#nostalgiaisback03 – Marvel’s Daredevil: cinque motivi per recuperarlo

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A meno che non abbiate vissuto per due anni in un’isola in mezzo al Pacifico come i protagonisti di Lost o in qualche regno fantastico dove il wifi non prende, sarete sicuramente a conoscenza della rivoluzione che Marvel e Netflix hanno portato nel mondo dei supereroi del piccolo schermo quando, poco più di un anno fa, hanno regalato al pubblico internazionale quel gioiellino che è Daredevil. Giunto alla sua seconda stagione e già confermato per la terza, Marvel’s Daredevil fa parte di quel progetto che accanto all’uomo senza paura vede schierati, nella lotta contro la criminalità di New York, Jessica Jones e i prossimi Luke Cage e Iron Fist, con i quali darà vita all’attesissimo crossover The Defenders, previsto per il prossimo anno.

Se ancora non avete visto Daredevil, non solo vi perdoniamo, ma facciamo di meglio: vi diamo i 5 motivi per cui dovete assolutamente recuperarlo! Pronti? Let’s go!

  • ANTIEROE COMPLESSO E UMANO: Matt Murdock è un avvocato ed è cieco. A 9 anni, durante un incidente, delle sostanze chimiche sono entrate a contatto coi suoi occhi e lo hanno privato della vista, potenziando però gli altri suoi sensi. Matt ha trovato un senso alla sua vita mettendo le sue abilità a servizio della gente, vigilando in segreto sulla vita del quartiere di Hell’s Kitchen. Daredevil però non è un supereroe: è un antieroe, è soprattutto un uomo. Un uomo solitario, incapace di avere legami stabili per paura di perdere le persone che ama, un uomo che si è fatto da solo, che è cresciuto da solo dopo la morte del padre; un antieroe giusto ma capace di spietatezza, diviso tra la sua fede cattolica e ciò che considera unica via di salvezza per la sua città. Matt ha paura ed è pieno di dubbi ed è questo suo essere così profondamente umano che lo rende eroe. È un angelo che teme di essere un diavolo, è un diavolo che lotta per essere angelo: è metà angelo, metà demone. Un santo, un martire e un salvatore che finirà per essere solo e ferito. Daredevil è ben lontano da essere una personificazione in chiave manichea del bene e del male e questo, dal punto di vista di noi spettatori, è il suo punto di forza.

  • TONI CUPI E QUALITÀ STILISTICA: I toni cupi e la complessità del protagonista si amalgamano perfettamente nella messa in scena della serie. Daredevil e New York si influenzano a vicenda, mescolando i propri lati migliori e i propri lati peggiori, dando vita a un prodotto che è pensato per un pubblico adulto. Il risultato è una serie notevolmente più adulta e matura dei prodotti che hanno fatto la fortuna dei supereroi in tv e al cinema. La maggiore libertà di cui gode Netflix crea un contesto più adulto non solo dal punto di vista dei protagonisti e della storia, ma anche dal punto di vista tecnico. La sceneggiatura è serrata e ben scritta, i dialoghi sempre incisivi, i personaggi, sia principali che secondari , ben caratterizzati e portati sullo schermo magistralmente. Fotografia e ambientazioni, sempre avvolte dall’ombra, immergono lo spettatore in un nero angosciante e claustrofobico che rimanda alla cecità del personaggio. Le scene di combattimento sono ottime e capaci di tenere col fiato sospeso; lo stile registico è diretto e preciso e ci regala due long take, uno per stagione, che sono manna dal cielo. Potete vedere qua sotto quello della prima stagione:

  • WILSON FISK: Elemento fondamentale per l’ottima riuscita di Daredevil è Wilson Fisk, nemesi di Matt Murdock e colui che tiene in pugno la città, interpretato da un immenso Vincent D’Onofrio. D’Onofrio ci regala un’interpretazione da brividi che lascia senza fiato e coglie in profondità la doppia natura del suo personaggio: glaciale e agghiacciante negli scatti d’ira, ma capace di grande affetto e amore incondizionato verso l’amico James Wesley e l’adorata Vanessa. Fisk è un uomo solo che teme la solitudine, che si sente smarrito come un coniglio bianco in una tormenta di neve ma che trova l’unica quiete possibile in questa condizione. Alle spalle ha un passato difficile, che non riesce e non può abbandonare. Vorrebbe essere il buon samaritano che salva la città, ma non è altro che il brigante che la porterà alla rovina. Lui sì, vorrebbe essere un angelo ma non è altro che un demone. E uno dei passaggi più alti per quanto riguarda questo personaggio è proprio il momento in cui Fisk prende coscienza di questa sua condizione: il suo destino non è salvare la città, il suo destino è trascinarla con sé nella dannazione. Fisk e Murdock non sono altro che due facce della stessa medaglia.

  • THE PUNISHER: The Punisher, al secolo Frank Castle, fa la sua comparsa nella seconda stagione della serie. È un ex marine che dopo aver visto massacrata la propria famiglia durante uno scontro tra gang rivali ed essere rimasto lui stesso gravemente ferito, decide di ergersi a vigilante della città. Se l’intento è lo stesso di Devil, difendere la città dal crimine dilagante, il modo in cui Castle lo mette in pratica è totalmente differente. Castle non ha limiti, è una macchina di morte che uccide senza battere ciglio le vittime designate, quasi fosse una sorta di missione. Ma per quanto colpevole di crimini agghiaccianti e violenza inaudita, noi spettatori proviamo empatia per lui e per la tragedia da lui vissuta e in fin dei conti siamo sollevati di vederlo libero, di sapere che Devil ha un alleato potente là fuori. È nel suo rapporto ossimorico con gli altri protagonisti che il Punitore trova la sua realizzazione migliore. In particolare, è nei faccia a faccia fisici e interiori con Daredevil, o Red come lo chiama lui, che impariamo a conoscerlo. Castle non è la nemesi di Matt, è piuttosto un’altra parte di lui. È ciò che Matt potrebbe essere se non avesse la sua fede cattolica e la sua potente forza morale che gli impediscono di essere un giustiziere spietato. Matt riconosce la profonda affinità che lo lega a Frank e cerca redenzione per lui. Si siede e ascolta la sua storia, si rivolge a lui chiamandolo sempre per nome. Nonostante le divergenze vi è una sorta di rispetto reciproco, di fratellanza. In fondo Frank Castle è una persona profondamente ferita dalla vita, Matt non lo giustifica e non lo approva, ma lo comprende. Il merito di un altro grande e complesso personaggio è di Jon Bernthal (il fu Shane in The Walking Dead) che ha conquistato tutti al punto da guadagnare al suo personaggio uno show stand-alone.

 

  • LE SHIP: Si sa che noi divoratori di serie tv riusciamo a shippare chiunque, in qualunque telefilm. Nemmeno Daredevil ne è esente e nonostante la continua tensione della storia riuscirete a shippare più o meno tutti con tutti. Merito di una caratterizzazione dei personaggi che sotto la patina perpetua di tensione e pericolo riesce a delineare i potenti sentimenti che legano i protagonisti, siano essi di odio, di amore o di amicizia. Daredevil regale tante ship e ancora più bromance!

Speriamo di essere riusciti a convincervi a immergervi nel mondo del Diavolo di Hell’s Kitchen e vi ricordiamo di passare dalla nostra pagina Facebook Bleacheers. Non dimenticate che stiamo cercando membri per ampliare il nostro staff e, chi lo sa, magari sarete i prossimi a recensire uno dei nostri show! (Trovate tutti i dettagli sulla pagina Facebook).

A cura di
Annagiulia