Carrie Fisher

Che la forza sia con te, Carrie

CINEMA NEWS
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Il 2016 ha deciso di non smentirsi neanche nei suoi ultimi giorni e ci ha privati di un’altra icona che ha è ha sempre avuto un posto fisso nel cuore di almeno tre generazioni.
Carrie Fisher, la leggendaria Principessa Leia della saga di Star Wars se n’è andata ieri, dopo essere stata colpita qualche giorno fa da un infarto a bordo di un volo che la portava da Londra a Los Angeles.

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Nata a Beverly Hills nel 1956, i suoi genitori erano il cantante Eddie Fisher e l’attrice Debbie Reynolds, che in questi giorni aveva tenuto aggiornati i fan sulle condizioni della figlia. Fin da piccola era sempre stata un’avida lettrice e la sua passione per la lettura e la scrittura è poi sfociata in una carriera non soltanto da attrice, ma anche da scrittrice e sceneggiatrice.

Essendo figlia d’arte, è sempre stata immersa nel panorama artistico e appena ventenne fu scelta per interpretare quello che è diventato il ruolo della sua vita: la principessa Leia nella saga di Star Wars. La saga fantascientifica creata da George Lucas era una scommessa coraggiosa che è stata vinta anche grazie all’iconicità dei suoi personaggi: Luke, Han, Chewbecca e tutti gli altri sono entrati a far parte del nostro immaginario pop e a distanza di quarant’anni ancora non vediamo l’ora che ne esca un nuovo capitolo al cinema.
E in mezzo a tutti questi personaggi maschili c’era Leia: prima cotta per generazioni di ragazzini e esempio da seguire per generazioni di ragazzine.
Giovane, bella, ironica e coraggiosa.

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Carrie ha ripreso il ruolo di Leia lo scorso anno per il settimo capitolo della saga, Il risveglio della forza, e aveva già terminato le sue riprese per il capitolo ottavo. Rivederla nei panni della principessa Organa è stato emozionante e il suo volto sarà per sempre legato a questo personaggio, ma Carrie Fisher ha avuto una carriera lunga e interessante sia in televisione che al cinema. Tra i film a cui ha preso parte anche The Blues Brothers, Harry ti presento Sally e Maps to the Stars.

La sua è stata però anche una vita complicata segnata da una dipendenza da droga e alcol che l’ha quasi uccisa in gioventù e che non le ha dato tregua neanche in anni più recenti e dal disturbo del bipolarismo, che lei stessa ha definito come “una sfida che richiede molto coraggio” e che quindi bisogna “essere fieri, non provare vergogna”.
È sempre stata molto attiva nella sensibilizzazione ai disturbi mentali e per quanto riguarda la propria dipendenza ne ha parlato in chiave semi autobiografica anche nel suo primo romanzo Cartoline dall’Inferno da cui nel 1990 è stato tratto un film, sceneggiato proprio da lei.

Nel 1983 Carrie sposò il cantautore Paul Simon e dopo la fine del loro matrimonio iniziò una relazione con l’agente Bryan Lourd, dal quale nel 1992 ha avuto la figlia Billie, anch’essa attrice, che abbiamo visto in Il risveglio della forza e in Scream Queens.

Carrie Fisher oltre a tutto questo era anche una donna estremamente spiritosa e divertente, che aveva sempre la battuta pronta e che era in grado di zittire haters e troll con un semplice tweet, come quando era stata accusata di non essere invecchiata abbastanza bene. Amava partecipare alle convention con i fan e i suoi colleghi e agli eventi portava spesso il suo inseparabile cagnolino Gary.

Coraggiosa, forte e consapevole delle proprie debolezze, sarcastica, ironica, divertente: questa era Carrie Fisher. Anche quando si trattava di parlare della morte. Nel suo libro Wishful Drinking, scriveva che il suo necrologio sarebbe dovuto essere “annegata nel chiaro di luna, strangolata dal mio reggiseno”.

Carrie Fisher era una vera e propria icona, tanto quanto lo è Leia. Forse anche di più.

May the Force be with you, Princess.


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