#MovieAdvice 07: Baby Driver – Il genio della fuga

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Rieccoci con la nostra rubrica dedicata al cinema e ai film da non perdere!

Edgar Wright, regista della trilogia (cult) del Cornetto e sceneggiatore del divertentissimo Ant-Man di casa Marvel, torna dietro la macchina da presa a quattro anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio La fine del mondo e lo fa con Baby Driver – Il genio della fuga, una action comedy fresca e divertente che intrattiene per tutti i 115 minuti della sua durata.

Baby è un giovanotto dalla faccia pulita particolarmente portato per la guida. Rimasto invischiato in un affare più grande di lui, fa l’autista per bande di criminali e assicura loro di riuscire a fuggire dai luoghi rapinati senza incappare nella polizia. Le cose si complicano quando conosce la dolce Debora, cameriera nella stessa tavola calda in cui lavorava la madre, e un piano particolarmente complesso rischia di trasformarsi in un bagno di sangue a causa degli individui pericolosi e senza scrupoli con cui Baby si trova a dover collaborare. Insomma, una sorta di Drive ma con la faccia da schiaffi di Ansel Elgort al posto dello sguardo freddo di Ryan Gosling e dialoghi taglienti e umorismo pulp al posto di silenzio e luci soffuse.

Apparentemente Baby Driver potrebbe avere un sapore di già visto e potrebbe sembrare che non aggiunga nulla di particolarmente originale alla sfilza di action comedy che appaiono regolarmente sul grande schermo, ma in realtà ha un qualcosa in più. Porta avanti la sua storia di rapinatori, auto e sparatorie in maniera originale regalando dialoghi acuti e intelligenti che fanno uscire i propri personaggi dalla selva del macchiettismo, in agguato dietro l’angolo.

Il cast è fatto di grandi nomi e questo certamente gioca un ruolo di primo piano nell’ottima riuscita dei personaggi: da Kevin Spacey a Jamie Foxx, da Lily James a un Jon Hamm davvero davvero fantastico. E poi c’è Baby: Baby è assolutamente irresistibile con il suo essere stralunato, ma sempre attento e preciso. Molto merito va a Ansel Elgort perfettamente calato nella parte di questo atipico (anti)eroe da action movie.

L’altra metà del merito è dovuta al fatto che Baby ha una particolarità: ascolta musica in continuazione e soprattutto quando deve portare a termine un lavoro. Al ritmo della musica fa coincidere le sue azioni e le sue manovre e guai a perdere un colpo altrimenti deve ricominciare da capo. Questo suo essere un po’ strano fa sì che la gente per cui lavora sia un po’ reticente nel fidarsi di lui, ma in fondo è il più bravo a fare quello che fa e si vede.

Baby parla poco ma balla, canta, mima la musica e si muove a ritmo e Baby Driver quasi diventa un musical. La musica è la seconda protagonista indiscussa del film. Da The Beach Boys ai Queen, passando per Barry White e Simon & Garfunkel, le canzoni che ascolta perennemente Baby danno il ritmo al film ed è un ritmo fresco e incalzante. Musica e immagini sono amalgamate in un unico ottimo impasto di azione e umorismo.

A dirla tutta nel finale la storia va un po’ alla deriva, ma è una pecca che si dimentica in fretta anche perché si è troppo presi dal ricordarsi tutte le cose che funzionano alla perfezione. Più ancora che il cast e la colonna sonora, ciò che rende Baby Driver un film degno di nota è la regia. Calibrata, pulita, impeccabile e sempre perfettamente legata alla narrazione, la regia di Edgar Wright regala alcune sequenze memorabili e dei movimenti di macchina che sono un gioia per gli occhi (quando vedrete il film ricordatevi della sequenza nella lavanderia). A questo aggiungiamo l’iniziale inseguimento mozzafiato per le strade di Atlanta e il piano sequenza successivo: due coreografie, di diversa natura, tanto affascinanti quanto entusiasmanti. Il gioco è fatto!

Baby Driver – Il genio della fuga, passato in alcuni cinema in anteprima il 9 agosto, sarà in sala a partire dal 7 settembre. Non perdetelo!

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