Quella volta in cui ho visto Cillian Murphy a teatro e sono sopravvissuta

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Dovete sapere che a volte le gioie arrivano e arrivano inaspettatamente. Quello che state leggendo è il resoconto semiprofessionale di una di queste gioie.

Qualche mese fa ho casualmente scoperto che Cillian Murphy sarebbe stato a teatro a Dublino agli inizi di aprile. Si dà il caso che Cillian Murphy sia uno dei miei attori preferiti (e non solo per la sua magnetica interpretazione di Tommy Shelby in Peaky Blinders) e che io lo reputi in assoluto uno dei più bravi e versatili della sua generazione. Si dà anche il caso che io sapessi già che proprio in quei giorni sarei arrivata a Dublino per un tirocinio di due mesi.

Mettendo insieme queste due cose, cosa avrei mai potuto fare se non tentare di comprare un biglietto per lo spettacolo in questione? La fortuna mi ha assistito e quindi eccomi qui: sono arrivata a Dublino da due giorni appena e ho già avuto l’opportunità di vedere Cillian Murphy recitare dal vivo. E quindi eccomi qui mentre tento di mettere insieme i pensieri e le parole per imprimere nero su bianco la bellezza di ciò che ho visto.

Lo spettacolo in questione è Grief is the Thing with Feathers, adattamento ad opera di Enda Walsh dell’omonimo romanzo di Max Porter. Chiamarlo romanzo è forse improprio dato che è scritto come un’opera teatrale, composta sostanzialmente da una serie di monologhi. Edito nel 2016, ha avuto un grandissimo successo nei paesi anglosassoni portandosi a casa anche importanti premi.

 

 

Grief is the Thing with Feathers è una riflessione cupa e disincantata sul lutto, sul dolore e sulla perdita, ma anche sulla guarigione da esso. Ricco di black humor, è un libretto di appena un centinaio di pagine capace però di riflessioni pungenti e precise. La storia è quella di un uomo, rimasto improvvisamente vedovo e con due figli da crescere, a cui fa visita un enorme corvo che resterà con loro “until you don’t need me any more” – finché non avranno più bisogno di lui.

L’adattamento è fedele e la carica emotiva di Cillian Murphy lo rende un’esperienza immersiva. Murphy interpreta sia il ruolo del Padre che quello del Corvo. Con lui sul palco solo i due bambini che interpretano i figli. Praticamente si tratta di un one man show da 95 minuti in cui Murphy esibisce tutto il suo talento. Non esagero quando dico che vederlo recitare è quasi un’esperienza mistica. Un accappatoio scuro e un microfono per modificare la voce sono gli oggetti tangibili che lo trasformano da Padre a Corvo, ma la sua capacità di passare dalla tenerezza dell’uomo alla follia del corvo è incredibile.

Il padre è fragile, distrutto. Si rivolge al pubblico in una sorta di monologo che è quasi una confessione, una ricerca di aiuto nel superare il lutto. Poi arriva il corvo, questa creatura che si insedia nella loro casa e nelle loro vite e porta scompiglio laddove già c’era solo confusione. E’ un scompiglio che però ha il potere di guarire le ferite. Il Corvo è grottesco e ha un approccio quasi violento – anche verso il pubblico – eppure è di questa scossa che il Padre e i bambini hanno bisogno, non delle belle e inutili parole di amici e conoscenti.

Dato che il Corvo è la personificazione dell’affrontare e superare il lutto, ho apprezzato molto la scelta di affidare il doppio ruolo allo stesso attore. Cillian Murphy cambiando voce e movenze riesce a scivolare senza sbavature e con naturalezza da un personaggio all’altro, sottolineando sempre alla perfezione le caratteristiche che li rappresentano e li distinguono.

Gli occhi più belli d’Irlanda

Ma ora, dopo questo commento serio e professionale, fatemi liberare la fangirl che è in me! Mai avrei pensato di poter avere un’occasione del genere. Cillian Murphy è un attore molto riservato, non lo si vede spesso in giro e anche le sue apparizioni a teatro si possono contare sulle dita di una mano. Capite quindi che quando mi sono resa conto che davvero lo avrei visto non ci potevo credere e non ci ho creduto praticamente fino a ieri sera quando sono entrata a teatro e mi sono seduta al mio posto: terza fila. Terza fila, capite?? 

Per un’ora e mezza ho avuto Cillian Murphy e il suo talento preziosissimo a pochi metri da me. Ero così vicina che riuscivo a vedere benissimo le sue espressioni, le gocce di sudore che gli imperlavano la fronte e persino l’azzurro profondo dei suoi occhi illuminati dalle luci di scena. Non credo di aver mai visto degli occhi così profondi, vivi e brillanti. Non per altro lo definisco sempre “gli occhi più belli d’Irlanda”.

Vederlo recitare dal vivo è una benedizione, è un’epifania. E quando la tensione dello spettacolo termina negli applausi finali e Cillian esplode in un enorme ed emozionato sorriso non si può che sorridere insieme a lui, grati per ciò a cui si è appena assistito.

Io ancora non ci credo. 

Grief is the Thing With Feathers chiude oggi all’O’Reilly Theatre di Dublino e andrà in tournée l’anno prossimo, toccando anche Londra. Se riuscite non perdetelo!

Ah, anche Barry Keoghan, costar di Cillian in Dunkirk, era a vedere lo spettacolo ieri sera. Ecco cosa accade a Dublino!

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Il programma dello spettacolo