Once Upon a time

#OUATGoodbye: Quando una fiaba “muore”

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#OUATGoodbye: Quando una fiaba “muore”

Quando Once Upon a Time iniziò nel lontano 2011 era una novità, unica nel suo genere.

I cartoni e i loro personaggi erano finora rimasti confinati nel loro mondo animato, perfetto e colorato.

Non erano anni di revival, di umanizzazione dei personaggi… certo, la ragazza nel mood Cenerentola esisteva già allora, ma nessuno ha mai realmente vestito quei panni.

Once Upon a Time si è preso l’incombenza di portare le fiabe sullo schermo, ampliarle, crearle.

Horowitz e Kitsis non sono certamente due menti banali: Lost è uscita dalle loro menti e dalle loro mani.

Ma una cosa va riconosciuta, sono umani.

E come ogni umano che si rispetti, il successo risulta troppo brillante, accecante.

Inutile sottolinearlo: Once Upon a Time è stato un gioiello della ABC.

I ratings erano alle stelle, la fanbase esaltata e pronta a combattere per la propria serie, fino a quando non è successo l’inevitabile.

Once Upon a Time

È quando il successo prende il sopravvento che una fiaba muore.

L’avevano capito tutti lì in mezzo, erano solo troppo spaventati di annunciare il flop.

Se n’è accorta Jennifer Morrison per prima, saltando sulla scialuppa prima che fosse tardi: dopo l’enorme successo di House non avrebbe meritato un fallimento.

Così è saltata giù, lasciando la sua Emma Swan nelle mani degli autori e prendendosi la sua vita.

Nel 2017, anno dell’abbandono, sono usciti tre suoi film, di cui per uno è produttrice e regista. Certo, film indipendenti e da festival, ma nel suo stile quasi hippie.

Il 2018 conta quattro film, il 2019 già uno in produzione.

Jennifer Morrison ha riconosciuto quando lasciare affondare la barca, portandole sempre enorme rispetto.

Jennifer si è portata dentro di sé un pezzo di Emma Swan, continuandolo a donare ai fan smaniosi e ormai dipendenti dal suo personaggio.

E i giornali possono raccontarcela quanto vogliono, ma alla fine della sesta stagione non c’è stato un problema di contratti e basta.

Certo, Emilie, Ginnifer e Josh dovevano fare i genitori, Jared l’adolescente normale, ma una serie non si priva mai dei suoi gioielli.

Non si strappa via degli attori se non per racimolare quel piccolo budget per tirare avanti: dopo Jennifer, credo che solo quello di Robert e Lana sia uno stipendio paragonabile.

Credo che negli ultimi anni si sia diffusa la “febbre da Grey’s Anatomy” per la quale una serie deve continuare, anche quando non ha più senso di esistere.

Ed è così che serie tv interessanti e con potenziale muoiono inevitabilmente, crollando sul loro castello fatto di soldi e ascolti.

La fama è una brutta bestia.

Sono poche le serie sopravvissute a questo dramma, chiuse quando realmente era il momento di chiudere e non mille stagioni dopo.

Parlo dei vari CSI, House, serie che hanno fatto la storia della televisione concludendo con ascolti ancora record.

Once Upon a Time forse, alla fine, è diventato troppo reale per essere una fiaba perfetta.

È diventato la rappresentazione umana del tirare avanti contro ogni aspettativa, dei fan innamorati ma scontenti.

È diventata una relazione amore odio, come era successo per The Vampire Diaries giusto qualche anno prima.

E Jennifer è stata come Nina, pronta ad inseguire i suo sogni e non quelli di migliaia di fan.

Once Upon a Time ha calato il sipario e come ogni storia che si rispetti ci mancherà.

Ci mancherà la magia e la capacità di farci sognare e farci tornare bambini.

Adios.