RECENSIONE Chicago P.D. 3×14

Chicago P.D. RECENSIONI SERIE TV
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Eccolo qui, l’attesissimo crossover tra Chicago PD e Law&Order:SVU.
Lo ammetto, io l’ho scoperto all’ultimo e non mi faceva entusiasmare l’idea di dovermi vedere anche SVU, che non seguo, per capirci qualcosa.
Ma ormai è fatta… e in linea generale è stato un episodio carino.
Troppo lento, forse?
Protagonista del crossover è Gregory Yates, ve lo ricordate? Sì, l’assassino di Nadia.
Come già avevo detto, trovo che lui sia veramente uno dei cattivi meglio riusciti e non solo per la psicologia del suo personaggio ma anche per la scelta dell’attore.
Non so voi, ma a me da proprio un senso di viscido allucinante.
Come avrà fatto a infondere fiducia nelle sue vittime, chi lo sa. Io uno così in casa non lo avrei fatto entrare!
Ancora non ho accettato la morte di Nadia e non ero preparata a rivedere Yates, lo confesso. E anche Erin, che ormai ha passato la fase “scatafascio” ma non ha ancora superato la sua morte, si dà ancora la colpa.
Diciamolo, è stata una botta. Ci hanno fatto innamorare del rapporto Nadia-Erin fin dal primo episodio in cui la ragazza è comparsa e vederla andarsene in quel modo è stato un colpo per tutti. Proprio per questo forse ci hanno regalato questo crossover, che chiude il cerchio cercando di darci un po’ di pace.
La prima parte è ambientata a New York, precisamente nel carcere dove si trova rinchiuso Yates. La squadra di Benson sta infatti cercando di riconoscere alcuni resti umani che con molta probabilità sono riconducibili agli omicidi di Yates. Ma non è facile, lui pensa di avere un potere che non ha e non solo richiede insistentemente di parlare con Rollins, appena rientrata dalla maternità ma rende la vita non poco difficile ai detective, che chiedono quindi l’aiuto di Voight per gestire il killer e chiudere alcuni casi che fanno riferimento alla giurisdizione di Chicago.
E che può fare Hank? Manda a New York Antonio ed Erin, l’unica con cui probabilmente Yates avrebbe interesse a parlare, dal momento che era legata alla sua ultima vittima.
Non è stato semplice per Erin, lo sappiamo. Nadia è una ferita ancora aperta e sapere di dover incontrare il suo assassino non deve essere stato semplice…


Comunque sia, Yates si diverte a giocare con i poliziotti, in particolar modo con Rollins e Lindsay perché non c’è nessun altro di cui gli importi. Lui ha un piano ben definito in mente, un piano che comprende Erin prima di tutto.
Ma la situazione cambia quando Yates scappa dalla prigione grazie all’aiuto di un altro carcerato, che si era aggraziato la psicologa della prigione facendosi portare illegalmente una buonissima lasagna ripiena di attrezzi e soldi. Mm.. chi non vorrebbe uno spuntino così?
Parte la caccia all’uomo e mentre  il complice viene quasi subito catturato, Yates rimane a piede libero e raggiunge Chicago, dove comincia a seminare vittime.
La tensione si taglia col coltello in queste scene: Yates è un killer senza scrupoli che si diverte a giocare con le sue vittime e a prendere in giro i poliziotti e la cosa, per Erin soprattutto, è inconcepibile.
Non ammette che lui sia libero di fare del male, non quando l’unico destino che si merita è lo stesso che ha fatto subire a Nadia e a tutte le altre donne che ha ucciso.
Ma la tensione cresce quando Yates comincia a giocare con Erin: dapprima la chiama con il numero della madre (e lei ovviamente non risponde), ma poi le fa recapitare al distretto un pacco contenente un messaggio per lei. Ok, è già abbastanza orrendo che lui abbia ucciso tre donne innocenti ma che abbia tagliato la mano ad una di esse per poi spedirla ad Erin è stato un po’ inquietante.
Ormai è palese che il killer voglia attirare la sua attenzione e Voight drizza le antenne. Così, nonostante le proteste della ragazza, la costringe a restare al distretto fino a quando non arresteranno Yates. In tutto questo, Wolf non ci ha dato nemmeno una scena Linstead. MA COME DIAMINE È POSSIBILE.
Lo so, magari sono fissata io ma ci voleva tanto a infilare una scena di 20 secondi tra i due? Jay sembra preoccupato un decimo di quello che dovrebbe o che ci si aspetta da quello che dice essere il suo fidanzato. Ok la professionalità ma… no.

Erin ovviamente freme, non sopporta che Yates giochi con lei ma allo stesso tempo non vede l’ora di buttarsi a capofitto e fare da esca, se serve, pur di catturarlo.
Dopotutto è quello che ha fatto a New York, sbagliando sicuramente, quando si è avventurata da sola nel bosco alla ricerca del killer, rischiando quasi di essere uccisa.
E’ stata irrazionale, lo sappiamo ma lei è una combattente, fortemente impulsiva se vogliamo, anche se prima di tutto è una ribelle: non sopporta di stare ferma quando c’è gente che rischia la pelle, non sopporta che il killer stia facendo del male per arrivare a lei ma soprattutto non sopporta che Yates sia libero. E’ lei che vuole arrestarlo e beh, quanto la capisco.
Erin è troppo coinvolta nel caso, non ha ancora superato la morte di Nadia e Yates la provoca in continuazione, giocando anche con il suo dolore, sapendo quanto lei tenga alla vita delle persone e quanto teneva a Nadia.
In tutto questo i detective di New York e Chicago fanno finalmente il loro dovere e scoprono che tutte le vittime scelte dal killer sono collegate tra loro. Come Erin aveva intuito ancora nella seconda stagione, lui da la caccia alle donne che gli ricordano qualcuno. E quel qualcuno è sua madre.
Yates infatti è stato dato in adozione dai suoi genitori quando la madre era incinta di tre mesi della sorella. Temendo per l’incolumità della piccola, i coniugi avevano allontanato quel bambino tanto violento e diverso che li spaventava e che loro non sapevano gestire.
Quel trauma però l’ha segnato per sempre e dopo aver seminato vittime che somigliavano alla madre per tutta la vita, arriva a rintracciare la sua famiglia.

