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Cate Blanchett portavoce dei diritti delle donne del cinema al Festival di Cannes

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L’attrice, tra i giudici di questa edizione, ha riunito sugli scalini del Palais più di ottanta donne che hanno fatto la storia del cinema

Il gesto è stato compiuto per rimarcare il bisogno di equità per il lavoro femminile nell’industria cinematografica

Cate Blanchett ha spesso ricoperto il ruolo di ambasciatrice del diritto alla parità delle donne sul luogo di lavoro, e a Cannes non è stata da meno. Durante la sfilata sul red carpet, Blanchett è riuscita a radunare ben 82 donne fra attrici, produttrici, sceneggiatrici e registe etc., per posare sulla scalinata del Palais.

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Quello che solitamente è un momento di caos, si è trasformato in un lungo intervallo di rispettoso silenzio. Puntare i riflettori su tutte queste donne è stato quasi un controsenso a ciò che si è verificato (anche) quest’anno alle selezioni dei film in lizza. Tra i candidati, infatti, non emergono molte firme femminili, nonostante si siano presentate all’appello decine di professioniste del settore.

I numeri che contano 

Nei settantuno anni di storia della rassegna cinematografica, sono stati proprio ottantadue i film diretti da donne considerati per la premiazione, contro le 1.645 proposte maschili ammesse alla candidatura. Sulla storica scalinata del Palais de Festivals et des Congrès anche una delle uniche due donne, insieme a Jane Campion, ad aver mai vinto la Palma D’Oro: Agnès Varda.

A scaturire ulteriori indignazioni è stata la selezione, tra i film in competizione in questa edizione, di una sola pellicola “al femminile” : Girls of the Sun firmata dalla regista Eva Husson.

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Husson ha fatto il suo trionfale ingresso all’interno del Teatro insieme alle attrici che hanno preso parte al film. Il gruppo è stato accolto da una standing ovation degli oltre 2300 presenti, incitati dalla Blanchett e da numerosi registi uomini di fama mondiale, fra cui Pedro Almodovar.

Anche l’Europa in marcia per le donne  

A sostenere la causa della serata è stato il movimento di stampo femminile denominato “5050×2020″, il quale ha pensato di organizzare la “scalinata delle donne” al fine di enfatizzare il concetto di ascesa al successo personale e professionale delle donne. Sul sito ufficiale del 5050×2020 compare una dichiarazione di intenti molto rilevante, di cui riportiamo un breve estratto, tradotto.

“Crediamo che la parità dei sessi possa ristabilire un equilibrio tra le forze. [Crediamo] che la diversità sia un valore aggiunto. Che l’opportunità di lavorare in un ambiente inclusivo e paritario debba essere una norma. Siamo certi che un’equa distribuzione delle forze possa promuovere un profondo rinnovo creativo.”

In linea con le campagne americane #WomenMarch#MeToo, anche la Francia si è quindi fatta avanti per sensibilizzare la popolazione sul tema dell’uguaglianza dei sessi e sui diritti delle donne.

Venerdì scorso a Cannes si è tenuta anche una marcia pacifica delle donne, sostenuta dai principali movimenti ugualitari come Time’s Up U.S., Time’s Up U.K., l’italiano Dissenso Comune, CIMA (Spagna) e il Greek Women’s Wave, dalla Grecia

L’appello a cuore aperto di Cate Blanchett

Prima di dare inizio alla serata di Sabato, l’attrice si è rivolta ai presenti, facendo leva sull’ancora troppo sottovalutato contributo delle donne nella cultura cinematografica.

“In quanto donne, affrontiamo tutte delle sfide personali. Oggi ci troviamo insieme su questi scalini per dimostrare il nostro impegno e la nostra determinazione nei confronti del progresso. Siamo sceneggiatrici, produttrici esecutive, registe, attrici, cinematografica, agenti di talenti, editor, distributrici, agenti di vendita. Tutte coinvolte nelle arti del cinema. […] Gli scalini del successo in questo campo devono essere accessibili a tutti. Iniziamo la nostra ascesa.”

Questo è stato forse il primo, grande evento a livello europeo a mettere sotto i riflettori una tematica tanto delicata quanto importante. Possiamo aspettarci un futuro più “rosa” per il Festival di Cannes e le rassegne a venire? Riuscirà l’unico film diretto da una donna a vincere la Palma D’oro per questa edizione?

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Lucy Dominijanni

Lucetta, classe 1992, innamorata dell'inglese fin da bambina. Mi sono sempre domandata il significato delle parole appartenenti a questa meravigliosa lingua straniera, e ancora oggi continuo a studiarla con passione. Ho frequentato l'Università di lingue e letterature straniere, anche se quasi al terzo anno mi sono resa conto che per il momento l'università non fa per me. Traduco da che ne ho memoria, e sono migliorata anche grazie alla visione di film, interviste e serie tv in lingua inglese con e senza sottotitoli. Ho lavorato in redazioni di radio ufficiali, web radio universitarie e ho frequentato un corso di qualifica professionale presso il Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l'Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo RAI.