Jason Isaacs parla del suo ruolo in ”La cura del benessere”

CINEMA INTERVISTE ORIGINALI
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Jason Isaacs (per chi non lo conoscesse, Lucius Malfoy di Harry Potter) è ormai ovunque! L’attore inglese ha parlato del suo personaggio in La Cura del Benessere: Heinrich Volmer. 

Ma di cosa parla il nuovo film con Jason IsaacsLa cura del benessere?

Lockhart è un ambizioso giovane, mandato ad incontrare il promotore finanziario della sua azienda in una misteriosa SPA. Per questo incarico, è costretto a recarsi in una località remota sulle Alpi Svizzere.
Tuttavia, il giovane si renderà presto conto che i trattamenti miracolosi della spa non sono quello che sembrano e rimarrà intrappolato nel centro. Tale situazione metterà a dura prova la sua salute mentale quando scoprirà di essere stato contagiato dallo stesso malanno che ha colpito gli altri ospiti. 

Jason Isaacs è quindi stato intervistato per scoprire di più sul suo storico passato da ”cattivo” e come Ian McKellen abbia cambiato la sua vita

-Hai già interpretato figure antagoniste prima, ma all’inizio del film, il personaggio di Heinrich Volmer sembra angelico, sempre sorridente. E’ stato un tassello importante nella tua interpretazione?

-Ho voluto fare ciò che fa il film, ovvero far riflettere gli spettatori, non inclinarmi troppo su un lato o sull’altro. E’ un leader molto carismatico di ciò che sembra quasi un culto. Ma queste sono persone che cercano una pausa dalla vita moderna. Sono capitani d’industria, ma hanno bisogno di un leader forte ed Henrich ha la convinzione di poterli aiutare. E’ come un piccolo feudo in cui lui è un dittatore benigno. E’ difficile per lui quando si trova faccia a faccia con Lockhart, in quanto non era preparato a ciò. Cerca di rimanere calmo, benevolo, da bravo padrone di casa, ma per lui è difficile. Non sa come comportarsi quando un po’ di New York arriva sulle Alpi Svizzere. 

-L’accento che usi nel film è così particolare…

In realtà ho incontrato una persona, un austriaco che aveva frequentato le scuole pubbliche in Inghilterra. Doveva essere un nobile di nascita. Non volevo somigliare a un qualunque antagonista tedesco, così ho voluto dargli una spruzzata di aristocrazia europea. E’ a suo agio con tutte le lingue che parlano i suoi ospiti. Io amo gli accenti, li trovo divertenti. Ci sono un paio di vocali che le persone tendono a sovracompensare quando provano a parlare come se fossero nati nelle campagne inglesi. I visitatori stranieri che si recano a Eton, o chiunque di queste scuole, tendono ad avere accenti un po’ strani. 

Inoltre, i tedeschi hanno un vocabolario più ampio di quello inglese, possono usare 7 parole per un concetto mentre noi ne usiamo una. Quindi c’è quest’idea che lui potrebbe avere un leggero accento tedesco, ma in realtà la sua conoscenza dell’inglese – e il modo di dire una cosa che può significare altre dieci cose – surclassa ogni suo ospite americano. Volevo che avesse il controllo. Il pubblico deve sentire che quello è il suo posto, stampato a sua immagine. Volevo essere irremovibile. 

-C’è una lenta costruzione di una paranoia per tutto il film, ma nulla di quello che fa Volmer è apertamente ostile. Qual è stata la sfida più grande del dover interpretare questa sottile dinamica? 

Quando interpreto personaggi antagonisti che sono vagamente o completamente antagonisti, non voglio mai strizzare l’occhio al pubblico. Non voglio mai sporgermi dalla telecamera, o accarezzarmi un paio di baffi invisibili. Voglio fare cose che sono credibili per me. 

Le sfide esistono per rendere il tutto reale. Si tratta di un realismo accentuato. Questo film e il modo in cui Gore l’ha realizzato, rende ogni fotogramma come un poster. L’altro fattore difficile è stato questo: stavamo girando in un edificio più infestato della Germania. Eravamo a Beelitz, l’ospedale in cui Hitler è stato curato dopo la seconda guerra mondiale. Era un complesso di edifici usati come ospedale, ma anche come un villaggio psichiatrico dove i disertori venivano mandati per essere lobotomizzati. E’ stata sede di numerose stragi e ogni tipo di cose nefande. La vera sfida non era filmare le scene, ma era il vedere me mentre camminavo nell’oscurità. 

-Abbiamo pensato che fosse interessante vederti recitare in La Cura per il Benessere nel ruolo di un misterioso scienziato, dopo la tua interpretazione in The OA, i quali sono simili per certi aspetti.