Ma arriviamo al punto cruciale di tutta la puntata: Yates si fa vivo con Erin un’ultima volta, dopo averle lasciato tre bigliettini alquanto inquietanti per tutto l’episodio. Approfittando dell’assenza dei compagni, Erin si reca all’indirizzo rintracciato da Mouse e incontra Yates, che ha preso in ostaggio il suo padre biologico nella sua casa di infanzia.
Entusiasta di aver attirato la vittima nella sua tana, Yates gioca la sua ultima carta: minaccia di buttare il padre nel vuoto e cerca di manipolare Erin, entrando nella sua testa e abbattendo le sue difese.
Cosa vuole davvero Gregory Yates? Lasciare la sua eredità ad Erin.
La affronta, la manipola e la costringe ad abbassare l’arma fino a quando non uccide l’uomo e la minaccia con un rompighiaccio.
Tutto il male che ha concepito e seminato nel mondo non sarà mai dimenticato, perché lei diffonderà il suo lascito alla stampa, al mondo e lo porterà con sé per tutta la vita.
Vuole dimostrarle che non sono tanto diversi, che anche lei ha il diritto di vendicarsi per un’infanzia travagliata che non si meritava.
E al primo accenno di attacco Erin gli spara, uccidendolo… e accontentandolo.
Era proprio questo che lui voleva, voleva trasformarla in un’assassina. In questo modo lui non sarà mai dimenticato perché Erin se lo porterà dentro per sempre senza mai riuscire a chiudere con quella faccenda.
Cosa penso io? Erin se la vedrà davvero brutta, ma ne uscirà.


È sbagliato che io mi senta sollevata di essere stata io quella che l’ha ucciso?

Come ha detto la Benson… no. Yates se lo meritava senza dubbio… senza contare che era ciò che voleva lui stesso.
Erin ha affrontato tante cose nella sua vita e questo capitolo deve riuscire a chiuderlo. Non solo per sé stessa, ma anche per Nadia e per le persone che la amano. Nadia è stata vendicata, nel mondo c’è un pazzoide in meno e lei deve finalmente riuscire a perdonarsi per quello che è successo. Non è sola, anzi.. è circondata da persone che le vogliono bene e che sapranno sostenerla a dovere.
Ma Yates era vagamente geniale nella sua follia e ci vorrà più di un bicchiere di bourbon per superare quella storia.
Scena a dir poco fantastica, la tensione e l’adrenalina erano palpabili fin dal primo secondo.
Bravissimo l’attore che interpretava Yates, davvero è riuscito a farsi odiare da ogni cellula del mio corpo e della mia mente.

Interpretazione magistrale anche della Bush, che come sempre riesce a trasmettere alla sua detective il carattere e l’umanità che la rendono tanto unica. La sua espressività ha fatto da padrone per tutti e due gli episodi, facendoci immedesimare in lei per tutta la loro durata, facendoci vedere la sua rabbia, il suo dolore e il suo smarrimento.

Cosa ho adorato?
– Il nostro Voight preoccupato, che ha tirato fuori il lato paterno verso Erin per proteggerla e tenerla fuori dalla portata di Yates. Non ha sentito ragioni, il rapporto padre-figlia era troppo evidente e l’ho amato.

– La Benson, che si è rivelata davvero un’amica per Erin, dandole il suo supporto e comprensione nonostante si conoscano poco e appartengano non solo a due distretti diversi ma anche a due città diverse.

– Voight e Benson insieme. Dai, ditelo che non vi è partita la ship neanche stavolta!


– Erin, cazzuta quanto bella, come sempre.

Cosa non mi è piaciuto?
– Come già detto, la limitatissima apprensione da parte di Jay.


– La scenetta di Adam, che si è avvicinato a Burgess durante l’evacuazione del distretto. Vi prego rendiamolo meno patetico e un po’ più uomo. Ti imploro, Dick, restituiscigli gli attributi e fa’ che capisca quanto è tonto!
– Il ruolo marginale e poco definito di Antonio (anche se è sempre un cocco lui, pronto a preoccuparsi degli altri).


– L’assoluta assenza di chiunque nella puntata. Sì, ok, era un crossover e la trama generale non lasciava molto spazio alle diverse sottotrame, ma vediamo di darci una mossa e smuovere le acque dalla 3×15!

Tutto sommato credo ci servisse concludere questa storia. Ogni tanto i crossover fanno bene e dare modo anche ad Erin di fare pace con sé stessa per quella faccenda servirà sicuramente.
Io vi saluto e vi do appuntamento alla prossima settimana.
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E ancora una volta… R.I.P. Nadia

Nel frattempo voi passate da Bleacheers e dalle pagine affiliate!

A cura di
Denise