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RECENSIONE Chicago Fire 4×20

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Questi sono gli episodi che adoro di Chicago Fire… Ah già, devo presentarmi, perchè questa settimana la vostra Isabella non c’è e la sostituisco io, Sara, che mi occupo dell’altra serie One Chicago, ossia Chicago Med, ma torniamo all’episodio che di me vi interessa poco.
Come dicevo, quando la compagnia Wolf-Haas-Brandt manda in onda questi episodi, sono in assoluto i momenti che preferisco, perché arrivano dritti al cuore, sia nostro, che dei pompieri della Caserma 51.
Nonostante la tristezza con cui questo episodio mi ha lasciata, sono convinta sia uno tra gli episodi più belli della stagione fino ad ora, anche se mi ha fatto venire un groppo in gola negli ultimi cinque minuti, ma credo che sia proprio questo il bello di Chicago Fire.

Ho adorato quasi ogni parte dell’episodio, ma specialmente i video fatti dal bambino, in cui ogni singolo pompiere della 51 spiegava perché e cosa significava fare il pompiere, con i suoi pro e i suoi contro. Credo abbia trasmesso allo spettatore l’essenza di questo lavoro e cosa si provi veramente a viverlo ogni giorno, concedendoci una parte di storia che forse fin ora abbiamo toccato soltanto superficialmente, quindi sì, mi tocca ammetterlo, ogni tanto gli autori non fan danni ma tirano fuori delle piccole perle. Aspettando, qualcosa di buono arriva sempre.

Io devo dirlo, Kelly in questi due episodi mi ha sorpreso in tutto e per tutto, perché mi aspettavo qualsiasi cosa, fuorché questo.
È stato bollato come personaggio donnaiolo, che ne cambia una a episodio (dopo Erin, una fissa c’è mai stata?), pensavo che anche con questa detective alla prima occasione si sarebbe buttato a pesce, ma con mia grande sorpresa mi ha smentito. Ho visto un Severide maturo, in grado di prendersi delle responsabilità non sue e in grado di gestire situazioni più complesse, cosa che non gli vedevo fare da un po’; seriamente intenzionato a far soltanto un favore alla donna tenendo il figlio in caserma, non ho visto secondi fini a scopi relazionari, anzi, ho soltanto visto un uomo che cerca di far del bene a qualcuno, occupandosi di un bambino, convincendomi definitivamente che se Reneé non fosse stata con un altro, nella lontana prima stagione, Kelly sarebbe stato un buon padre.
Non mi aspettavo ci facessero fuori il detective in questo modo, specialmente perché al bambino manca già una figura paterna, e non appena è stata annunciata la sua morte il mio pensiero è subito corso a questo piccolo nella stanza di fianco, che aspettava ormai invano la mamma.
Il colpo di grazia me l’ha dato la scena finale, in cui tutta la squadra in lacrime guarda un bambino apprendere la triste realtà, ossia che la sua mamma non c’è più.
Mi è piaciuto soprattutto che non abbiano esagerato con le reazioni, perché secondo me il voler per forza negare una realtà è una delle reazioni più vere che potessimo chiedere, senza forzature, e forse il lasciare il cane al piccolo è stata la cosa giusta, una piccola consolazione in mezzo al massimo dolore.
Quindi sì, complimenti a Kelly Severide.

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Parliamo dell’altro tenente di Chicago Fire, ossia Casey.
Sappiate che io ho sempre storto il naso davanti a questa storyline politica, perché la trovo piuttosto insensata, e oggi mi è stato confermato che forse è più d’intralcio che d’aiuto.
Mi spiego: Casey versione politico è un grosso no, perché sarà anche un ottimo tenente, al servizio dei cittadini, ma da qui a fare il politico ce ne vuole. Insomma, vedo Casey intrappolato in una rete da cui sarà difficile uscirne, specie con l’entrata in scena di questa adorabile signorina che risolve problemi a tutti. (Tranne il mio coi nomi, non me ne ricordo uno, chiedo venia.)
Togliendo il fatto che a me questa sa un po’ di gatta morta, e credo che Gabby la pensi come me, infatti marca subito il territorio, chiamiamola scema.
Ecco, apro una veloce parentesi: amo come Fire riesca a gestire lavoro e relazioni, perché in PD questa cosa è una tragedia.
Ma tornando a noi, la storia della mazzetta mi lascia perplessa, perché c’è per forza qualcosa sotto e sospetto centri la nostra cara signorina, ma staremo a vedere.

Fire

Otis si sta comportando da bambino, ecco, l’ho detto!
Che senso ha organizzare cose stratosferiche quando non sai nemmeno se ci arrivi ai prossimi mesi? Io sono dell’idea che bisogna avere le palle per conoscere la verità, e soprattutto per affrontarla.
Ecco, Otis deve ringraziare Brett che gli sta dietro in stile mamma e si preoccupa per lui, perché sennò sarebbe veramente abbandonato a sè stesso.
Che poi, parlando di Brett, sta storia con Jimmy s’ha da fare o no? Insomma, prima ci lanciano l’amo ma poi non c’è nulla di concreto, ehi, ricordatevi anche di questo!
(Che poi questa puntata credo ce l’avessero coi bambini gli autori, perché far bere un bottiglino d’alcool ad una adorabile bimba in tutù rosa è da esseri crudeli.)

Concludo la recensione con due parole su Cruz, personaggio che non ho mai apprezzato più di tanto: credo che il suo sia stato un gesto sia giusto sia sbagliato, ma alla fine ne è valsa la pena, come ogni cosa in Chicago Fire, c’è sempre un buon fine dietro ogni cosa.

È stato un piacere, alla prossima settimana col ritorno di Isa!

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A cura di
Sara