma con un intento inaspettato quale l’alternanza su doppio filo temporale della storia che abbiamo seguito progressivamente con i flashforward del delitto (anzi dell’indagine) finale. Le anticipazioni avrebbero potuto rivelarci qualcosa ben prima e, invece, la scelta è stata quella di lasciare tutto fino all’ultimo istante quasi come se non fossero esistite tranne che per influenzare negativamente il giudizio sulle protagoniste, ponendole tutte in possesso di un movente.
  2.  il bullo della scuola è stato smascherato e la storia non fa pieghe, non è sorprendente ma giusta e l’immagine che ne esce dei bambini è comunque pulita come deve essere: chi siamo, fin da piccoli, non dipende mai dal DNA ma dal contesto in cui viviamo e dalle influenze negative che assorbiamo e, allo stesso tempo, non è sempre così perché ogni personalità è diversa e con una predisposizione unica di fronte a cosa- e chi – ci circonda.
  3. Jane (Shailene Woodley) rivendica la sua vita e quella di suo figlio: l’uomo che l’ha violentata – e da cui è nato Ziggy – è stato punito, forse un po’ banale la scoperta ma almeno non ci lascia con un punto interrogativo. In più decadono i sospetti su Ziggy: non è lui il bullo e si dimostra esattamente un bambino dolce e sensibile che, anzi, riesce ad attirare la simpatia dei propri coetanei proprio per la sua indole da amico fedele. Jane ha fatto un buon lavoro su suo figlio, gli ha dato insegnamenti e principi e la genetica non c’entra nulla.
  4. Madri e figli. Non solo le tre protagoniste – Madeline, Jane e Celeste – ma anche Renata e Bonnie concorrono a completare il percorso della serie: è un finale chiuso in cui cinque donne diverse per personalità e background  e demonizzate dalle rivalità, mettono in scena le proprie insicurezze, dichiarano le proprie debolezze e si aprono alla comprensione reciproca. Sono madri, e se tutto ciò che una madre vorrebbe è proteggere i propri figli allora alcuni atteggiamenti sono quasi leciti, soprattutto se poi se ne assumono peso e conseguenze: è in questo modo che le tensioni decadono e le protagoniste si alleano in un finale toccante in cui diventano quasi un personaggio unico, come diverse sfaccettature di una stessa pietra. Anche i bambini ritrovano la propria armonia beneficiando della spensieratezza che durante l’infanzia è importante ma, soprattutto, dovuta.

Nel complesso è una storia che punisce chi merita di essere punito, supera i pregiudizi e promuove l’empatia con chi ci sembra estraneo, e non ci dispiace affatto l’idea che tra tante produzioni a lungo termine possiamo ogni tanto godere di un prodotto bello e ben rifinito in pochi episodi, da riguardare in un secondo momento.

Quindi,  se Jean-Marc Valeé rivela che lavorerebbe di nuovo con Kidman, Witherspoon e tutte le donne del cast ma non per una seconda stagione della serie, a noi va benissimo così. L’ultima parola spetta però al network.

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