Quest’anno ho fatto due lavori di cui è molto difficile parlare! E’ un po’ sfortunato che stiano uscendo tutti assieme. Non li ho girati tutti assieme. Ho quattro/cinque film che dovrebbero uscire tra poco. Non voglio sembrare scettico, ci sono stati molti anni in cui non avevo niente in uscita, ma sto venendo fuori come bus sotto la pioggia al momento. 

E’ un po’ un peccato che ci siano due scienziati. Ciò che non hanno in comune è che i pezzi sono così diversi gli uni dagli altri, così come i temi. Uno è uno scienziato tedesco che mette su un centro benessere. L’altro è…sono un po’ restio a parlare dell’altro. Anche se lo vedo come un eroe! Ma sono l’unico che la vede così, nemmeno il mio cane è d’accordo con me. 

Dubito che ci sarà un sequel di “La cura per il benessere”, ma mi auguro che su “The OA” ci sia qualcosa in più da dire. Come tutti gli altri, muoio dalla voglia di scoprire cosa succede!

-Stavo cercando di ricordare quando è stata la prima volta che hai interpretato un antagonista…Credo sia stato in Dragonheart…

Oh mio dio, è una chiamata oscura! Credevo stessi andando verso The Patriot!

-Fu la prima volta che fosti chiamato per interpretare un ”cattivo” in un film?

Assolutamente si! Non avevo mai fatto niente di simile prima. Avevo fatto solo “Angels in America” sul palco per un anno a livello nazionale, non avreste potuto avere un contrasto più grande. In effetti, mi è stato offerto qualcosa di simile a “Uncle Vanja”, una sorta di gioco di classe per poter rimanere a teatro a livello nazionale. Una volta stavo facendo un workshop con Ian McKellen – anzi, Sir Ian McKellen. Lui mi vide turbato e mi chiese ”Qual è il problema?” 

Gli dissi ”Mi è stato offerto un ruolo di cattivo secondario in un film che parla di un drago. Ma mi è stato anche offerto un ruolo in un film patriottico”

Riccardo III, che lo aveva lanciato sulla scena nazionale, non era ancora uscito. Lui disse ”Oh mio dio, se avessi di nuovo l’età, interpreterei ogni fottuto maggiordomo, comparsa e miglior amico dell’Inghilterra. Sono un nome familiare qui in teatro e non posso venir meno al mio fottuto Mini. Farei questo, caro.” 

E fu grazie a Ian che ottenni la parte. Andai a Hollywood, ebbi un agente, un gruppo di americani aperti verso la mia carriera, televisione, film e tutto ciò che vi è a seguito. Se Ian non mi avesse detto tutto questo, non so se ce l’avrei fatta. 

Comunque, nel caso ci fosse qualche attore che sta leggendo questo, questo è il modo arbitrario del mondo. Ho ottenuto la parte in Dragonheart perchè un meraviglioso attore britannico aveva già la parte, e mi fu offerto un ruolo in Cutthroat Island. Fecero una valutazione, pensarono che “Cutthroat Island” sarebbe stato un successo e “Dragoheart” un flop, abbandonando il film. Così fecero audizioni per trovare attori con lo stesso petto e lo stesso numero di scarpe, perchè avevano già fatto i costumi. C’era una stretta fascia di attori. E’ così che ho ottenuto la parte. 

-Hai menzionato The Patriot, dove interpretavi il Colonnello Tavington, un cattivo memorabile. Viste le azioni disumane che compiva, è stato molto difficile dare un minimo di umanità al personaggio?

Ho pensato che ci fosse qualcosa di umano in lui. E’ solo un ragazzo che cerca di vincere una guerra. Lui disumanizza i nemici, perchè se non lo fa, non può vincere. Perde la sua anima durante il viaggio. 

Vedi dei momenti con il suo capo, Tom Wilkinson, che furono girate dopo il mio arrivo, dopo discussioni con lo scopo di dargli una backstory. Dalle ricerche è venuto fuori che molti degli ufficiali britannici del tempo erano o secondogeniti che non avevano diritto all’eredità, oppure primogeniti i cui genitori avevano perso la loro tenuta. Si sentivano come se fosse il loro posto nella vita per essere aristocratici, ma non avevano soldi. E se avessero vinto la guerra – erano soliti portare con sè mappe e marcare il territorio che conquistavano, perchè sarebbe stato il loro nuovo immobile. Dunque Tavington è assolutamente devoto alla vittoria, perchè, nel caso tornasse da sconfitto, per lui a casa non ci sarebbe nulla se non la vergogna. 

