#Sense8Goodbye: Quando una serie regala l’arcobaleno

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 “In the end, we will all be judged by the courage of our hearts.”

Sense8 non è una serie per tutti.
Quando, ormai tre anni fa, fece la sua comparsa su Netflix, ci fu il classico stupore. Si presentava come una serie complessa, esattamente in linea con le sue produttrici, ancora accecate dal successo di Matrix. Era una serie nuova, mai vista prima, con attori bene o male poco conosciuti al grande pubblico. Forse, all’inizio, non ha fatto un gran clamore, ma Sense8 non è questo.

Sense8 non è una serie che ti acceca a prescindere, Sense8 va scoperta e va capita.
È una serie che ha bisogno di tempo, spiegazioni e riflessioni. Ha bisogno di attenzione e cura da parte di chi la affronta.
Sense8 a tratti può risultare “pesante” ma quando finalmente si capisce la magia che ha, tutto il resto scompare.

Sense8

È una magia che coinvolge, che prende lo stomaco e non lo lascia andare.

Sense8 lascia il segno, come nessuna serie è mai riuscita a fare.
Non si tratta di impatto emotivo, di trama interessante, qua si va oltre: Sense8 ti regala l’arcobaleno. Ti prende e ti trascina in questo turbinio di colori, dove non esiste più un “io” ma si diventa un “noi”.

Sense8 include tutte le piccole sfumature che il mondo presenta, dai colori freddi dell’Islanda al calore africano.
Dal caos americano alla filosofia coreana.
Sense8 non lascia fuori nessuno, prendendo tra le sue braccia il suo pubblico e cullandolo fino alla fine.
Con Sense8 forse, si smette di vedere il mondo in bianco e nero.

Questa serie è inclusione.

Ma la cosa fondamentale è un’altra: Sense8 celebra la vita.
Celebra la vita umana con le sue gioie e i suoi dolori, senza mai perdere la compattezza e la speranza. Non è il messaggio contro il bullismo, non è una serie fatta per riflettere sul progresso, è una serie che ti fa sentire meno solo. Sense8 ti spiega che anche quando il mondo è buio, ci sarà sempre chi ti tende la mano riportandoti a vedere l’arcobaleno.Ed è quando nel quinto episodio parte “What’s Up” che ti senti completo.
Senti la felicità scorrerti addosso, uno strano calore nel petto che sorridendo ti fa pensare: “sì, ci sono anche io.” E quando gli otto personaggi iniziano a cantare, forse anche lo spettatore si sente vicino a loro, chi sotto la doccia, chi seduto su un muretto con le cuffie.

“He’s my brother. And not by something as accidental as blood… by something much stronger. By choice.”

Sense8 ci lascia tanto.
Ci lascia con la consapevolezza che fuori dalla nostra cameretta c’è un mondo da scoprire e accettare così com’è, perché è bello a prescindere. Ti insegna che non importa da dove vieni, dove sei cresciuto o in che Dio credi, tu vali tanto quando qualsiasi altra persona. Né più né meno.
Sense8 ti insegna ad accettarti, ad abbracciare il tuo vero essere e a godertene tutti i benefici.
Ti insegna ad amare chi vuoi, senza nessun limite e nessun confine, amando follemente e completamente. Tutti si possono amare, limitare l’amore ad un duo sarebbe stupido. Con Sense8 si conosce l’arte, il nudo fatto per arte e non per views, non banalizzato nè nascosto.Questa serie dimostra la bellezza del genere umano: la connessione che possiamo creare tra noi.

Sentirsi in sintonia con un’altra persona, condividerne la mente e la vita deve farci apprezzare davvero il mondo in cui viviamo.

Sense8 è andato oltre l’odio e le discriminazioni, dandogli poco conto, perché esaltare la vita è molto meglio.

È meglio celebrare ciò che di bello si ha, lasciando parlare gli altri senza sosta, perché l’amore vincerà sempre su l’odio. L’amore è la forma d’arte più pura e questa serie l’ha portato sugli schermi senza precedenti. Ha esaltato ogni forma dell’amore senza mai oscurarne un’altra ed è per questo che questa serie mancherà a tutti. Ha dato tanto senza mai pretendere nulla in cambio, nutrendosi dell’amore dei fan.

Sense8 mi ha insegnato ad essere più ottimista sulla vita e non la ringrazierò mai abbastanza per questo.

“This is what life is: fear, rage, desire… love. To stop feeling emotions, to stop wanting to feel them, is to feel… death.”