RECENSIONE Chicago P.D. 3×02

Chicago P.D. RECENSIONI SERIE TV
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Una parola per descrivere la 3×02 di Chicago P.D.? Potrei utilizzare mille aggettivi ma il primo che mi viene in mente adesso è: ANSIA.
Sarà perché la trama ruota intorno all’assassinio di un bambino, tema che urta abbastanza la mia sensibilità, ma in generale Chicago P.D. mi fa sempre questo effetto.
Sappiamo bene quanto il team di Voight tenga a portare la sicurezza per le strade di Chicago ed è dura vedere che la vittima in questione è un bambino di 8 anni.
Sono tutti tesi e si capisce chiaramente quanto la situazione sia difficile per i genitori, per il quartiere sconvolto dal fatto, e per la stessa polizia, determinata a trovare il colpevole.
Mi ha toccato davvero la scena in cui la sorellina del bambino offre i suoi risparmi come ricompensa per trovare l’assassino, le espressioni di Voight e Antonio da sole hanno esternato il pensiero collettivo del dipartimento: dobbiamo fare giustizia.
Ho temuto davvero che i genitori fossero coinvolti, così come ho trattenuto il fiato quando la madre del bambino ha schiaffeggiato Voight.
No.
Voight non me lo dovete toccare.
Eroe della puntata è sicuramente Antonio, che si è fatto coinvolgere dal caso, ricordandosi e ricordandoci che anche lui ha una famiglia, un figlio che a causa del divorzio vede raramente.
Devo ammettere che sono felice che gli abbiano dato un po’ di spazio, ho sentito abbastanza la mancanza di Antonio nello show, nonostante sia stato presente in tutti gli episodi.
Gli autori hanno focalizzato l’attenzione sulla storyline di Erin e hanno accantonato, a mio parere, gli altri componenti della squadra, che sono diventati quasi personaggi di contorno.
Eh si, per quanto io idolatri la Bush, non posso non rendermene conto!
Per fortuna Erin sembra tornata definitivamente nel team, anche se sappiamo bene che ha molta strada da fare: vive con Hank ora e rispetta le sue regole ma Bunny la tartassa in continuazione di chiamate e si vede benissimo che lei è divisa a metà.
E’ sua madre, per quanto innaturale sia, e chiudere con lei è dura, anche se, d’altro canto, ha un lavoro che ama e una famiglia, quella del suo team, da riconquistare.
Ma parliamo un momento di lei, si. Bunny.
Credevo che gli autori non potessero creare un personaggio peggiore del killer seriale che ha ucciso Nadia, eppure ci sono riusciti.
Mi hanno stupita.
L’egoismo e l’immaturità di questa donna mi lasciano senza parole.
Non capisco nemmeno perché voglia Erin con sé. Cioè, ok che è sua figlia, ma che cosa ci ricava?
Perché si, sono fermamente convinta che lei non faccia niente per niente.
Non solo ha rinfacciato a Erin la morte di Nadia, sputando veleno su Hank, ma ha denunciato il nostro sergente solo per allontanarlo da sua figlia, per ripicca. Non so quanto valga la parola di una tossica contro quella di un poliziotto, seppur corrotto, ma mi da veramente fastidio questo suo comportamento perché dovrebbe essere fiera di Erin, al posto di tentare disperatamente di trascinarla giù con sé.

Anche Alvin ha avuto un ruolo maggiore, come pensavo Michelle è tornata a riscuotere altri quattrini dal genitore, che nonostante lei sia sempre tanto “simpatica”, non le nega.
Pare che Madison McLaughlin sia particolarmente portata ad interpretare il ruolo della ragazzina difficile!
Comunque sia, alla fine sembra che Michelle non sia tanto sicura e decisa come vuole apparire, è sola e in fondo ha bisogno di un padre, spero che i due riusciranno a venirsi incontro, nonostante si conoscano a malapena.

Ci ricordiamo, inoltre, della siringa trovata da Kim nella borsa di Roman?
Ammetto che per un attimo ho pensato male, e sono contenta di essermi sbagliata.
Da bravo poliziotto altruista, Roman si sta sottoponendo ad una cura che aiuterà un bambino con la leucemia, con il quale sembra incredibilmente compatibile.
Personalmente, amo il rapporto tra lui e Kim.


Lei è veramente dolce e tiene a lui, da quando le hanno sparato tra i due colleghi è nata questa amicizia bellissima, si guardano le spalle a vicenda e trovo adorabile il modo in cui Burgess si preoccupa per lui, tanto da chiamare in causa anche il suo bel fidanzato, per farsi aiutare con Roman.

Kim e Adam. Quanto sono belli?

Lui è davvero un altro con lei, non ritroviamo più il ragazzetto insicuro e arrogante della prima stagione, quello intrappolato in un fidanzamento che in realtà non vuole.
Ama sinceramente Kim e questo traspare in ogni suo gesto, a partire dalla sua ribellione a Voight quando lui tenta di coinvolgerla per salvare Jay fino ai sorrisi che le rivolge negli spogliatoi e nelle carezze che le fa quando lei ritrova il cadavere del bambino.

Finalmente è davvero innamorato e non vedo l’ora di vederli sposati, anche se so bene che gli autori non li lasceranno fare senza combinarne una delle loro.

Ultimo appunto, ma non ultimo, il bel triangolo Erin – Jay – Voight.
Si è capito che amo i Linstead, ma che adoro Voight? Il suo fare da padre protettivo stavolta è stato messo da parte e l’ho davvero amato.
Ha chiesto a Jay di stare vicino a Erin, di tenerla d’occhio e lui non poteva dare risposta migliore.
Sempre.

Che si amino a vicenda ormai è chiaro anche ai muri del dipartimento, ma quando lo capiranno?
Voight riuscirà ad accettare del tutto che i suoi due agenti vogliono stare insieme?
Anche se forse è il caso che prima siano loro a capirlo davvero…

Per il momento è tutto, vi ricordo di passare dalle pagine affiliate!
Alla prossima settimana!

– Denise


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