-Dopo The Patriot, ti sono stati offerti molti ruoli da cattivo?

Sì, a milioni. Probabilmente, col senno di poi, avrei dovuto buttarne giù giusto quattro o cinque e comprare la mia casa, poi esplodere e fare un ruolo. Ma ero giovane e stupido al tempo.

Le parti che sono arrivate dopo erano in parte mal scritte. Al contrario, ho trovato che “The Patriot” fosse incredibilmente ben scritto da Bob Rodat, che ha scritto anche “Salvate il Soldato Ryan”; nonchè diretto benissimo da Roland Emmerich. La maggior parte dei cattivi che mi sono stati offerti, sono demotivati. Fanno cose che le persone non farebbero, per questo al pubblico non piacciono. 

Uno dei motivi per cui Alan Rickman è ancora ricordato come un brillante cattivo non è perchè fosse un magnifico attore, ma perchè il suo personaggio in “Die Hard” vuole denaro. Farà di tutto per avere denaro. Non sta cercando di sorprendere il pubblico. 

Inoltre, Mel Gibson è un grandissimo narratore, come vediamo in Hacksaw Ridge. Una delle cose che portò in The Patriot fu che era disposto ad avere paura di me. Era disposto a farmi spazio sullo schermo. Quando abbiamo girato la scena finale di The Patriot, abbiamo dovuto re-istruire gli stuntman. Il loro primo intento fu quello di farlo sembrare uno spadaccino migliore di me, ma lui vince grazie a volontà e tenacia, non perchè fosse più bravo. C’è voluto molto tempo. Spesso gli attori non sono disposti a mettersi da parte sullo schermo. Ma se porti via il potere da un cattivo, non hai una buona storia. 

-Hai parlato di come Tavington ha perso la sua anima e ciò mi ha fatto pensare al tuo ruolo di Lucius Malfoy in Harry Potter. Lui è esplicitamente dannoso quando lo incontriamo. Tuttavia, lo vediamo crollare gradualmente nel corso della storia. 

Sono stato molto, molto fortunato in quei film. Molti dei miei amici e colleghi hanno interpretato lo stesso personaggio per decine di anni. Ogni volta che tornavo nei film, c’era qualcosa di diverso in Lucius. 

La prima volta che lo interpretai, era terribilmente arrogante. E’ un razzista, crede nel sangue puro, rifacendosi a un momento in cui il mondo era migliore, dove i purosangue governavano il mondo. Non intendo fare riferimenti politici riguardo il mondo moderno, ma non devi guardare troppo lontano per trovare persone la cui ragion d’essere è questa. In particolare le persone con capelli ridicoli come quelli di Lucius. 

Lucius è disperato e tenta di ottenere l’approvazione del suo capo, Voldemort, che tuttavia lo rifiuta. Questo spiega perchè Draco avesse un atteggiamento così da bullo, aveva alle spalle generazioni e generazioni di genitori senz’anima. E’ un vile bullo. Ha paura del futuro, di chi è diverso da lui, paura di perdere il suo status. Tutto ciò per colpa di suo padre. E’ stato un vero e proprio banchetto per un attore. 

-Alla fine del film la vediamo fuggire. Ha un’idea di dove vada?

Lui non ha un posto nel mondo, perchè Voldemort viene sconfitto. Ma non l’avrebbe avuto nemmeno se avesse vinto. Gli è stata tolta la bacchetta a un tavolo con altri Mangiamorte, davanti a sua moglie. Aveva mostrato il suo vero volto davanti al figlio e alla moglie. Alla fine, pone il suo benessere davanti a quello dei suoi famigliari. Non c’è posto per lui in futuro. Sfortunatamente, come nel mondo reale, verrà protetto dai suoi soldi. E così è come funziona il mondo ma, per fortuna, J.K. Rowling non ha scritto quel capitolo. 

-La Cura per il Benessere uscirà presto. E’ un film difficile da descrivere alle persone. Quindi, per favore, prova a descriverlo. 

Sono stato al Sundance festival e ho capito che i migliori film sono quelli dove qualcuno ti dice ”Devi assolutamente vederlo!”. Vai in una stanza buia. C’è silenzio. Vi è uno sfarfallio di luce sullo schermo. E non ho idea di ciò che sta per succedere. Penso ci sia emozione in questo, so che sembra un paradosso, ma è assolutamente bello da vedere, e accadono cose terribili. E’ una grande storia, e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di un’evasione al giorno d’oggi. Tuttavia puoi sempre pensare al mondo reale e dire ”Beh almeno per due ore non sono Dane DeHaan!”

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